Processo

Sette minuti di «ordinaria follia»: a processo per la rissa in centro

Chieste pene detentive tra i quattro anni e mezzo e i cinque anni e mezzo per tre dei protagonisti del pestaggio del 20 ottobre scorso nei pressi della Pensilina – Alla sbarra un giovane della regione e due richiedenti l’asilo – L’accusa principale è di tentato omicidio intenzionale
©Gabriele Putzu
Nico Nonella
11.07.2024 18:49

Quel venerdì sera di ottobre poteva (e doveva) essere una serata come tante. Un giro in centro, qualche birra e poi in discoteca. Ma qualcosa va storto e in pochi attimi da una catenina rubata si scatena una vera e propria rissa. Sette minuti, tanto è durata, nel corso dei quali nei pressi della Pensilina va in scena un «tutti contro tutti» con calci e pugni. E che ha portato in un’aula penale tre dei protagonisti principali. A comparire davanti alla Corte delle assise criminali, presieduta dal giudice Amos Pagnamenta e alla presenza degli assessori giurati, sono stati un 19.enne italiano del Luganese (difeso dall’avvocato Stefano Pizzola), un 20.enne richiedente l’asilo marocchino (rappresentato dall’avvocata Chiara Foletta) e un 25.enne, anch’egli richiedente l’asilo marocchino, (patrocinato dall’avvocato Davide Ceroni). Tutti e tre sono accusati principalmente di tentato omicidio intenzionale per dolo eventuale e rissa. 

Tutti contro tutti

A raccontare quanto successo quella sera è stato solo il 19.enne: i due richiedenti l’asilo hanno infatti affermato di non ricordare quasi nulla: dopo una puntata a Como per acquistare degli stupefacenti, sono tornati a Chiasso (dove hanno forzato un’autovettura sottraendo diversi oggetti) e hanno preso un treno, a loro dire per andare a Zurigo dalla famiglia di uno dei due. Sono poi scesi a Lugano, dove hanno consumato alcolici. Poi la rissa. Quel 20 ottobre in Pensilina uno dei due afferra il collo di un ragazzo, che si trovava lì con l’imputato 19.enne, per sottrargli la catenina che portava al collo. Il giovane italiano – che sta espiando anticipatamente la pena e nei cui confronti è stata ravvisata una lieve scemata imputabilità, oltre a un rischio di recidiva – ha ammesso in aula di essere accorso in difesa dell’amico, colpendo il 20.enne marocchino. Quanto accaduto, come detto, viene immortalato dalle telecamere di sicurezza: sta di fatto che a un certo punto il 19.enne viene colpito sul collo dal 25.enne – secondo il procuratore pubblico Roberto Ruggeri con un coltello –, rimediando una ferita che secondo il medico legale «è stata provocata da un oggetto ben tagliente o dotato di un bordo affilato» (anche se il giovane se ne accorgerà solamente diverso tempo dopo). A quel punto, il richiedente l’asilo viene aggredito anche dal connazionale, che per ragioni mai chiarite lo fa cadere a terra e lo colpisce in testa con dei pugni e con la pianta del piede. In una seconda fase della rissa, il 25.enne si rialza e tenta di allontanarsi, inseguito da un gruppo di ragazzi, per poi cadere a terra. Li viene accerchiato e colpito anche dal 19.enne, che gli sferra dei calci in testa. «Non volevo ucciderlo, ma solo difendermi. Quando si è allontanato temevo potesse prendere un’arma e colpirmi», ha affermato il 19.enne. Dal canto loro, gli altri due imputati hanno dichiarato di non ricordare nulla a partire dall’assunzione di stupefacenti in Italia.

La minorenne molestata

Ad avere la peggio, dunque, è il 25.enne, che trascorre diverso tempo in ospedale. Ma da vittima finisce ben presto imputato. Viene infatti arrestato circa tre settimane dopo i fatti con l’accusa di tentato omicidio per la (presunta) coltellata (secondo la difesa, non ci sono però prove che l’arma sia effettivamente esistita). Ma non solo. Come emerso in aula, il richiedente l’asilo è stato collegato anche a un altro crimine: una molestia sessuale, andata in scena qualche giorno prima, il 12 ottobre, in pieno centro a Lugano: in quell’occasione avrebbe afferrato per un braccio una minorenne incontrata per caso per permettere a un amico di palpeggiarla. Di qui l’accusa di atti sessuali con fanciulli. L’imputato ha dal canto suo respinto l’addebito affermando di averla fermata solo per chiederle un’indicazione stradale.

Il coltello: c’era o no?

«La loro colpa è grave. In un famoso film degli anni Novanta, l’ordinaria follia del protagonista è durata un giorno, qui sette minuti», ha rimarcato il procuratore pubblico, il quale ha chiesto una pena di cinque anni e mezzo di carcere (eventualmente sospesi in favore di un collocamento in un istituto per giovani adulti) per il 19.enne italiano, quattro anni e mezzo e l’espulsione per otto anni per il richiedente l’asilo 20.enne e cinque anni di carcere e l’espulsione per otto anni per il 25.enne. Nella requisitoria, il magistrato ha parlato della «facilità disarmante» con cui i tre imputati sono passati all’atto. Quanto alla coltellata, «l’arma non è mai stata ritrovata, ma dei testimoni l’hanno vista e il movimento immortalato dalle telecamere è compatibile con un fendente». 

Un punto, questo, contestato da Ceroni, secondo cui le testimonianze «sono imprecise e contraddittorie, mentre dalle immagini non vi è alcun riscontro dell’uso di una lama». Di qui la richiesta del proscioglimento del suo assistito, oltre al riconoscimento di un risarcimento di 7 mila franchi. Per una massiccia riduzione di pena si è battuta anche la patrocinatrice del 20.enne: «I colpi inferti all’amico non hanno una spiegazione logica», ha affermato la legale, la quale ha chiesto di derubricare l’accusa a tentate lesioni gravi e contenere la condanna a una pena non superiore ai due anni sospesi in favore di un trattamento ambulatoriale. 

«La serata era iniziata come una delle tante a Lugano. Il mio assistito e i suoi amici hanno incontrato due balordi che hanno iniziato a infastidirli», ha dal canto suo argomentato Pizzola. «Il mio cliente è intervenuto per difendere un amico che era stato preso per il collo e si è ritrovato in una situazione di due contro uno». Quanto all’aggressione subita con un (presunto) coltello, ha proseguito «la ferita da taglio è un dato oggettivo e la lama è stata vista da due testimoni». Per il 19.enne, Pizzola ha chiesto una condanna per lesioni gravi («non ha in nessun modo valutato che il pestaggio potesse portare alla morte del 25.enne») a una pena detentiva di 30 mesi sospesi oppure a un trattamento ambulatoriale.

La sentenza verrà pronunciata domani pomeriggio alle 16.

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