Riforma Giudicature di pace, «ecco i nostri punti cruciali»

In Ticino ormai da parecchi anni si discute della possibilità di riformare il settore delle Giudicature di pace. Un’istituzione, quest’ultima, le cui radici risalgono all’Ottocento e che, ancora oggi, rappresenta una sorta di unicum nel panorama giuridico ticinese: è infatti l’unica a prevedere l’elezione popolare dei giudici.
Anche nell’ormai naufragato progetto «Giustizia 2018» un gruppo di studio aveva affrontato la tematica, individuando alcune possibili piste da percorrere per riformare il settore. Più recentemente, poi, nella «famosa» risoluzione generale approvata dal Gran Consiglio nell’ottobre del 2024 venivano indicate alcune proposte, che però fino ad oggi non hanno avuto un riscontro ufficiale da parte del Consiglio di Stato. Come noto, però, il neo-responsabile del settore Magistratura (per effetto del tanto discusso «arrocchino»), Claudio Zali, ha annunciato nelle scorse settimane alla Commissione giustizia e diritti la sua intenzione di presentare una proposta di riforma per le Giudicature di pace.
Ora, in questo contesto, le deputate della stessa Commissione, Sabrina Gendotti (Centro) e Roberta Soldati (UDC), hanno inoltrato in queste ore un’iniziativa parlamentare generica, tramite la quale hanno essenzialmente ripreso le principali proposte contenute nella già citata risoluzione generale.
L’obiettivo
«Il nostro intento – spiega Gendotti al Corriere del Ticino – è quello di collaborare e ci rallegriamo del fatto che il nuovo responsabile politico del settore abbia comunicato l’intenzione di presentare a breve un messaggio sulla riforma delle Giudicature di pace». Allo stesso tempo, aggiunge la deputata del Centro, «con la collega Roberta Soldati abbiamo voluto mettere nero su bianco quali sono, secondo noi e secondo la risoluzione approvata dal Parlamento lo scorso anno, i temi cruciali che vanno affrontati nella riforma».
Le proposte
Punti cruciali che, appunto, vengono evidenziati nell’iniziativa parlamentare. A partire dalla necessità di «un’importante riduzione del numero dei circoli, mantenendone però la presenza nelle zone periferiche del Cantone». Un tema, questo, discusso da tempo. E questo perché, in estrema sintesi, oggi come oggi sono presenti 38 circoli in Ticino, ma la situazione è parecchio eterogenea: alcuni circoli rappresentano 600 persone, altri fino a 32 mila persone. E per questo motivo la politica mira a ridurne il numero con l’obiettivo, anche, di riequilibrare la situazione tra i vari circoli.
Il secondo punto evidenziato nell’iniziativa riguarda poi la necessità di «modificare il sistema di remunerazione, in particolare abolendo la possibilità per i giudici di pace di incassare le spese e le tasse di giustizia».
Il terzo punto, infine, riguarda la necessità di «una maggiore professionalizzazione dei giudici di pace, che dovranno avere una formazione di base adeguata e specifica». Ad oggi, infatti, i giudici di pace sono gli unici magistrati a cui non è richiesta una formazione giuridica per poter esercitare. A proposito di formazione dei giudici, Gendotti e Soldati nell’iniziativa precisano inoltre di ritenere «insufficiente» quanto fatto fino ad oggi dal Governo, ossia l’organizzazione di corsi di formazione e aggiornamento per i giudici di pace e la possibilità, per questi ultimi, di consultare due pretori. Secondo le iniziativiste, infatti, occorrerebbe «predisporre un vero supporto giuridico indipendente, magari centralizzato, a cui i giudici di pace laici devono rivolgersi imperativamente, tranne nei casi di routine che andranno definiti».
Nell’iniziativa, poi, si menziona anche un altro tema rilevante: l’elezione popolare dei giudici che, a mente delle iniziativiste, «al momento attuale appare opportuno mantenere».
