Materie prime

«Siamo un toccasana? Sì, e ne siamo orgogliosi»

Il presidente dell’associazione di settore, Matteo Somaini, si esprime sulla sempre più crescente importanza della piazza per la Città – «Continueremo a contribuire allo sviluppo del tessuto luganese, fondamentale è anche non minare la stabilità delle condizioni quadro»
© CdT / Gabriele Putzu
Andrea Bertagni
Andrea Bertagni
31.08.2026 06:00

«Il commercio di materie prime per la Città è un toccasana». Così Marco Chiesa, capodicastero Finanze della Città, si è espresso alcune settimane fa sul CdT, mettendo l’accento sul fatto che per Lugano il comparto rappresenta un importante valore aggiunto in termini di occupazione qualificata, indotto economico e gettito fiscale. «Sono contento di questa presa di coscienza sull’importanza del nostro settore», commenta Matteo Somaini, presidente della Lugano Commodity Trading Association (LCTA), l’associazione mantello che riunisce la maggior parte delle società di trading di materie prime operanti in Ticino ed è un punto di riferimento per i numerosi attori che fanno parte di questo ecosistema, come le compagnie di navigazione, le banche, gli operatori logistici, i revisori dei conti, i fiduciari, le assicurazioni e i periti. «Le nostre aziende contribuiscono e contribuiranno ancora in termini di competitività al tessuto socioeconomico luganese perché in Svizzera e in Ticino hanno la possibilità di raggiungere buoni risultati grazie in prima battuta alla stabilità e alla prevedibilità delle condizioni quadro. Noi operiamo a livello globale in condizioni complesse e volatili, e per questo dobbiamo contare su pilastri solidi e credibili, che non minino, anche solo attraverso peculiarità svizzere, la nostra capacità di competere globalmente con aziende di altre nazioni».

È insomma anche grazie a questa «prevedibilità» che le imprese del comparto stanno contribuendo anche fiscalmente alla felicità del Comune di Lugano, che da alcuni anni vede entrare nelle sue casse importanti introiti milionari dalle persone giuridiche e fisiche. Le imposte comunali versate dalle persone giuridiche attive nel commercio di materie prime evidenziano infatti importanti entrate milionarie per la Città: 14,7 milioni di franchi nel 2016, 13,4 milioni nel 2017, 11,5 milioni nel 2018, 9,9 milioni nel 2019 e 12,2 milioni nel 2020, anno quest’ultimo completamente chiuso dal punto di vista fiscale. Tutto questo, mentre per l’anno fiscale 2022 ci si aspettano almeno 20 milioni di franchi di entrate. Questo perché gli anni d’oro del trading sono iniziati proprio dopo il 2020 e in particolare dal 2022 al 2024, in un contesto caratterizzato da crescente instabilità sui mercati internazionali.

Per rimanere continuamente competitivo, e di riflesso continuare a essere un toccasana per la Città, il settore delle materie prime deve però continuamente confrontarsi con sfide vecchie e nuove. Tra queste c’è anche quella della formazione. Un ambito su cui anche per Chiesa bisognerebbe raddrizzare le antenne. «Uno dei nostri obiettivi è quello di attirare e «reclutare» talenti, figure di cui abbiamo molto bisogno – sottolinea Somaini – e in questo senso una carta da giocare è quella di creare «ambienti fertili», sia dal punto di vista dei servizi individuali, come la presenza di scuole, collegamenti efficienti e condizioni di vita interessanti, sia per quanto riguarda la formazione, che in questo senso gioca un ruolo fondamentale se coordinata al meglio con le università e gli istituti formativi». Non meno essenziali, chiarisce il presidente dell’associazione, sono le condizioni quadro relative alle banche e al mondo finanziario, che rappresentano uno dei punti di forza della Svizzera per il settore delle materie prime e la distinguono da molte altre piazze internazionali. Non è invece vista come «un problema insormontabile» la carenza di ampi spazi in cui possono operare le aziende del comparto. «La disponibilità di spazi adeguati è sicuramente uno degli elementi da considerare per l’attrattività della nostra piazza– chiarisce Somaini – penso in particolare alle aziende medio grandi che hanno appunto bisogno di superfici capienti». Una necessità quest’ultima conosciuta dal Municipio di Lugano. «Siamo consapevoli delle specificità del settore e dell’importanza di garantire alle aziende spazi adeguati alle loro esigenze operative – aveva detto Chiesa al CdT - Quando un settore crea occupazione qualificata, genera gettito fiscale e investe sul territorio, è nell’interesse della Città creare le condizioni affinché possa continuare a svilupparsi».