Sempre più pollini in Ticino, e cresce il numero di allergici

Occhi rossi, gonfi e lacrimanti: non è ancora primavera, ma la stagione delle allergie è già iniziata. «Di anno in anno, sempre più in anticipo», sottolinea Giovanni Ferrari, specialista in allergologia e immunologia clinica.
Stagioni sempre più lunghe
Secondo il sito pollinieallergie.ch, portale specializzato nelle previsioni e nelle analisi dei periodi con i tassi più elevati di polline, le spore hanno cominciato a circolare nell’aria dopo la prima settimana di gennaio. Da anni, ormai, la stagione dei raffreddori sembra non avere una pausa nell’arco dei dodici mesi. «Le stagioni polliniche sono sempre più lunghe rispetto a qualche anno fa. Siamo solamente a febbraio, eppure, abbiamo già riscontrato numerosi casi», dice Ferrari.
Smog e cambiamento climatico
Il peggioramento è imputabile a motivi diversi. Il cambiamento climatico, certamente, che riguarda tutto il pianeta. E fattori locali. In Ticino, ad esempio, lo smog causato da una grande mole di traffico lungo le dorsali autostradali. Lo smog, conferma Ferrari, «gioca un ruolo importante, in quanto stimolatore di pollini». Detto dell’innalzamento delle temperature, anche le precipitazioni non sono più quelle di un tempo, ma attenzione: «Le piogge o le nevicate abbattono la densità dei pollini presenti nell’aria solamente se si protraggono per 3 o 4 giorni - dice lo specialista - Tante volte si pensa, erroneamente, che un breve acquazzone è in grado di ridurre la densità di spore. Non è così: quando cadono poche gocce, la situazione peggiora. Faccio un esempio: poco meno di un mese fa, a seguito della breve nevicata anche a basse quote e nei centri urbani, abbiamo avuto l’ufficio bloccato dai pazienti». L’umidità estrema dell’aria, infatti, permette ai pollini di assorbire l’acqua, fino a farli scoppiare. In questo modo, spiegano gli esperti, numerose particelle allergiche sono disperse e possono penetrare ancora più profondamente nelle vie respiratorie.
Anche in età adulta
«Fino a 4 o 5 anni fa, in Svizzera, le persone con allergie erano comprese tra il 20 e il 25% della popolazione totale; oggi stimiamo una crescita del 5%, dunque tra il 25 e 30%. Un giorno, non troppo lontano, arriveremo al 50%», dice ancora Ferrari. La rapida crescita sarebbe da imputare sia alla genetica - chi nasce figlio di un allergico, ha alte probabilità a sua volta di diventarlo - sia alla già citata questione climatica e, in ultima istanza, anche allo stile di vita: «Alcuni studi degli anni ’80 mostravano come fosse meno allergico chi crescesse nelle fattorie, più a contatto con i parassiti e lo sporco. Oggi, invece, la maggior parte dei nostri bambini cresce in città, nel pulito, e si registra una maggiore tendenza a sviluppare allergie», dice Ferrari. Non per forza, però, si è allergici sin dalla nascita: « Ho pazienti adulti che si scoprono allergici solo una volta andati in pensione, quando magari trascorrono più tempo all’aria aperta».
Prevenzione e desensibilizzazione
Chi soffre di allergia, oltre a starnutire spesso, dice Ferrari, «presenta occhi arrossati, naso chiuso, congiuntivite, prurito al viso e agli occhi. Nei casi peggiori, soffre di asma bronchiale, con tosse e respiro affaticato. Alcuni pazienti - circa il 10% - raccontano di avvertire una sorta di prurito in gola, un fastidio che va fino alle orecchie». Il primo consiglio dell’esperto è sempre la prevenzione. Ma se non dovesse bastare, si potrebbero assumere antistaminici, «che possono essere presi per bocca, con una classica pastiglia, oppure sotto forma di spray nasali o gocce per gli occhi». Negli ultimi anni, è molto raccomandata anche la desensibilizzazione, o immunoterapia specifica. «Una cura che consiste nella somministrazione graduale dell’allergene per 3 anni, riducendo o eliminando i sintomi nel 90% dei casi», conclude Giovanni Ferrari.
