Si torna per le strade per il clima a Bellinzona

Venerdì 13 marzo 2026 Sciopero per il Clima tornerà a riempire le strade e le piazze di Bellinzona.
«Le migrazioni forzate causate dalla crisi climatica non sono uno scenario futuro, sono già una realtà – si legge nella nota del Coordinamento Sciopero per il Clima –. Secondo un rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), negli ultimi 10 anni eventi meteorologici estremi hanno causato circa 250 milioni di spostamenti interni nel mondo: in media quasi 70.000 persone sono costrette a fuggire ogni giorno a causa di inondazioni, siccità, caldo estremo e altri impatti legati alla crisi. Dal Bangladesh colpito dalle inondazioni, al Corno d’Africa devastato dalla siccità, fino alle isole del Pacifico che rischiano di scomparire, la crisi climatica sta creando una nuova categoria di rifugiati. L’Europa e la Svizzera non sono estranee a queste responsabilità e devono essere pronte a mostrare il buon esempio rispetto a ciò che accade nel mondo, non solo riconoscendo e proteggendo i rifugiati, ma adottando anche politiche volte a mitigare gli effetti nefasti della crisi climatica. Non possiamo più voltare lo sguardo: la crisi climatica è anche una crisi umanitaria. È con questa consapevolezza che chiediamo alla politica di agire ora, riconoscendo la responsabilità che abbiamo di fronte a fenomeni simili e aiutando chi ormai gli effetti della crisi li subisce in prima persona, perché il nostro futuro è indissolubilmente legato al loro».
«Gli eventi estremi che colpiscono sempre più spesso anche la Svizzera non sono solo una questione ambientale, ma anche umanitaria. Ogni alluvione, ogni siccità prolungata costringe migliaia di persone nel mondo ad abbandonare la propria casa. Continuare a ignorare questo legame significa voltare le spalle a chi paga il prezzo più alto della crisi climatica», sottolinea il diciottenne Milo Baranzini.
«Non possiamo più parlare di emergenze isolate: viviamo in un sistema che produce disastri ambientali e, di conseguenza, rifugiati climatici. La Svizzera deve smettere di ignorare questa realtà e assumersi le proprie responsabilità politiche e umanitarie», afferma la studentessa Chiara Peduzzi.
L'appuntamento è per il 1 marzo alle 16.00 in Largo Elvezia, a Bellinzona.
