Turismo

Sempre più affittacamere, «ma non sono un problema»

In quattro anni, secondo i dati delle quattro OTR, gli «alloggi Airbnb» sono cresciuti quasi del 55% – Per il Consiglio di Stato, però, «non stanno producendo effetti sull'accessibilità abitativa per la popolazione residente»
© CdT/Chiara Zocchetti
Martina Salvini
24.11.2025 06:00

Non conosce crisi il fenomeno degli «affittacamere» in Ticino. Anzi. Negli ultimi anni, la progressione del numero di alloggi - case o appartamenti - affittati per brevi periodi a scopi turistici è stata notevole. Basti pensare che dal 2020 al 2024 le strutture registrate dalle quattro Organizzazioni turistiche regionali (OTR) sono cresciute del 54,9%, passando da 3.622 a 5.611. Guardando ai principali centri si nota come a fare la parte del leone sia Lugano, con ben 889 strutture (erano «appena» 266 quattro anni fa), seguita da Locarno (338) e Ascona (336). Gettonati sono però anche il Gambarogno, con 463 alloggi, e Brissago, con 225. Ma non è tutto, perché la risposta del Consiglio di Stato all’interrogazione del deputato Giuseppe Cotti (Centro) e cofirmatari fornisce anche alcune cifre sulle entrate. Tra tassa di soggiorno, tassa di promozione turistica e contributo comunale, lo scorso anno la locazione per brevi periodi a scopi turistici ha fruttato un «tesoretto» di oltre 3,4 milioni di franchi.

Le rassicurazioni

Tuttavia, il Governo tiene anche a rassicurare sugli effetti prodotti sul mercato immobiliare. Già, perché se l’esplosione degli Airbnb in alcune località turistiche europee sta creando non pochi problemi agli abitanti, per il momento in Ticino questo problema non ci sarebbe: «Il Consiglio di Stato non ritiene che, attualmente, gli alloggi locati per brevi periodi a scopi turistici stiano producendo effetti strutturati sull’accessibilità abitativa per la popolazione residente». Il numero di queste strutture, spiega infatti l’Esecutivo, «rappresenta poco più del 2% delle complessive 257.629 abitazioni presenti in Ticino nel 2024». Non solo. Un altro dato considerato «significativo» dal Governo è quello dei pernottamenti medi all’anno per alloggio fatti registrare dalla piattaforma Airbnb in Ticino. Ebbene, lo scorso anno la media annua si è attestata «unicamente» a 40 notti: «Questo vuol dire che la maggior parte degli alloggi messi sul mercato turistico lo è solo per un periodo limitato dell’anno e non in maniera intensiva». Infine, viene ricordato che il regolamento della Legge edilizia cantonale permette ai Municipi di richiedere la presentazione di una domanda di costruzione anche per locazioni inferiori ai 90 giorni. Inoltre, «a livello di norme di piano regolatore possono essere previste, per motivate ragioni di interesse pubblico, norme più restrittive che arrivino fino al divieto della locazione a scopi turistici». Insomma, le misure per eventualmente arginare il fenomeno, secondo il Governo, ci sono e possono essere usate dai singoli Comuni.

Il nodo del finanziamento

Nel suo atto parlamentare, Cotti oltre a chiedere lumi sull’evoluzione del fenomeno sollevava anche il tema degli oneri finanziari a carico dei Comuni per sostenere l’attività turistica. In particolare, secondo il deputato del Centro andrebbe rivisto il modello di finanziamento: «Se l’offerta Airbnb è in forte aumento, dovremmo assistere a un incremento delle entrate derivanti dalle tasse turistiche. Il che dovrebbe portare, di conseguenza, a una riduzione dell’aliquota a carico dei Comuni». Nel 2024, ricorda però a questo proposito il Governo, i contributi comunali ammontavano a 3 milioni, mentre le OTR ne hanno reinvestiti «direttamente sul territorio» quasi 12, «finanziando progetti e servizi che migliorano l’esperienza turistica e la qualità di vita locale». In particolare, fa notare l’Esecutivo, 5 milioni sono andati alla manutenzione della rete dei sentieri escursionistici e altri 3 al sostegno a manifestazioni ed eventi locali. A mente del Governo, perciò, «una messa in discussione del modello di finanziamento, con l’obiettivo di introdurre una forma di compensazione a favore dei Comuni» non s’ha da fare: «Potrebbe alterare l’equilibrio attualmente trovato ». Anche perché, «gran parte delle risorse delle OTR ritorna a vantaggio diretto dei Comuni, migliorando servizi e infrastrutture di cui usufruiscono tanto i visitatori quanto i residenti». In tutti i casi, l’Esecutivo si dice pronto a confrontarsi con le parti interessate se i Comuni o le OTR manifestassero la volontà di rivedere l’attuale meccanismo.