Lugano

Sedie vuote a Palazzo Civico per dare un futuro ai giovani NEET

Le Fondazioni Gabbiano e Cometa hanno organizzato una campagna di sensibilizzazione sul fenomeno dei giovani che non lavorano e non studiano allo scopo di far conoscere le proprie attività e di porre un riflettore sulla problematica
©Gabriele Putzu
Federico Storni
22.10.2026 06:00

«Non pensavo che vedere qualcosa fatto da me mi avrebbe fatto sentire così orgogliosa», scrive Noemi nel presentare la sua sedia. Noemi, perlomeno nei giorni in cui ha ridato vita a quel vecchio mobile, era una cosiddetta NEET, una giovane che non studia e non lavora. La sua sedia, e diverse altre, sono ora in mostra (ingresso libero) nel patio di Palazzo Civico e lo resteranno sino a domenica. Saranno battute all'asta stasera e i proventi della stessa andranno a finanziare le attività delle due associazioni che l’hanno promossa e che sono attive da anni nel provare a «riattivare» i giovani NEET: la Fondazione Il Gabbiano di Lugano e la Fondazione Cometa (quest’ultima, storicamente radicata a Como è sbarcata in Ticino un anno fa sotto il cappello di Cometa Svizzera). Il progetto è intitolato Intelligenza artigianale: da sedie scartate a pezzi unici. L’intelligenza artigianale, si legge nella documentazione, è quella «che nasce dall’incontro tra mani, mente e realtà. Le mani non eseguono soltanto: toccano, misurano, sbagliano, correggono, ricominciano. E mentre una persona trasforma la materia, comincia anche a conoscere meglio sé stessa. Una sedia scartata può diventare un pezzo unico quando qualcuno riesce a vedere in essa una possibilità che ancora non è evidente. Lo stesso vale per le persone».

«Serve un impegno congiunto»

L’iniziativa, che serve anche a far parlare del fenomeno NEET è stata presentata oggi alla stampa dal direttore del Gabbiano Edo Carrasco e da quello di Cometa Alessandro Mele: «Ci siamo incontrati un anno fa e abbiamo capito che facciamo cose simili in contesti diversi», hanno reiterato entrambi. La collaborazione è dunque venuta naturale e si è già sviluppata negli scorsi mesi (Mele ha partecipato a un TedX a Bellinzona, entrambe le associazioni erano presenti alla StraLugano), e la mostra e l’asta vogliono anche essere un’occasione per fare ulteriore rete con altre associazioni presenti sul territorio: «La sfida dei giovani che rischiano di uscire dalla scuola, dalla formazione e dal lavoro - si legge ancora nella documentazione - richiede l’impegno congiunto di fondazioni, istituzioni, aziende, famiglie e cittadini. I negozianti di Lugano hanno già aderito con l’associazione commercianti, esponendo le sedie nelle proprie vetrine e rendendo visibile il progetto nel cuore della città. Questa alleanza può sostenere i giovani e le loro famiglie, riconoscere precocemente le fragilità e trasformarle in possibilità».

Un fenomeno in crescita

Il tema dei NEET è di quelli caldi, in quanto il fenomeno è in aumento in anni recenti. In conferenza stampa è stato snocciolato qualche dato. In Italia si troverebbero in questa situazione - NEET sta per not in education, employment or training - fra gli 1,5 e gli 1,8 milioni di giovani tra i 12 e i 30 anni, 1.800 dei quali sono seguiti dalla Fondazione Cometa. Nel rispondere a un’interrogazione sul tema la scorsa primavera, la Città di Lugano stimava che i NEET rappresentassero circa il 9% della popolazione giovanile. Il Dipartimento cantonale dell’educazione ha di recente sottolineato l’aumento dell’assenteismo scolastico (il 5% dei giovani iscritti alle Medie ha tassi d’assenza elevati), dell’abbandono degli apprendistati e delle richieste di accedere all’assistenza pubblica in giovane età. Fenomeni che da anni Gabbiano e Cometa cercano di combattere: «Organizziamo laboratori per recuperare le competenze, nonché piccoli progetti occupazionali e formativi - spiega Carrasco. - Ma la prima cosa da fare è ricreare una connessione con i giovani». «Il nostro modello formativo - gli fa eco Mele - è atto a fargli riscoprire il proprio valore, al fine di aiutarli a ripartire». Nello specifico, Cometa già supporta il Gabbiano in due iniziative parte di un progetto pilota. Una, a Lugano, è chiamata Secondo Piano ed è frequentata da una ventina di adolescenti in difficoltà e mira a promuovere il benessere personale, la crescita relazionale e lo sviluppo di competenze utili al reinserimento formativo, professionale o occupazionale. La seconda, a Muralto, debutterà a breve: si chiama Impalco e sarà uno spazio diurno per adolescenti con la presenza costante di educatori qualificati.

In questo articolo:
Correlati