Scontro frontale Sirica-Speziali sul salario minimo

L’iniziativa targata PS sul salario minimo fa discutere. Ma non tanto (o meglio, non solo) per le questioni «tecniche», quanto per quelle politiche. Il co-presidente socialista Fabrizio Sirica settimana scorsa aveva parlato di un «piano segreto» dei partiti borghesi per far saltare il banco e portare al voto i ticinesi solo dopo le elezioni cantonali del 2027. Un’accusa, lanciata durante il Comitato cantonale, che i presidenti dei partiti interessati hanno subito rispedito per direttissima al mittente. Il «caso», però, non è finito. Anzi. La prova sono gli ultimi minuti de «La domenica del Corriere», andata in onda stasera su Teleticino.
«Non la si mette via così»
«Sirica, lei ha detto che qualcuno sta orchestrando una manovra», ha detto il vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti, stuzzicando il co-presidente del partito. «Vorrei che i presenti (Daniele Piccaluga, coordinatore leghista, Fiorenzo Dadò, presidente del Centro, e Alessandro Speziali, presidente PLR, ndr) confermassero che sono pazzo» a dire queste cose, ha affermato Sirica. Oppure, «devono confermarmi che l’iter procedurale che porterà alla firma in Gestione è confermato». «Aspettiamo delle risposte da parte del Governo, ma la Lega ha ben altro a cui pensare», ha rilanciato Piccaluga, il primo a rispondere all’aut-aut lanciato dal collega. La Lega dunque conferma di essere pronta a portare in aula il dossier. «Sirica, cominciate a presentare il vostro rapporto», ha osservato da parte sua Dadò. «I dati sono molto discordanti tra il PS e i rappresentanti sindacali». Il Centro, che non si oppone al voto popolare, vuole chiarezza. «Non la si mette via così», ha attaccato invece Speziali. «Si usa il seggio di presidente della Gestione per poi informare il Comitato cantonale e i media. Si fanno sermoni sugli strappi istituzionali quando, al contrario, si è fra i primi a seminare dubbi. Possiamo benissimo andare a votare a giugno, bisogna solo chiarire qual è il vero salario minimo». Anche Speziali, successivamente, ha riconfermato di non aver mai partecipato a «combine» o a riunioni segrete con l’obiettivo «di dilatare i tempi» di evasione. In chiusura, Sirica si è detto «molto soddisfatto», perché «tutti hanno pubblicamente confermato che l’iter sarà rispettato». Vedremo dunque nei prossimi giorni come andrà a finire il «caso» politico dell’iniziativa sul salario minimo: Dadò, ad esempio, ha chiesto di fare chiarezza in Commissione su quanto accaduto.
Il precedente di Argo 1
Durante la trasmissione però si è discusso principalmemte di altro. Dei lavori parlamentari per l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta (CPI) sul caso «Hospita-Lega», che occuperanno i deputati a partire da domani pomeriggio, hanno assorbito gran parte del dibattito. Come è stato ricordato, quella che potrebbe partire domani non è la prima CPI in Ticino, bensì la quarta. L’ultima, ad esempio, era legata ad Argo 1 e investì anche il Centro e il suo presidente, Fiorenzo Dadò. «Va detto che la commissione sulla questione Argo 1, è stata un vero sfacelo», ha ricordato Dadò. «Si montava il caso giorno per giorno, e per chi la doveva subire era difficile». Anche condurre il partito durante quella fase, ha spiegato ancora il presidente, è stato complicato. «L’attuale CPI giunge purtroppo a ridosso delle elezioni. Piccaluga si è trovato a guidare un partito in un momento non facile, ma gli va riconosciuto che sta svolgendo il ruolo con la necessaria pacatezza». Tuttavia, «non si può nemmeno fare tutti questi piagnistei». Per Dadò, «bisogna affrontare le cose».
Il dibattito è poi tornato su una delle «micce» che hanno acceso la CPI: il rapporto segreto leghista. Un errore? ha rilanciato Righinetti. È stato un errore «consegnarlo ad Enea Petrini», ha spiegato Piccaluga. Ma «un chiarimento su quanto stava succedendo era dovuto». Riguardo invece all’istituzione della CPI, il coordinatore ha sottolineato il rapporto di minoranza leghista che giungerà in aula domani pomeriggio. «Noi presentiamo un’alternativa per una commissione di inchiesta tecnica», ha osservato. «Secondo noi, ci sono punti da chiarire». Ma una commissione politica, si è chiesto Piccaluga, sarà davvero trasparente e neutrale? Per gli altri ospiti, la risposta evidentemente è sì. «Il decreto proposto contiene un capoverso che obbliga a indagare le responsabilità di natura tecnica, amministrativa e procedurale», ha annotato Sirica. «Non c’è alcuna valutazione delle dinamiche politiche. Non è la Lega, ma come funzionano le nostre istituzioni».
Aumentare i membri?
Un’altra questione affrontata nel corso della discussione è poi stata l’eventualità di allargare la CPI a 6 o 7 membri tramite emendamenti (al momento ne fanno parte i partiti che fanno gruppo in Parlamento, esclusa la Lega). «Non mi oppongo all’entrata di un ulteriore partito», ha detto Speziali. «L’importante è che il Parlamento decida in maniera chiara, senza litigi».
«Credo che così come è stata impostata, con le persone candidate, la CPI possa fare un lavoro egregio», ha sottolineato da parte sua Dadò. «La commissione parlamentare di inchiesta si doterà di un regolamento ferreo, anche di riservatezza. Sono favorevole a far entrare una sesta persona, che rappresenta quella parte di parlamentari rappresentanti di partiti minori. Possono garantire l’imparzialità». «Avrei moltissime domande da fare relative al caso», ha osservato Sirica. «Ho scelto però di rimanerne fuori, così abbiamo proposto Maurizio Canetta, un esperto di comunicazione».
