Sigilli al Parq di Lugano, ma tutto il settore ancora soffre

Il Parq era diventato uno punto di riferimento per gli amanti del sushi e della cucina giapponese (ma non solo) a Lugano. Il locale di via Lucchini, seppur non centralissimo, era ben frequentato e si era negli anni costruito un nome come uno dei migliori posti in città per chi era alla ricerca di una cucina fusion di qualità. Stupisce dunque notare che, sulla porta principale, in questi giorni è apparso un sigillo dell’Ufficio Esecuzioni. «Chiunque rompe, rimuove o rende inefficace un sigillo ufficiale è punito con una pena detentiva o una pena pecuniaria». Sopra la scritta «Chiuso per vacanze estive», senza indicare un giorno di riapertura. Sotto, appunto, il sigillo rosso dell’Ufficio Esecuzioni. Una situazione come detto piuttosto sorprendente visto che il locale sembrava funzionare piuttosto bene. Ma è chiaro che questo anno e mezzo, contraddistinto da chiusure e restrizioni, ha messo in difficoltà molti esercenti. Purtroppo non siamo riusciti a contattare i proprietari per capire nel dettaglio cosa sia successo. Quel che è certo - terminati i crediti COVID - è che in città il Parq non è il primo e purtroppo non sarà neppure l’ultimo ristorante a dover chiudere. Il settore, nonostante le riaperture e i numerosi turisti in Ticino in questo periodo, continua a soffrire. Ne abbiamo parlato con il presidente di GastroLugano Michele Unternährer.
Gli affitti: «Un problema»
Uno dei problemi principali riguarda gli affitti. «Soprattutto in quei casi in cui - spiega Unternährer - i proprietari non hanno abbassato le pigioni». Non solo durante il periodo di chiusura forzata, ma anche fino a quando (e parliamo di pochi giorni fa) c’erano limitazioni riguardanti il numero di clienti che potevano essere accolti all’interno. «In molti hanno dovuto così pagare l’affitto pieno ma avere a disposizione metà dei tavoli».
Aiuti agli sgoccioli
Poi c’è la questione degli aiuti finanziari. I crediti-COVID come detto non ci sono più e, ora che le restrizioni sono state quasi completamente tolte, diventa anche più difficile ricevere aiuti per il lavoro ridotto.
Colpiti dal telelavoro
Lugano in questo periodo è molto frequentata dai turisti. Ma per molti ristoratori ha pesato in questo periodo la mancanza di clienti locali. In regime di telelavoro, tra le proprie mura domestiche, non si recano più al bar per la pausa caffè e al ristorante per il pranzo. «Ed è una cosa che si sente - spiega Unternährer - soprattutto in quelle zone di Lugano che stanno in piedi grazie alla presenza di uffici. Non manca solo il cliente locale sul mezzogiorno, ma mancano anche i pranzi di lavoro, di business». Unternährer è poi convinto che i turisti, per tenere in piedi il settore, potrebbero non bastare. «Oggi ci sono. Ma domani? Quando diventerà più facile viaggiare all’estero potremmo non più vederne così tanti. Le riapertura con l’Italia già danno segnali in questo senso». E a quel punto la clientela locale diventerà fondamentale per tutti.
«Quanta fatica appena fuori dal centro»
Secondo Michele Unternährer c’è un altro aspetto molto importante da tenere in considerazione. Bar e ristoranti del centro stanno lavorando bene. «Anzi, c’è la fila per entrare in diversi di loro». Ma appena fuori, dove i turisti magari non si avventurano, i ristoratori continuano a far fatica. Per loro la situazione è doppiamente complicata perché, appunto, magari sono tagliati fuori dal flusso turistico e perché, come si diceva nell’articolo principale, ormai da quasi un anno e mezzo non hanno potuto contare sui clienti abituali rimasti a casa in telelavoro.
«Ne vedremo altri»
Possibile che, con meno aiuti statali, i «nodi verranno al pettine» nei prossimi mesi?_Possibile che, nella ristorazione, è soprattutto d’ora in poi che assisteremo a chiusure e fallimenti?_«GastroSuisse - spiega Unternährer - aveva affermato che il 20% delle attività avrebbero chiuso. Mi auguro che non si arriverà a quelle cifre. Certo è che chi già era in difficoltà prima della pandemia rischia ora di non farcela. Vedo tanti colleghi continuare a lavorare con il personale ridotto nonostanteabbiano una buona clientela. E capisco le loro preoccuazione. Non tutti se la sentono di assumere subito nuovo personale».
