Giudiziaria

Scambio di Rolex con delle «patacche»: pochi istanti per truffare le vittime

Un colpo riuscito ad Ascona, poi il tentativo in una gioielleria di Lugano: condannati due uomini
Stefano Lippmann
06.02.2024 18:30

Al vertice il capo promotore, poi gli organizzatori. A «scendere» i preparatori e i collettori. Sono sostanzialmente queste le gerarchie delle organizzazioni criminali dedite alle truffe. Ognuno con il suo ruolo e le sue responsabilità affinché l’inganno – vista con gli occhi dei criminali – possa andare a buon fine. Ruolo e responsabilità le avevano anche le due persone comparse oggi davanti alla Corte delle assise criminali di Lugano: un 41.enne rumeno e un 24.enne francese. Uomini che lo scorso ottobre, in una gioielleria del centro di Lugano, non hanno fatto i conti con la pronta segnalazione della vittima che ha allertato la polizia. Da qui l’arresto; oggi la condanna: 14 mesi di carcere sospesi per un periodo di prova di due anni nei confronti del 24.enne, 20 mesi – 6 da espiare – per il 41.enne. Nonché l’espulsione dal territorio elvetico per 5 anni. I reati? Entrambi sono stati riconosciuti colpevoli di tentata truffa, mentre al 24.enne si è aggiunta la truffa (consumata).

Distinti e facoltosi

L’arresto, come detto, risale all’11 ottobre dello scorso anno. Quando i due – al termine di sviluppate (e fittizie) trattative condotte da terze persone – si sono recati nella gioielleria di Lugano per acquistare sei orologi di prestigio dal valore di 600.000 franchi. Al momento opportuno il 41.enne (il correo 24.enne stava attendendo in auto) avrebbe scambiato gli orologi e, con la scusa di uscire dal negozio per effettuare il bonifico, si sarebbe dileguato. Un abile scambio: secondo quanto ricostruito dalla procuratrice pubblica Anna Fumagalli: i criminali avevano già predisposto degli imballaggi identici a quelli in cui si trovavano gli orologi «veri», facilitando e velocizzando la truffa prima di dileguarsi. Azione che, come abbiamo visto, in questo caso è stata prontamente sventata dalle forze dell’ordine. Diverso, invece, il discorso per la truffa riuscita al 24.enne, nel mese di luglio, ad Ascona. L’uomo, insieme ad altri sodali, rispondendo a un annuncio di un privato che vendeva un Rolex – anche in questo caso dopo una serie di trattative – ha di fatto messo in scena la compravendita. Incontrata la vittima – e adducendo la scusa che serviva una penna per firmare l’accordo –, il vero Rolex (dal valore di 83.000 franchi) è stato sostituito con una «patacca». Truffa, in questo caso, riuscita.

«Ci troviamo di fronte al genere di truffe dette rip-deal – ha ricordato durante l’arringa la procuratrice pubblica – perpetrate da bande di zingari ben articolate, che svolgono queste attività a tempo pieno». E anche il modus operandi è ben rodato: trattative commerciali, incontri durante i quali si presentano con vestiti costosi e veicoli di lusso, luoghi di alto standing per gli appuntamenti.

Da qui la promozione, in via principale, dell’accusa di truffa (tentata per l’episodio di Lugano) aggravata siccome commessa per mestiere e le richieste di pena formulate in 30 mesi (senza opporsi a una parziale sospensione) per il 41.enne e 36 mesi (anch’essi eventualmente parzialmente sospesi) a carico del 24.enne.

«Pedine sacrificabili»

Di diverso avviso sono invece state le difese, rappresentate dagli avvocati Fabiola Malnati e Pascal Cattaneo. La prima si è battuta per una massiccia riduzione della pena per il suo assistito, il 41.enne rumeno: «Era l’ultima pedina del gioco, quella facilmente sacrificabile» ha detto in aula. Una massiccia riduzione l’ha chiesta anche Cattaneo, riconoscendo unicamente il reato di tentata truffa semplice e contestando – per il principio dell’in dubio pro reo – l’azione commessa ad Ascona.

«Lucro facile e veloce»

«Sono giunti in Svizzera con il solo intento di truffare» ha dal canto suo evidenziato il presidente della Corte Amos Pagnamenta al momento di pronunciare la sentenza. Mossi, insomma, «dal facile e veloce guadagno».