Lavoro

Salario minimo da correggere: «Il caso TiSin non deve ripetersi»

Consegnate oltre 12 mila firme per l’iniziativa popolare che vuole rivedere al rialzo la retribuzione sociale - Sirica: «Non è un regalo ai frontalieri ma serve una legislazione più forte» Bourgoin: «Anche lo Stato ne beneficia» - Gianella: «Troppo presto per proporre modifiche» – LE FOTO
© CdT/ Chiara Zocchetti

«Il salario minimo non è sufficiente e il popolo dovrà tornare ad esprimersi sul tema». A poco più di tre mesi dall’entrata in vigore della nuova legge, il dibattito politico sul tema delle retribuzioni in Ticino è destinato a riaccendersi.

PS, Verdi, PC, POP, GISO – assieme ai sindacati UNIA, VPOD e Syndicom – hanno consegnato oltre 12 mila firme per l’iniziativa a favore di un salario minimo sociale, che è dunque riuscita. Il testo, lo ricordiamo, vuole abrogare la possibilità di deroga in caso di CCL e ancorare la soglia del salario minimo alla Costituzione, fissandola a 21,50 franchi all’ora. Una serie di correttivi che per i promotori sono necessari «per correggere la rotta e per aprire un dibattito politico più ampio sul tema dei salari».

«Non vogliamo vendere pozioni magiche. Questa iniziativa serve per i settori a basso valore aggiunto e maggiormente in difficoltà», osserva il co-presidente del PS, Fabrizio Sirica, secondo cui c’è un problema grave nei settori non regolamentati da un contratto collettivo (CCL): «È chiaro che ci vogliono maggiori controlli e una legislazione più forte. L’iniziativa sul salario minimo ci permetterà di discuterne a fondo».

I beneficiari

Il dibattito politico che ne seguirà riproporrà inevitabilmente argomenti già sollevati in occasione delle discussioni sull’iniziativa dei Verdi che ha portato all’introduzione, a dicembre, del salario minimo cantonale. Per i contrari, la legge infatti finisce per agevolare soprattutto i frontalieri. L’aumento proposto dall’iniziativa è un ulteriore regalo nei loro confronti? «Non è vero», replica Sirica. «Tra le 20 mila persone che prendono meno di 21,50 franchi all’ora, ottomila sono residenti. La nuova soglia farà in modo che non si creino posti di lavoro unicamente per frontalieri, mentre i residenti saranno ugualmente concorrenziali. Quello del regalo ai frontalieri è l’unico debole argomento della destra».

«Contro i furbi»

Per la co-coordinatrice dei Verdi Samantha Bourgoin l’iniziativa permetterebbe inoltre allo Stato di risparmiare: «In Ticino un salario minimo è necessario perché ci sono aziende che non vogliono remunerare il giusto i collaboratori, li sottopagano e pretendono che sia lo Stato a versare loro quello che manca per vivere. È necessario fare pressione affinché non si cerchi di fare i furbi».

L’ultima parola spetterà al popolo (a meno che l’iniziativa non venga ritirata): «Il fatto che il testo sia sostenuto da partiti di sinistra e da tre sindacati è un buon auspicio», ha affermato la co-presidente del PS Laura Riget. In ogni caso la palla, ora, passa al Parlamento. Oltre ad esprimersi sulla proposta il Legislativo potrà eventualmente elaborare un controprogetto. Le visioni in Gran Consiglio sono infatti divergenti.

«Mossa azzardata»

«Come si può proporre una nuova soglia salariale se non c’è stato modo di verificare l’impatto di quella appena entrata in vigore?». Per la capogruppo del PLR, Alessandra Gianella, presentare correttivi a poco più di due mesi dall’entrata in vigore della legge sul salario minimo è quanto meno azzardato. «Arrivare con una nuova iniziativa perché quanto proposto fa acqua non risolve il problema. Occorre prima di tutto capire che effetto ha avuto questa misura sui residenti. Il rischio è quello di livellare verso il basso gli stipendi e di perdere posti di lavoro. Per questo motivo prima di procedere con eventuali modifiche è necessario un monitoraggio».

«È chiaro che il tema dei salari va affrontato e ben venga dunque una discussione», è la lettura del deputato leghista Daniele Caverzasio. «Ci sono state alcune distorsioni nel sistema ma un salario dignitoso è necessario. La vera sfida sarà fissare questa asticella al di sotto della quale non si può scendere». Insomma, prima di procedere occorrerà un’attenta analisi in modo da evitare che la «cura» si riveli più dannosa della «malattia». Ancora Caverzasio: «Bisognerà pure capire la situazione del territorio per evitare di danneggiare ulteriormente il tessuto economico, ad esempio plafonando i salari medio-alti dei residenti e alzando quelli bassi dei frontalieri. Come tutte le misure anche questa va calibrata bene».

