Sette anni di presunti abusi sulla figlia: «Atti disgustosi e indicibili»

Si è faticato parecchio, oggi in aula penale, a leggere il contenuto dell’atto d’accusa, ma soprattutto ad ascoltare le parole, nude e crude, della giudice Monica Sartori-Lombardi, dell'accusa e dell'imputato stesso, comparso alla sbarra con addebiti che pesano – moralmente e giuridicamente – come un macigno. Violenza carnale ripetuta, incesto ripetuto, lesioni semplici ripetute, vie di fatto reiterate, minaccia (ripetuta pure quella), appropriazione indebita aggravata e rappresentazione di atti di cruda violenza.
Un travaso di vergogna
Davanti alla Corte delle assise criminali (composta, oltre che dai giudici a latere Giovanna Canepa Meuli e Emilie Mordasini, anche dagli assessori giurati) un 60.enne cittadino siriano, giunto a Lugano dal Libano nel 2015 come richiedente l’asilo insieme alla moglie e ai loro tre figli, tutti affetti da ritardi cognitivi. Ed è proprio in quell’anno, stando alla ricostruzione del procuratore pubblico Pablo Fäh, che l’uomo avrebbe iniziato ad abusare della figlia – all’epoca dei fatti sedicenne – costringendola a praticare rapporti sessuali «con una frequenza quantificata in circa due volte a settimana». E questo fino al 2022, lasso di tempo in cui la giovane sarebbe rimasta incinta in quattro occasioni, abortendo ogni volta dopo essere stata accompagnata dal padre in ospedale. Per garantirsi il silenzio della sua famiglia, ma soprattutto della figlia, l’uomo avrebbe instaurato un clima di terrore all’interno del nucleo familiare caratterizzato da ripetute percosse, pressioni psicologiche e atteggiamenti controllanti. Ma per lui, che in aula ha tenuto un comportamento a tratti scocciato e che ha risposto alle domande della giudice facendo leva su aspetti culturali, religiosi – a tratti conditi da libere interpretazioni – e visioni patriarcali, le accuse sono «tutte campate in aria e non c’è nulla di vero», la figlia «mente e si è inventata tutto perché ha un ritardo cognitivo» ed è rimasta incinta «da terze persone nonostante non sia sposata; quindi, ha riversato la sua vergogna su di me». Il processo, pertanto, è prettamente indiziario. E l’inchiesta ha preso il via prima da alcune segnalazioni, giunte all’Autorità regionale di protezione, di maltrattamenti, per poi far emergere sospetti di abusi sessuali.
«Calcolatore e controllante»
A fornire più dettagli sul contesto familiare, «del tutto disfunzionale», in cui si inserisce questa vicenda è stata la pubblica accusa, parlando sì dell’influenza culturale e religiosa, ma soprattutto di un ambiente caratterizzato «dal comportamento dell’imputato: padre padrone, calcolatore e controllante che ha alzato sistematicamente e per anni le mani sui suoi familiari, creato un clima di terrore, esercitato pressioni psicologiche e abusato ripetutamente di sua figlia». Ricorrente, secondo Fäh, è anche la questione del suo rapporto con le donne: l’imputato era alla «continua ricerca di avere figli sani», e ha contratto «vari matrimoni che celebrava lui stesso». La moglie, invece, «era sottomessa e trattata come una cameriera». L’uomo è stato anche sottoposto a una perizia psichiatrica, che non ha ravvisato alcun deterioramento cognitivo, piuttosto un disordine della personalità con tratti paranoidei, narcisistici e una scemata imputabilità di grado lieve. «Era comunque e pienamente capace di valutare il carattere illecito del suo agire», ha detto il pp, prima di chiedere per il 60.enne una pena detentiva di 10 anni, l’espulsione dalla Svizzera per la stessa durata e l’interdizione a vita ad esercitare attività professionali a contatto con minori e con persone vulnerabili.
Dirette, schiette e lapidarie sono state le parole dell’avvocato Carlo Borradori, in rappresentanza della moglie e della figlia, che non ha usato mezzi termini per definire l’uomo «un perverso tiranno domestico. Ed è quasi un eufemismo». «Non è necessario essere padri o essere delle brave persone per essere disgustati oppure per riuscire, a stento, a contenere lo schifo nel prendere atto dei comportamenti indicibili e inenarrabili messi in atto dall’imputato nei confronti di ogni membro della sua famiglia». Nessuno di loro, secondo Borradori, è stato risparmiato. «Parliamo di atti inqualificabili nei confronti di sua moglie e dei suoi figli, in particolare di sua figlia: tutte persone che oltre a essere sangue del suo sangue, esclusa la moglie, sono anche persone in difficoltà con un leggero ritardo cognitivo arrivate in un Paese straniero intriso di una cultura che non è la loro. Ha stuprato ripetutamente sua figlia, si è appropriato dell’importo elargito dal nostro Paese per i suoi figli in difficoltà e solo per soddisfare le sue turpi voglie. E questo ad un prezzo enorme, creando un danno indicibile, inqualificabile e incalcolabile alle mie assistite. Neanche in un film di bassa lega si assiste a così tanto schifo in una volta sola». Il patrocinatore delle accusatrici private ha infine chiesto che all’imputato venga vietato di avvicinarsi alle vittime. Il difensore dell’uomo, l’avvocato Massimiliano Parli, prenderà la parola domani mattina.
