Sedicimila euro di debito, undici anni di carcere

Il passaggio dell’auto al valico di Pizzamiglio, il 13 dicembre del 2025, aveva destato più di un sospetto. L’occhio elettronico presente in dogana, effettivamente, aveva ragione. Già, perché le ex Guardie di confine, una volta ricevuta la segnalazione, hanno fermato l’auto sulla A2, all’altezza dell’area di sosta di Segoma a Capolago. E, in men che non si dica, dal ricettacolo creato appositamente nel vano che ospita le bombole di metano sono spuntati 35 chilogrammi di cocaina (con un grado di purezza elevato: tra il 79,5 e l’87%). Ai quali si aggiungono gli altri 3 che, all’incirca un mese prima, sono arrivati nella regione di San Gallo. E così, quest'oggi, il corriere – un 54.enne serbo residente in Italia – è stato condannato dalla Corte delle assise criminali, presieduta dal giudice Paolo Bordoli, a 11 anni di carcere oltre all’espulsione dal territorio elvetico per 15. Colpevole, quindi, di infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti, riciclaggio di denaro e ripetuta entrata illegale.
Un debito da saldare
L’uomo, sin dalle prime battute, ha ammesso le sue colpe. Ma, allo stesso tempo, ha cercato di escludere da ogni responsabilità la compagna (ora ex) che era seduta al suo fianco nei due viaggi. In carcere è arrivato anche a tentare di farle recapitare un pizzino: «L’ho fatto per tranquillizzarla, era disperata» ha detto in aula. Ma perché si è spinto a effettuare due viaggi in così breve tempo (il 17 novembre e il 13 dicembre) per consegnare così tanta droga? «Avevo un debito da saldare». Il 54.enne si era fatto prestare 16.000 euro per acquistare casa. Soldi ricevuti da un suo conoscente di lunga data (e correo in reati avvenuti più di dieci anni fa) che, a un certo punto, gli ha proposto di saldare il dovuto trasportando droga. A questa tesi, però, la procuratrice pubblica Valentina Tuoni non ha creduto: «La storia del debito fa acqua da tutte le parti» ha sostenuto durante la requisitoria. Per il primo viaggio – quello del cosiddetto «campione prova» –, l’uomo ha infatti preso in consegna 6.000 tra franchi ed euro e la metà hanno rappresentato il suo compenso. Per il secondo viaggio – quello dei 35 chilogrammi – avrebbe ricevuto 500 franchi al chilo. Tariffe che, secondo l’accusa, non tornano. «Non si è limitato a svolgere il ruolo del trasportare passivo – ha spiegato Tuoni proponendo nei suoi confronti una pena di 11 anni e 6 mesi oltre all’espulsione dalla Svizzera per 15 anni –: si è fatto intestare l’auto, ha tenuto la droga al suo domicilio, ha posizionato lo stupefacente nel ricettacolo del veicolo». Ha inoltre fatto sì «che la compagna lo accompagnasse nei viaggi, per destare meno sospetti. L’ha sacrificata».
«Ha scelto la via facile»
La difesa, sostenuta dall’avvocata Chiara Donati, si è battuta per una pena di al massimo 8 anni di carcere (senza opporsi all’espulsione). «Ha confessato immediatamente aprendo il ricettacolo nell’auto» ha spiegato la legale dimostrando la collaborazione del suo assistito. «Era un corriere, non risulta che avesse potere decisionale e non aveva contatti con l’organizzazione criminale». Il 54.enne, dunque, «ha scelto una via facile per estinguere un debito». E il pizzino? «Stava vivendo un amore molto ardente. Ha sempre cercato di precisare che la compagna non c’entrava nulla. Lui ha commesso un gesto sciocco, ha sbagliato».
«Non è un semplice corriere»
«Non è un semplice corriere» ha commentato al momento di pronunciare la sentenza, il giudice Bordoli. Anche perché un semplice corriere «non riempie l’auto di droga, non la consegna ma, piuttosto, lascia il veicolo da qualche parte. Spesso, inoltre, non conosce nemmeno la quantità trasportata». Inoltre «ha contratto un debito con una persona che sapeva non essere "pulita"» e, infine, «ha esposto la compagna a una probabile condanna».
Condannata anche l'ex compagna
In aula, oggi, è comparsa anche la ex compagna, una 54.enne italiana. Donna che in entrambi i viaggi era seduta in auto insieme al corriere per «destare meno sospetto». La donna, difesa dall’avvocato Stefano Camponovo, è stata condannata a 31 mesi di carcere, 8 da espiare e il rimanente sospeso per un periodo di prova di due anni (oltre all’espulsione dalla Svizzera per 5 anni). La donna, infatti, pensava che la droga occultata fosse molta meno rispetto a quanto effettivamente trasportato. Da qui la condanna per infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti con errore sui fatti. «Non l’ho fatto liberamente – ha detto in aula –, ma l’ho fatto e me ne assumo la colpa».