Di «autogol» e di «proposta populista» parla invece il capogruppo dell’UDC Sergio Morisoli. «Questa iniziativa crea più problemi di quelli che andrà a risolvere. Ogni salario minimo introdotto in Ticino con obbligatorietà da parte dello Stato sarà la retribuzione minima dei frontalieri e massima dei residenti». Per i democentristi, già contrari alla prima iniziativa, quella messa sul tavolo «è una proposta da campagna elettorale che punirà gli elettori ticinesi oltre a innescare una guerra tra frontalieri per l’accesso al mercato del lavoro».

Anche per il capogruppo del PPD Maurizio Agustoni sarebbe più sensato attendere i risultati del monitoraggio previsto dalla legge prime di proporre eventuali correttivi. «L’impressione è che l’iniziativa sia più che altro una reazione alle polemiche sorte attorno ai contratti collettivi conclusi tramite TiSin. Il testo mi sembra inoltre in controtendenza con le dichiarazioni delle parti sociali (sindacati e associazioni economiche) che, nonostante quella polemica, avevano ribadito congiuntamente che la “deroga prevista per i CCL è volta a valorizzare il partenariato sociale, dando tempo alle parti di progressivamente adattarsi ai nuovi parametri salariali previsti dalla legge”. Il salario minimo proposto è peraltro già stato respinto dall’elettorato otto anni fa». Per il deputato popolare democratico «un merito dell’iniziativa è comunque quello di fungere da pungolo alle parti sociali affinché concludano contratti collettivi davvero dignitosi».

«Occorre prima verificare l’impatto sui posti di lavoro»

Presenti ieri a Bellinzona per la consegna firme anche i rappresentanti di UNIA, VPOD e Syndicom. «È il salario sociale più alto a cui si poteva tendere per legge», commenta il segretario cantonale di UNIA, Giangiorgio Gargantini. «21,50 franchi all’ora non è certo un salario minimo che possiamo considerare dignitoso, ma è quello più alto raggiungibile legalmente». UNIA, ricorda inoltre Gargantini, aveva lanciato un’iniziativa di 4 mila franchi al mese quasi 10 anni fa: «Questo salario minimo di 21,50 è inferiore. Ma è comunque il più alto raggiungibile in Ticino secondo il Tribunale federale».

Sul fronte opposto la parte padronale, per cui la nuova soglia del salario minimo solleva più di un interrogativo. «Più si alza il minimo, più aziende saranno coinvolte», commenta il direttore dell’AITI, Stefano Modenini. «Quelle che faranno fatica ad adeguarsi, giocoforza, dovranno trovare compensazioni nelle fasce salariali più alte, dove notoriamente c’è una quota maggiore di residenti».

Dello stesso parere il direttore della Camera di commercio Luca Albertoni, secondo cui «i maggiori beneficiari del salario minimo sono i frontalieri». Albertoni menziona inoltre «il rischio di un appiattimento verso il basso dei salari». Un effetto «che è stato verificato nel settore dell’elettronica, in cui è stato introdotto un CNL». Ad ogni modo, aggiunge Modenini: «La legge prevede già un adeguamento progressivo del minimo salariale». Secondo Modenini la premessa di fondo, però, è un’altra: «La legge prevede una verifica dell’impatto del salario minimo sui posti di lavoro e sull’economia nel 2024». Secondo il direttore dell’AITI, «sarebbe quindi più opportuno attendere i risultati del monitoraggio prima di introdurre nuovi correttivi». A fargli eco Albertoni: «Non ha senso cambiare queste disposizioni appena entrate in vigore, ancora prima di aver valutato il loro impatto».

Abrogare la deroga?

Altra questione: la clausola di esclusione del salario minimo in presenza di un CCL. L’iniziativa chiede di abrogare questa eccezione. Su questo punto Gargantini non ha dubbi: «Il sindacato non ha sostenuto la prima iniziativa sul salario minimo proprio perché riteneva questa clausola problematica. Oggi si chiede giustamente di abolirla perché si presta a facili aggiramenti. Ne è la prova il falso CCL sottoscritto da Ticino Manufacturing e TiSin. Con questa iniziativa vogliamo impedire che si ripetano casi del genere», conclude Gargantini, che su una possibile perdita del potere contrattuale da parte sindacale taglia corto: «Il partenariato sociale si è mostrato debole. Oggi abbiamo la possibilità di porvi rimedio».

Di parere opposto, le associazioni economiche secondo cui «i CCL non regolano solo i salari minimi ma anche molte altre prestazioni», chiosa Modenini. «Questa iniziativa gioca quindi con il fuoco perché va contro gli interessi dei lavoratori». Secondo il direttore dell’AITI, con una simile iniziativa i CCL vengono messi in discussione in maniera più generale.

«È sbagliato togliere potere contrattuale alle parti sociali», aggiunge Albertoni. «Al di là del caso specifico che ha portato la politica a discutere l’abrogazione di questa deroga, non credo che sia corretto rinunciare al partenariato sociale». Pronta la replica di Gargantini: «Nel caso di TiSin non si parla di CCL già in essere, ma di contratti creati ad hoc con il solo obiettivo di non rispettare la legge sul salario minimo».