Schiamazzi e vandalismi, ad Arzo «la misura è colma»

Prima è toccato a Coldrerio, poi a Rancate. Adesso è la volta di Arzo. Stiamo parlando di giovani e giovanissimi che si riuniscono la sera e la notte soprattutto durante i periodi di vacanze scolastiche. Ritrovi che, quando prendono una certa «piega», superano il cosiddetto limite. Schiamazzi e musica alta, ma anche atti vandalici. E, in alcuni casi, si sarebbe arrivati agli atteggiamenti minacciosi.
Un problema che ha portato numerosi residenti del quartiere della Città a dire che la misura è colma. È per questo motivo che, tra il 16 e il 24 agosto, nel paese della Montagna è stata promossa una petizione già inoltrata al Municipio di Mendrisio. Documento che, nel volgere di pochi giorni, ha raccolto 136 sottoscrizioni. In sostanza si chiede alle autorità comunali «un intervento concreto per affrontare una situazione di disagio che si protrae da più di un anno e mezzo nella zona delle scuole e della palestra di Arzo». Per chi ha sottoscritto la petizione, le misure sinora adottate non hanno risolto il problema in modo efficace ed è per questo motivo che si chiede che la situazione «venga valutata considerando la realtà vissuta quotidianamente dai cittadini, non unicamente sulla base del numero di chiamate o segnalazione ricevute».
Responsabilizzazione
Nella lettera che ha accompagnato la consegna delle firme in cancelleria a Mendrisio si va anche oltre: «Considerato che il problema si protrae da tempo e che è già stato oggetto di segnalazioni, richieste d’intervento e attenzione pubblica, è lecito interrogarsi sugli accertamenti e sugli interventi effettuati finora e sulla loro efficacia, nonché sull’eventuale coinvolgimento e responsabilizzazione dei genitori o dei rappresentanti legali dei minorenni interessati».
Tornando alla petizione, nella stessa si domanda innanzitutto al Municipio di effettuare una verifica approfondita della situazione coinvolgendo la popolazione residente. Si chiede altresì di «adottare interventi più efficaci per garantire la quiete pubblica e il rispetto degli spazi comuni», ad esempio con l’implementazione di videocamere. Dalla petizione emerge un’ulteriore richiesta: «Valutare ulteriori misure di controllo e gestione della zona, comprese eventuali regolamentazioni della sosta nelle fasce orarie più problematiche». Richieste chiare, quelle contenute nella petizione, nata «dalla richiesta dei residenti di poter vivere il proprio paese in condizioni di tranquillità, sicurezza e rispetto degli spazi comuni».
«Un tema che ci sta a cuore»
«Il tema sollevato nella petizione sta a cuore della Città». Ad esprimersi in questi termini è il capodicastero Sicurezza e prossimità Samuel Maffi il quale tiene a precisare che non si tratta soltanto di un tema di polizia. «La polizia interviene e lo fa a scopo preventivo nonché repressivo quando si presenta una situazione che degenera». Nel caso concreto di Arzo – spiega il municipale anticipando la volontà di incontrare una delegazione di chi ha firmato la petizione – «non si tratta di agire solo dal lato della polizia, ma piuttosto di lavorare coinvolgendo anche gli altri partner». Anche perché, specifica, «non ci troviamo di fronte a un problema di pura criminalità o di messa in pericolo dell’incolumità delle persone. Vi sono alcune analogie con quanto vissuto a Coldrerio: i ragazzi salgono nell’area della Montagna, anche con i mezzi pubblici, per fare serata». Poi qualche volta capita di andare oltre. «Ma se siamo arrivati a questo punto dobbiamo interrogarci pure come società, come famiglie, ragionare ad ampio spettro». Riflessioni che sta facendo anche la città: «Stiamo lavorando fianco a fianco con i servizi sociali, con gli operatori di prossimità e con il mondo della scuola». Senza dimenticare l’Ufficio tecnico che «deve comprendere quali materiali utilizzare per le riparazioni e capire quali accorgimenti implementare» affinché diminuiscano gli atti vandalici. Già, i vandalismi ad Arzo. Ne abbiamo parlato anche a febbraio. Allora era stata presa di mira, a suon di petardi, la buca delle lettere della Scuola dell’infanzia. «Abbiamo individuato gli autori. Saranno chiamati a risarcire i danni».
