Acque capriaschesi

Sono diminuiti gli inquinanti eterni

Il dato è emerso in una serata di presentazione del Servizio di approvvigionamento idrico in cui è stata anche illustrata la (necessaria) complessità del sistema, e perché i suoi costi sono elevati
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Federico Storni
08.04.2026 06:00

Ci sono sempre meno PFAS - i cosiddetti «inquinanti eterni» - nelle acque della Capriasca. Le ultime rilevazioni, è emerso in una serata dedicata alla presentazione del locale Servizio di approvvigionamento idrico (con un focus proprio sugli PFAS), indicano infatti costantemente valori inferiori persino alle restrittive soglie europee che la Confederazione non ha ancora adottato. L’inquinamento da PFBA, la principale sostanza di questo gruppo riscontrata nelle acque capriaschesi qualche anno fa, sembra dunque praticamente risolto.

Posato un bypass

Già negli scorsi anni Cantone e Comune avevano fatto informazione attiva sul tema. L’inquinamento era emerso nel 2022 e nel 2023 ne era stata individuata la causa: materiali utilizzati nella realizzazione della galleria di base ferroviaria del Ceneri. Si trattava in ogni caso di valori che non presupponevano alcuna restrizione alla potabilità e che da allora, grazie anche alla posa di un bypass che ha convogliato le acque nel collettore consortile CDALED delle acque luride. Da allora quel valore si è praticamente decimato. Il monitoraggio continuerà e il Comune sta valutando un sistema di filtraggio qualora la situazione dovesse per qualche motivo peggiorare. Al contempo le FFS stanno studiando se sia possibile captare e trattenere alla base l’inquinante.

Prezzi alti: perché?

Gran parte della serata, all’ex caserma di Tesserete, è stata invece dedicata alla spiegazione del funzionamento del Servizio di approvvigionamento idrico del Comune. La conferenza, molto frequentata, era stata fortemente voluta dal Municipio in seguito a diverse sollecitazioni legate sia alla questione PFAS, sia al costo dell’«oro blu» che in Capriasca è fra i più alti del Ticino, se non della Svizzera. Il responsabile del servizio Mattia Vescovi è stato accompagnato da un notevole parterre di esperti: il chimico cantonale e direttore del Laboratorio cantonale Nicola Forrer; il responsabile per la Svizzera italiana dell’organizzazione nazionale professionale SVGW (Associazione per l’acqua, il gas e il calore) Raffaele Domeniconi; il capouffico Protezione delle acque e approvvigionamento idrico Mauro Veronesi; e il professore del Dipartimento di scienze biomediche dell’Università di Losanna Davide Staedler. Quel che è emerso è la (necessaria) complessità del sistema capriaschese, che ha richiesto in media due milioni di investimento all’anno, destinati a diventare tre con l’attuazione del Piano generale di smaltimento. Ciò corrisponde a un tasso di rinnovo di circa l’1%, la metà di quello raccomandato. «È quindi impossibile realizzare meno di quanto in atto - ha detto Vescovi. - Altrimenti il sistema non sarebbe in grado di funzionare in futuro».