Siccità in Ticino, la guardia ora è alta

Il Ticino affronta l’inizio di luglio con una situazione idrica sotto stretta osservazione. Nonostante il caldo delle ultime settimane, secondo i dati di MeteoSvizzera e della Piattaforma nazionale sulla siccità, il Cantone ha registrato un deficit di precipitazioni meno marcato rispetto ad altre regioni della Svizzera (si veda il capitoletto in fondo all'articolo), grazie anche ai temporali localmente intensi che hanno interessato il Sud delle Alpi. La primavera è stata comunque eccezionalmente calda e secca, con precipitazioni inferiori alla norma e temperature costantemente sopra la media. I rovesci di giugno hanno quindi attenuato il deficit, ma non sono bastati a ricostituire le riserve idriche.
«Le risorse idriche vanno considerate nel loro insieme», spiega Mauro Veronesi, a capo dell’Ufficio della protezione delle acque e dell’approvvigionamento idrico del Cantone. «Parliamo di acqua potabile, laghi, corsi d’acqua, sorgenti e falde, oltre che degli usi agricoli della risorsa. La situazione richiede attenzione, ma non è ancora paragonabile a quella del 2022». Il riferimento è all’estate di quell’anno, quando la prolungata siccità portò diversi Comuni ticinesi a introdurre limitazioni e divieti per gli usi non essenziali dell’acqua potabile.
Temporali che non bastano
Le rilevazioni dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) mostrano che il Ticino a Bellinzona scorre con una portata pari a poco più di un quinto della media di giugno. Anche Verzasca e Maggia registrano valori inferiori alla norma stagionale. La Breggia, dal canto suo, sta vivendo la seconda portata più bassa della serie storica, preceduta soltanto dal minimo eccezionale del 2022 (cfr. CdT di sabato a pagina 10). Anche il Lago Maggiore è quasi 80 centimetri sotto la media del periodo. Più stabile invece, almeno per ora, il Lago di Lugano, che si mantiene su livelli vicini alla norma. I corsi d’acqua sono generalmente i primi a risentire della scarsità di precipitazioni, mentre laghi e falde reagiscono più lentamente e beneficiano soprattutto di piogge diffuse e persistenti.
«I temporali offrono un sollievo momentaneo, ma non risolvono il problema», osserva Veronesi. «Per ricaricare realmente falde e sorgenti servirebbero precipitazioni moderate e distribuite nell’arco di diversi giorni. Gli eventi intensi e di breve durata fanno defluire rapidamente l’acqua senza permettere una vera ricarica delle riserve sotterranee».
Le falde, sottolinea il responsabile cantonale, beneficiano soprattutto delle piogge autunnali persistenti e non dei temporali estivi. Per questo motivo, anche se localmente le precipitazioni possono apparire abbondanti, e refrigeranti, gli effetti sulla disponibilità idrica restano limitati. La situazione viene monitorata quotidianamente anche dai Comuni, che in alcuni casi, come Acquarossa, Mendrisio e Losone, hanno già invitato la popolazione a limitare l’utilizzo di acqua potabile. «I Comuni conoscono bene i consumi medi e monitorano costantemente sorgenti e falde», spiega ancora Veronesi. «Gli inviti al risparmio funzionano: quando vengono lanciati, i consumi possono diminuire anche di circa un terzo». Gli appelli al risparmio hanno soprattutto una funzione preventiva, servono a contenere il fisiologico aumento della domanda di acqua durante l’estate e a preservare le risorse idriche disponibili.
L’Ufficio non gestisce direttamente la distribuzione dell’acqua potabile, ma coordina la pianificazione cantonale e favorisce i collegamenti tra gli acquedotti. Negli ultimi anni sono state infatti realizzate numerose opere di interconnessione, collegando reti e serbatoi di diversi Comuni. «Senza questi interventi durante la crisi del 2022 avremmo avuto problemi molto più seri. Oggi il modello ticinese viene guardato con interesse anche oltre San Gottardo», ricorda Veronesi.
