Territorio

Sì alla grande riserva forestale, e sì al piccolo museo dell'orologio

Il Patriziato di Arogno-Bissone gestirà e curerà il bosco caratterizzato dalla rara e suggestiva presenza del maggiociondolo e valorizzerà uno storico atelier artigianale e famigliare: l'Assemblea ha stanziato i fondi necessari
©Patriziato di Arogno-Bissone
Federico Storni
05.09.2026 06:00

Mezzi limitati, ma idee precise, inventive e ambiziose. Il Patriziato di Arogno-Bissone si sta facendo notare per la propria intraprendenza. Qualche anno fa aveva proposto dei corsi di dialetto (un’esperienza che continua tuttora), mentre nei giorni scorsi la sua Assemblea ha avallato due progetti che ne segneranno l’operatività nei prossimi anni: l’apertura di un piccolo museo dell’orologeria e la creazione della riserva forestale più grande del Sottoceneri nella valle del Bové, caratterizzata in particolare da un raro bosco di maggiociondolo.

Una sorta di capsula del tempo

Partiamo dal museo dell’orologeria, che intende celebrare il passato di Arogno. Il Comune è infatti stato sede per oltre un secolo di una fiorente industria orologiera (con fra l’altro la prima fabbrica di questo tipo nel Cantone, la Challet-Manzoni nel 1873) in cui alle grandi industrie si accompagnava l’artigianato orologiero di famiglia. Il Patriziato ha ricevuto in dono l’atelier Romanzini (o, meglio, i suoi contenuti) che costituisce «una preziosa testimonianza di un’attività molto diffusa nel Comune fino agli ultimi decenni del secolo scorso, quando oltre una decina di piccoli laboratori erano attivi e complementari al lavoro della campagna o dell’allevamento». Una sorta di capsula del tempo che il Patriziato intende ora restituire alla popolazione in un nuovo locale all’interno del nucleo dato dal proprietario in comodato d’uso gratuito (quello originale è stato venduto), tramutandolo in un piccolo museo che verrà aperto all’occasione.

L’intenzione, spiega il segretario del Patriziato Guido Casellini, è quella di rimettere in funzione i macchinari, in modo che vi sia anche un aspetto interattivo: «Vogliamo far godere le prossime generazione di quel che è stato Arogno e ilCanton Ticino». L’auspicio è di poter inaugurare in primavera. Il progetto godrà oltre che di fondi patriziali, di un sostegno economico dalla Fondazione Pica Alfieri e dall’Ente Regionale per lo Sviluppo del Basso Ceresio e Mendrisiotto.

La più grande del Sottoceneri

Oltre al piccolo museo, l’Assemblea ha anche dato anche luce verde all’istituzione e alla gestione di un’ampia riserva forestale nella valle del Bové, la più grande del Sottoceneri (153 ettari in tutto). Nella gran parte di questo territorio il bosco per i prossimi 50 anni sarà lasciato libero di svilupparsi senza alcun intervento umano (vige ad esempio il divieto di tagliare legname), mentre su una ventina di ettari la riserva sarà orientata a tutelare e valorizzare un raro bosco di maggiociondolo. Sul lato italiano (ma anche a Brissago), questo tipo di bosco è un’attrazione turistica, complice la bella fioritura della pianta. Per la gestione, Confederazione e Cantone verseranno oltre mezzo milione di franchi al Patriziato.