Ritom, il progetto è a buon punto: «La centrale idroelettrica aprirà nel 2027»

Sono passati più di cent'anni da quando le acque del lago Ritom - immesse in condotte forzate - crearono per la prima volta energia elettrica, sfruttando il dislivello dovuto all'affluenza del torrente Foss nel fiume Ticino. Un progetto, questo, che nacque su impulso delle FFS, interessate a una centrale idroelettrica che alimentasse la linea ferroviaria del Gottardo - in fase di elettrificazione - andando a sostituire così il carbone. È trascorso appunto oltre un secolo - e tanti lavori di ampliamento e ammodernamento - ma oggi un progetto simile (e più ambizioso) è in fase avanzata nel Comune di Quinto, portato avanti dalla Ritom SA (società partecipata al 75% dalle Ferrovie e al 25% dal Cantone Ticino). Cominciati nel 2018, con un'entrata in esercizio prevista per il 2026, i lavori sono in dirittura d'arrivo? Ne abbiamo parlato con il vicedirettore di Ritom SA Edy Losa.
Qualche mese di ritardo
Da una parte le FFS, dall'altra il Cantone Ticino (con l'Azienda elettrica ticinese, AET). Due partner differenti, con esigenze differenti. Ma che il progetto di Ritom SA conta di soddisfare pienamente: una prima turbina, con un generatore da 16,7 Hz, si occuperà dell'approvvigionamento della ferrovia; una seconda, da 50 Hz, alimenterà invece la rete cantonale. Non dal 2026, come inizialmente preventivato, ma presto: «I lavori di montaggio e messa in servizio dei gruppi di produzione e della pompa all'interno della centrale», ci spiega Losa, «procedono secondo programma». Un intoppo, tuttavia, ha spostato leggermente più avanti l'inaugurazione della centrale: «A causa di imprevisti di natura geologica, abbiamo registrato alcuni ritardi nei lavori di scavo e completamento del nuovo pozzo forzato», la condotta chiusa in pressione fondamentale per portare l'acqua dall'alto verso il basso e, quindi, per trasformare l'acqua in energia.
A causa di questa problematica, ci spiega quindi l'ingegnere, «l'entrata in esercizio avrà luogo a tappe: il primo gruppo dovrebbe iniziare a produrre per la metà del 2027 mentre la messa in servizio commerciale completa dell’impianto è prevista per la fine» dell'anno prossimo.
Un progetto da 350 milioni con importanti ricadute
Il ritardo accumulato non influirà sull'investimento complessivo che - precisa Edy Losa - rimane invariato: 350 milioni di franchi da suddividere, come detto, fra i due investitori, FFS e Cantone. Un progetto importante, insomma, come importanti sono le ricadute sul territorio: «La gestione della manutenzione dell’impianto è stata affidata all'AET, che ha già integrato nel proprio organico il personale FFS attivo nella vecchia centrale. Ciò consente di mantenere in Ticino la responsabilità operativa dell’impianto, garantendo continuità occupazionale». L'affidamento della gestione della centrale all'AET comporterà altri vantaggi: «L’inserimento della centrale, ed in particolare del pompaggio, nella rete degli impianti gestiti dall'Azienda elettrica ticinese permette una gestione integrata, con benefici sia sul piano operativo sia in termini di sviluppo professionale del personale». E l'energia così creata contribuirà ad accendere, direttamente, le lampadine di tante abitazioni ticinesi: «AET prevede di valorizzare in favore del Cantone il 25% degli afflussi naturali, pari a circa 38 GWh di energia prodotta dall'impianto all'anno, sufficienti a soddisfare il fabbisogno di circa 8.500 economie domestiche».
E questo senza calcolare l'impatto per le aziende: il cantiere «ha coinvolto oltre 25 ditte ticinesi, svizzere ed estere», con ricadute economiche sul Ticino e sulla Leventina che possono essere considerate «complessivamente positive». Compiuta nel rispetto delle disposizioni della Legge federale sugli appalti pubblici, garantisce Losa, l'assegnazione delle commesse è avvenuta in «piena trasparenza», consentendo così di «contenere le controversie» legate agli appalti «entro limiti fisiologici per un investimento di questa portata».
Lavori collaterali
Un investimento di una certa portata, già. Sommata al progetto di restyling da circa 7,7 milioni della funicolare del Ritom, la centrale idroelettrica è un tassello di un più ampio progetto di rivalorizzazione? «La funicolare del Ritom», ci spiega Losa, «rappresenta un’infrastruttura di primaria importanza per l’operatività degli impianti di Ritom SA, poiché garantisce l’accesso alla diga di Piora in caso di inagibilità delle altre vie di collegamento». Non stupisce, insomma, che la società anonima abbia deciso di investire nel suo rinnovo, e per 5,2 milioni dei 7,7 previsti. «Abbiamo trovato un accordo di collaborazione e finanziamento con il Comune di Quinto, la Funicolare Ritom SA e il Cantone Ticino per la parte relativa alle mountain bike». Un piano «non solo funzionale all’esercizio degli impianti, ma anche orientato alla valorizzazione del territorio» e alla vocazione turistica dell’infrastruttura, «generando maggiori ricadute per l’intera regione».
Un piano ecologico
Navigando sul sito di Ritom SA, salta subito all'occhio lo slogan in home: «La nuova centrale idroelettrica del Ritom nel pieno rispetto dell'ambiente». Sorge dunque spontanea la domanda: che cosa ha fatto la società per minimizzare l'impatto ambientale del nuovo impianto? «Le principali misure di compensazione ambientale realizzate in questi anni (per un investimento totale attorno ai 60 milioni, compresi importanti contributi federali) includono la costruzione di un bacino di demodulazione da 100 mila metri cubi ai piedi della centrale - che consente di regolare i deflussi dell’impianto nel fiume Ticino -, interventi di rinaturazione del fiume Ticino tra Airolo e Rodi, la realizzazione di un lift per pesci all’altezza del bacino di Airolo (volto a ripristinare la migrazione della fauna ittica tra la Leventina e la Valle Bedretto) e numerosi altri interventi di risanamento e rinaturazione degli ambienti circostanti il lago Ritom, nella regione di Piora coordinati con Cantone e Ufficio federale dell’ambiente». Losa sottolinea: «Questi lavori» hanno inoltre permesso di «sfruttare importanti sinergie per migliorare le opere di premunizione del fiume Ticino in collaborazione con il Consorzio manutenzione Alta Leventina e l’Ufficio dei corsi d’acqua».
