Sedie vuote a Palazzo Civico per dare un futuro ai giovani NEET

«Non pensavo che vedere qualcosa fatto da me mi avrebbe fatto sentire così orgogliosa», scrive Noemi nel presentare la sua sedia. Noemi, perlomeno nei giorni in cui ha ridato vita a quel vecchio mobile, era una cosiddetta NEET, una giovane che non studia e non lavora. La sua sedia, e diverse altre, sono ora in mostra (ingresso libero) nel patio di Palazzo Civico e lo resteranno sino a domenica. Saranno battute all'asta stasera e i proventi della stessa andranno a finanziare le attività delle due associazioni che l’hanno promossa e che sono attive da anni nel provare a «riattivare» i giovani NEET: la Fondazione Il Gabbiano di Lugano e la Fondazione Cometa (quest’ultima, storicamente radicata a Como è sbarcata in Ticino un anno fa sotto il cappello di Cometa Svizzera). Il progetto è intitolato Intelligenza artigianale: da sedie scartate a pezzi unici. L’intelligenza artigianale, si legge nella documentazione, è quella «che nasce dall’incontro tra mani, mente e realtà. Le mani non eseguono soltanto: toccano, misurano, sbagliano, correggono, ricominciano. E mentre una persona trasforma la materia, comincia anche a conoscere meglio sé stessa. Una sedia scartata può diventare un pezzo unico quando qualcuno riesce a vedere in essa una possibilità che ancora non è evidente. Lo stesso vale per le persone».
«Serve un impegno congiunto»
L’iniziativa, che serve anche a far parlare del fenomeno NEET è stata presentata oggi alla stampa dal direttore del Gabbiano Edo Carrasco e da quello di Cometa Alessandro Mele: «Ci siamo incontrati un anno fa e abbiamo capito che facciamo cose simili in contesti diversi», hanno reiterato entrambi. La collaborazione è dunque venuta naturale e si è già sviluppata negli scorsi mesi (Mele ha partecipato a un TedX a Bellinzona, entrambe le associazioni erano presenti alla StraLugano), e la mostra e l’asta vogliono anche essere un’occasione per fare ulteriore rete con altre associazioni presenti sul territorio: «La sfida dei giovani che rischiano di uscire dalla scuola, dalla formazione e dal lavoro - si legge ancora nella documentazione - richiede l’impegno congiunto di fondazioni, istituzioni, aziende, famiglie e cittadini. I negozianti di Lugano hanno già aderito con l’associazione commercianti, esponendo le sedie nelle proprie vetrine e rendendo visibile il progetto nel cuore della città. Questa alleanza può sostenere i giovani e le loro famiglie, riconoscere precocemente le fragilità e trasformarle in possibilità».
Un fenomeno in crescita
Il tema dei NEET è di quelli caldi, in quanto il fenomeno è in aumento in anni recenti. In conferenza stampa è stato snocciolato qualche dato. In Italia si troverebbero in questa situazione - NEET sta per not in education, employment or training - fra gli 1,5 e gli 1,8 milioni di giovani tra i 12 e i 30 anni, 1.800 dei quali sono seguiti dalla Fondazione Cometa. Nel rispondere a un’interrogazione sul tema la scorsa primavera, la Città di Lugano stimava che i NEET rappresentassero circa il 9% della popolazione giovanile. Il Dipartimento cantonale dell’educazione ha di recente sottolineato l’aumento dell’assenteismo scolastico (il 5% dei giovani iscritti alle Medie ha tassi d’assenza elevati), dell’abbandono degli apprendistati e delle richieste di accedere all’assistenza pubblica in giovane età. Fenomeni che da anni Gabbiano e Cometa cercano di combattere: «Organizziamo laboratori per recuperare le competenze, nonché piccoli progetti occupazionali e formativi - spiega Carrasco. - Ma la prima cosa da fare è ricreare una connessione con i giovani». «Il nostro modello formativo - gli fa eco Mele - è atto a fargli riscoprire il proprio valore, al fine di aiutarli a ripartire». Nello specifico, Cometa già supporta il Gabbiano in due iniziative parte di un progetto pilota. Una, a Lugano, è chiamata Secondo Piano ed è frequentata da una ventina di adolescenti in difficoltà e mira a promuovere il benessere personale, la crescita relazionale e lo sviluppo di competenze utili al reinserimento formativo, professionale o occupazionale. La seconda, a Muralto, debutterà a breve: si chiama Impalco e sarà uno spazio diurno per adolescenti con la presenza costante di educatori qualificati.

