Locarno

Sconcerto tra i dipendenti della Santa Chiara

Il mancato pagamento degli stipendi destabilizza il personale della clinica. Non si esclude a priori lo sciopero
Personale preoccupato sul futuro della Clinica Santa Chiara di Locarno. ©CdT/Zocchetti
Mauro Giacometti
Luca PellonieMauro Giacometti
02.07.2021 06:00

Nei dieci metri di via Franscini che separano l’ingresso della Clinica Santa Chiara dalla sua dépendance, l’argomento di discussione di assistenti, infermieri e personale ausiliario è unico: «Ti è arrivato lo stipendio?», chiede uno al collega. «Stamattina no. Ma aspetta che controllo il conto online. Niente di niente», risponde l’infermiere mentre si dirige in pausa pranzo verso il giardino della dépendance della clinica, luogo d’incontro di tutto il personale dopo che la buvette interna è stata chiusa a causa della pandemia. Incontriamo un’infermiera che sta già pranzando, seduta su una delle panche. «Sono qui da trent’anni e ne ho vissute di situazioni difficili. Ma questo clima di incertezza è proprio pesante», ci dice. Arrivano alla spicciolata anche gli altri dipendenti e si capisce che c’è tensione nei loro sguardi. «Ho già chiesto alla cassa malati di congelarmi i premi, almeno per un paio di mesi», spiega un assistente. «Non mi vergogno a dirlo, senza stipendio dobbiamo fare di necessità virtù, ma fino a quando?», si chiede un altro infermiere. E la moglie, anche lei impegnata in reparto, annuisce con un’espressione cupa in volto. Non sono i quattro, cinque o anche dieci giorni di ritardo nel ricevere la paga a preoccupare i 250 dipendenti (la gran parte a tempo pieno) della Clinica Santa Chiara. Anche in primavera, ad aprile, ricevettero con ritardo il dovuto. «È questo clima di incertezza, il braccio di ferro tra vecchi e nuovi proprietari che ci angoscia. Una situazione che ci penalizza e passa sulle nostre teste, a nostre spese: non possiamo far nulla per risolvere questo contenzioso giudiziario che sta paralizzando la clinica e oltretutto nuoce alla sua immagine», ci dice Andrea Punchia, portavoce della commissione interna del personale.
In assise con i sindacati

Mentre parliamo con il portavoce della commissione del personale arriva una e-mail. I sindacati VPOD e OCST hanno convocato un’assemblea straordinaria di tutto il personale della clinica per lunedì prossimo, nel pomeriggio, proprio nel giardino della dépendance della clinica. All’ordine del giorno non solo come affrontare il problema del mancato versamento dello stipendio di giugno, ma anche come difendere le condizioni di lavoro nella fase di trapasso di proprietà e per il futuro. Assise straordinaria, si legge nella nota che accompagna la convocazione dell’assemblea, che si terrà in ogni caso, anche cioè se gli stipendi di giugno nel frattempo fossero stati accreditati. Ad arrivare ai dipendenti, finora, solo la busta paga, con una lettera del «vecchio» consiglio d’amministrazione che spiega le motivazioni del mancato versamento dello stipendio (Cfr. CdT del 30.6).
Ultima ratio: l’astensione

«La situazione è certamente tesa», conferma al CdT il responsabile del sindacato OCST per il Sopraceneri, Marco Pellegrini. «Non dobbiamo dimenticare che in mezzo a quelli che appaiono come personalismi o lotte di potere ai vertici ci sono il personale e i pazienti. Molte persone che, volenti o nolenti, pagano per questo clima di incertezza». Un clima che, come già anticipato dallo stesso Pellegrini negli scorsi giorni, non permette a priori di escludere un eventuale sciopero. Una parola che può incutere un certo timore, se rapportata a un istituto in cui i pazienti hanno costanti necessità di cure. «Sarà di certo l’ultima ratio. Speriamo di non dover arrivare a quel punto. Ma è chiaro che un’astensione dal lavoro può durare anche solo mezza giornata. E in ogni caso le prestazioni necessarie verrebbero comunque garantite». Senza dunque mettere a rischio la salute delle persone ricoverate. «Non resta che confidare in una celere decisione della Pretura. In un senso o nell’altro. L’importante è che decida al più presto, mettendo così fine a una situazione destabilizzante per tutti».
Incontro con il CdA

Intanto ieri alcuni rappresentanti della commissione interna del personale hanno incontrato i due membri del «vecchio» CdA, i dottori Adrian Sury e Maurizio Caporali. «Ci hanno confermato la situazione di stallo dell’amministrazione della clinica legata alle questioni giuridiche. Si sono comunque dichiarati aperti al dialogo con la commissione interna del personale. Il termine legale per il pagamento degli stipendi resta di cinque giorni», ci dice Andrea Punchia dopo due ore di colloquio con i medici del CdA. «Abbiamo anche già scritto ai responsabili della Moncucco chiedendo un incontro per valutare l’insieme della situazione anche in vista dell’assemblea del personale convocata dai sindacati per lunedì prossimo», conclude.
Diatriba legale intricata

Quanto sta accadendo alla Santa Chiara è quantomeno singolare. Non passa giorno che a Locarno non si senta dire che «non si era mai vista una cosa simile in Ticino». E, in effetti, la presenza di due CdA che entrambi si ritengono legittimi non è certo di tutti i giorni. L’inghippo – o meglio, l’ultimo della serie – nasce dall’assemblea aggiornata dai «vecchi vertici» della Santa Chiara SA da giugno a luglio. Una riunione che la maggioranza degli azionisti (con alla testa la neo entrata Moncucco) ha voluto comunque svolgere, nominando un nuovo CdA. Quello precedente, però, non riconosce le decisioni di un’assemblea annullata. Mentre quello nuovo vorrebbe operare. Ma decisioni supercautelari della Pretura non lo permettono. Anche perché due CdA non possono convivere in un una società. La Pretura, dunque, si trova un’ingarbugliata matassa da sbrogliare. Tanto complessa che diversi giuristi, contattati dal CdT, non se le sono sentita di addentrarsi in riflessioni sul caso.