L’agricoltura resta vigile
Uno dei comparti più sensibili all’evoluzione della situazione idrica è quello agricolo. Per ora, però, non si osservano ancora le criticità vissute quattro anni fa. «Secondo quanto riferito dalla Sezione dell’agricoltura, finora non sono state segnalate difficoltà di approvvigionamento idrico», precisa Veronesi. L’esperienza del 2022, tuttavia, ha lasciato il segno. «In Ticino le vigne normalmente non vengono irrigate, perché le precipitazioni sono generalmente sufficienti», ricorda il responsabile cantonale. «Quell’estate, invece, la pioggia non bastò e fu necessario organizzare rapidamente punti di prelievo dell’acqua. Da allora abbiamo predisposto punti di approvvigionamento da utilizzare in caso di necessità. Al momento non sono ancora stati attivati, ma se la siccità dovesse proseguire potrebbero diventare utili». In caso di limitazioni all’uso non essenziale dell’acqua potabile, gli agricoltori potrebbero inoltre ricorrere ai pozzi destinati all’irrigazione. Per il momento però non sono ancora state presentate richieste in questo senso.
Per il Cantone non è quindi ancora il momento di introdurre misure straordinarie. «La situazione è preoccupante, ma non ancora grave», conclude Veronesi. «La Piattaforma nazionale sulla siccità ci ha chiesto una valutazione della situazione in Ticino e al momento il quadro è considerato sotto controllo, anche se richiede un monitoraggio costante. Se il periodo siccitoso dovesse protrarsi, naturalmente il quadro potrebbe cambiare».
In Svizzera: «Le ondate di caldo sono arrivate in anticipo rispetto al passato»
La Svizzera ha già vissuto importanti episodi di siccità negli ultimi anni, ma quello del 2026 si distingue dai precedenti per una caratteristica: è iniziato molto prima. Dopo una primavera eccezionalmente secca e calda, già alla fine di giugno il deficit medio di precipitazioni sul territorio nazionale superava i 170 millimetri; nei mesi primaverili, inoltre, è caduta solo circa la metà delle precipitazioni abituali.
«Per quanto riguarda la sua gravità, la situazione attuale è paragonabile alla siccità del 2022 o del 2018», spiegano gli esperti della Piattaforma nazionale sulla siccità. «La differenza sostanziale risiede tuttavia nel fatto che la siccità del 2026 è iniziata molto prima nel corso dell’anno».
Nel confronto nazionale, le aree che destano maggiore preoccupazione sono l’Altopiano, la Svizzera occidentale, il Vallese e le Alpi, dove il deficit pluviometrico è particolarmente marcato.
Anche il Ticino è colpito a livello regionale dalla siccità, ma dal punto di vista climatologico le condizioni (precipitazioni, umidità del suolo e deflussi) non risultano ancora così eccezionali. «Il deficit di precipitazioni da solo non spiega completamente la siccità», specificano gli esperti della Piattaforma. Per alimentare fiumi e torrenti conta infatti anche l’acqua proveniente dallo scioglimento della neve. «Nell’inverno 2025/26 in molte regioni delle Alpi la quantità di neve era nettamente inferiore al solito. Di conseguenza, in primavera il disgelo è stato più modesto e in molti luoghi si è concluso prima del solito a causa delle temperature elevate».
A incidere è stata anche l’evaporazione. Come precisano ancora dalla Piattaforma nazionale sulla siccità, le temperature elevate e le ondate di calore precoci hanno causato un’ulteriore perdita d’acqua dal suolo e dalla vegetazione, riducendo la quota che alimenta fiumi e torrenti. Allo stesso tempo, il maggiore fabbisogno idrico della vegetazione ha contribuito a mettere ulteriormente sotto pressione le riserve disponibili. «Forse a causa della siccità, o del deficit di neve, una parte dell’acqua disponibile viene trattenuta nei bacini di accumulo per garantire le riserve energetiche», indicano gli esperti della Piattaforma. Un fattore che deve però essere valutato caso per caso, perché bacini idrografici e condizioni idrologiche variano molto da una regione all’altra. Per questi motivi i tecnici sottolineano che non è sufficiente osservare il ritorno della pioggia. Per valutare se la siccità stia realmente attenuandosi occorre che le precipitazioni siano diffuse sull’intero territorio e sufficienti a compensare il deficit idrico accumulato nei mesi precedenti.
Resta poi la questione climatica, che gli esperti invitano a leggere con prudenza. «I singoli episodi di siccità non possono essere attribuiti esclusivamente al cambiamento climatico», sottolineano dalla Piattaforma. Tuttavia, aggiungono, «le osservazioni e le proiezioni climatiche mostrano che i periodi di siccità e le ondate di calore in Svizzera stanno diventando più frequenti, più intensi e più lunghi. Di conseguenza, aumenta anche la probabilità che si verifichino situazioni di siccità marcata come quella attuale».

