L'iniziativa

Si prepara il restauro del molino di Soresina

Il Municipio di Monteceneri mira a ottenere la licenza edilizia per ristrutturare l’unico opificio idraulico ben conservato fra i tanti che costellavano la valle del Vedeggio nel 1800 - Il restauro precedente risale al ‘91, la ruota è ferma dal 2017
©Chiara Zocchetti
Federico Storni
11.07.2026 06:00

Il piccolo nucleo di Soresina, sito poco sopra Rivera, si è conservato pressoché intatto come lo era quasi un paio di secoli fa. Tant’è che sia l’Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere, sia il Piano direttore cantonale, gli riconoscono in quest’ambito un’importanza regionale. Fra gli elementi che più gli danno risalto vi è indubbiamente il mulino idraulico nel complesso di casa Pongelli, l’unico ancora funzionante fra i tanti che sino a fine Ottocento erano attivi nella valle del Vedeggio, in questo caso sfruttando le acque della «Rungia di Soresina». O, meglio, quasi funzionante. La ruota aveva infatti ripreso a girare dopo un restauro nel 1991, ma è ferma da ormai quasi un decennio. Il Municipio di Monteceneri ha però intenzione di farla ripartire e, nell’attesa di capire come rilanciare esattamente il comparto (di proprietà di un privato), si sta portando avanti al fine di avere intanto in tasca la licenza edilizia per i lavori. Un processo che, fra l’altro, ha permesso di ricostruire forse per la prima volta la storia di questi edifici.

Prime ipotesi di datazione

Ad accompagnare – e a fungere da bussola – il progetto affidato all’architetto Francesco Meschi (basato proprio a Soresina) vi è una ricerca storica di una trentina di pagine stilata da Sandra Bartoli Spinedi, già collaboratrice dei beni culturali. Ricerca che non è però riuscita a ricostruire con certezza la storia della struttura - potrebbero aiutare dei sondaggi murari - avanzando tuttavia alcune ipotesi. Fra queste, quella per cui il mulino risalirebbe al Basso medioevo e che sia stato un bene di comunità prima di finire in proprietà alla famiglia notabile e benestante dei Pongelli nel Settecento (non aiuta che non vi siano informazioni sulla storia di questa famiglia), e quella per cui è stato costruito dalla famiglia Pongelli nel Settecento al pari della loro casa attigua, magari con i pezzi di un altro mulino gestito dalla famiglia una trentina di metri più a monte, e di cui si vedono ancora i ruderi.

Il mulino, infatti, non esiste in solitaria e fa parte di un contesto composto da casa Pongelli, casa Bassi, una corte con alambicco e portico usato per la mazza e per scaldare l’acqua del bucato, oltre a un lavatoio, alle stalle e a degli orti terrazzati. Il complesso è di proprietà privata.

Tornare al XIX secolo

Il mulino è inoltre un bene culturale tutelato a livello locale, anche grazie al citato restauro del 1991, su progetto dello Studio d’architettura Thomas Mayer e Stefano Valenti. Nel frattempo però gli agenti atmosferici hanno nuovamente inciso sulla sua attività, e la ruota ha smesso di funzionare ormai da un decennio.

Il nuovo progetto di restauro proposto dall’architetto Meschi, su mandato del Comune e a stretto contatto con l’Ufficio dei beni culturali, mira sì a restaurare il mulino, ma anche il comparto nel suo complesso. Sono quindi già stati valutati il recupero dell’alambicco, e interventi sul portale settecentesco d’accesso agli orti e sulla porta d’ingresso alla Corte; benché saranno oggetto semmai di altra procedura. Quella odierna concerne infatti il «solo» mulino e le sue immediate adiacenze. Gli interventi, si legge nella relazione tecnica, mirano «al restauro e all’adeguamento funzionale del mulino, con particolare attenzione alla conservazione delle caratteristiche storiche e strutturali preesistenti. Essi comprendono la sostituzione dell’impianto esterno del mulino, la realizzazione di opere murarie, gradini, passerelle e coperture protettive per gli organi meccanici, nonché il ripristino di elementi accessori come parapetti e murature soggette a modifiche funzionali». Tutto sommato, «le opere riporteranno idealmente lo stato dei luoghi al XIX secolo, privilegiando l’utilizzo di materiali recuperabili sul sito».

Ruota, trasmissione, adduzione

L’intervento più delicato consisterà nella sostituzione della ruota, dell’albero di trasmissione del canale d’adduzione dell’acqua, tutti in legno, tutti oggi in pessimo stato di conservazione. Agli atti, al proposito, c’è un’approfondita e interessante relazione tecnica stilata dalla Leon Woodworks Sagl.