Arogno

«Sono stato in pericolo di morte ma non per la caduta nel riale»

Il 32.enne rimasto vittima di un infortunio a margine del Torneo Lui&Lei è tornato a casa e ha già ripreso l’attività professionale – Ha riportato una contusione al costato e sono serviti alcuni punti in testa – Ma perché la sua vita è stata in pericolo? «Ho avuto una reazione allergica»
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Stefano Lippmann
20.04.2026 06:00

Come stai? «Adesso sto bene, grazie. Ma non stavo neanche troppo male quando sono giunto in ospedale». È tornato al lavoro il 32.enne che tra la domenica di Pasqua e il lunedì di Pasquetta è rimasto vittima di una caduta a margine del Torneo di calcio Lui&Lei che si stava svolgendo ad Arogno. Un attimo di distrazione, attorno a mezzanotte, unitamente a un luogo non propriamente felice per urinare, hanno portato l’uomo a ruzzolare per una decina di metri, finendo sul greto del fiume che scorre a pochi passi dal centro sportivo. La mattina del 6 aprile, poche ore dopo l’infortunio, un comunicato della Polizia cantonale rendeva noto che «in base a una prima valutazione medica», l’uomo «ha riportato gravi ferite tali da metterne in pericolo la vita». In realtà, come ci racconta il diretto interessato, il fatto di essere stato in pericolo di morte non è direttamente legato alla caduta. «A seguito dell’incidente – spiega il 32.enne – ho riportato solamente delle contusioni al costato e un taglio alla testa cucito con cinque punti». A prima vista, dunque, nessuna ferita grave anche se da una prima diagnosi svolta sul posto pochi istanti dopo l’infortunio «si temeva per la rottura del bacino e un forte trauma cranico». Possibilità che – oltre alla difficile posizione nella quale si trovava l’uomo – ha portato i soccorritori a richiedere l’intervento di un elicottero della REGA.

Il peggio arriva dopo

Ad ogni buon conto, il peggio è arrivato in ospedale. «Attorno alle tre del mattino mi ricordo che ero sdraiato sul letto d’ospedale e attorno a me vedevo tante persone». Sì, poco prima la vita il 32.enne l’ha rischiata davvero. «Mi hanno fatto l’antitetanica e iniettato un liquido di contrasto per le analisi che avrebbero svelato eventuali fratture ossee o emorragie interne. Il problema è che uno dei due liquidi ha provocato una reazione allergica». Nel giro di pochi istanti «si è gonfiata la cima dell’esofago», compromettendo la corretta respirazione. «Mi hanno dato due cariche di adrenalina le quali, però, non hanno sortito gli effetti sperati e così non è rimasto altro da fare che intubarmi in emergenza».

Fortunatamente tutto si è risolto per il meglio. Per quel che riguarda la reazione allergica «non so ancora bene cosa l’abbia scatenata, prossimamente è prevista una visita medica dall’allergologa».

«Grazie a tutti»

Il nostro interlocutore è stato dimesso dopo un paio di giorni e settimana scorsa, come detto, è rientrato al lavoro. Non lesina i ringraziamenti per chi si è prodigato a favore del suo soccorso: «Il tempo di reazione e la coordinazione del salvataggio sono state eccezionali. Ringrazio tutti quelli che sono intervenuti per questo avvenimento poco piacevole», sottolinea. Allo stesso tempo porge un sentito ringraziamento «a tutti i partecipanti alla manifestazione, hanno dovuto attendere per un paio d’ore nel capannone perché erano in atto le operazioni di soccorso. Li ringrazio per la comprensione». Tutto è bene quel che finisce bene.

Confinati per due ore: «Esigenze operative»

Attimi concitati, comprensibilmente, quella notte. Per permettere le operazioni di soccorso e di arrivo dell’elicottero, i partecipanti all’evento sono stati confinati per diverso tempo, si stima due ore, all’interno del capannone. Una situazione – non nasconde Kevin Casellini, uno degli organizzatori della manifestazione – non facile da gestire. Va ribadito: tutto è bene quel che finisce bene. Ma all’indomani dell’incidente gli organizzatori hanno chiesto qualche delucidazione alla polizia in merito alla gestione delle operazioni di recupero e delle modalità di comunicazione. «Nonostante il clima di fattiva collaborazione, siamo rimasti profondamente colpiti dalla gestione delle persone all’interno del capannone – ha fatto presente alla polizia l’organizzatore –. A causa delle tempistiche prolungate del recupero, abbiamo chiesto più volte di poter far defluire i presenti per evitare tensioni». Il tutto «sapendo che l’uscita era distante dalla zona dell’intervento e non avrebbe intralciato le operazioni di salvataggio». Tuttavia, si ravvisa, «la richiesta è stata negata e alla nostra segnalazione circa il clima di nervosismo che si stava creando all’interno, un agente ha risposto testualmente che quanto accadeva nel capannone ‘non era un problema loro’». Altro tema, quello comunicativo. «Mentre già alle 13 di lunedì il ragazzo coinvolto ci aveva rassicurati personalmente sulle sue buone condizioni di salute, gli organi di informazione hanno diffuso notizie allarmanti fino alla sera, parlando di ‘pericolo di morte’, basandosi su un comunicato stampa della polizia». Cosa che, secondo gli organizzatori, «ha causato preoccupazione ingiustificata».

Chiarimenti, in tal senso, sono presto giunti dalla gendarmeria. «Per quanto concerne gli aspetti operativi – ha spiegato agli organizzatori l’aiutante capo Rigamonti – si precisa che considerato il luogo dell’evento e la conformazione dei luoghi, l’importante impiego di mezzi di pronto intervento (117, 144, 118 e REGA) e la complessità della situazione, è stato necessario istituire e mantenere libera una piazza sinistrata (gergo tecnico atto a indicare la zona di lavoro dedicata ai vari partner in attività) comprensiva di un asse di penetrazione sicuro per i soccorsi». Per questo motivo – evidenzia la polizia –, «la decisione di mantenere i presenti all’interno dell’area adibita alla manifestazione è una conseguenza di questa necessità ed è dettata da imprescindibili esigenze di sicurezza e di efficacia operativa. Possiamo comprendere il vostro soggettivo disappunto ma si ritiene che la misura sia stata oggettivamente e operativamente proporzionale a garantire lo svolgimento dei lavori e dei necessari soccorsi».

In relazione all’aspetto legato alla comunicazione, invece, la gendarmeria risponde che «l’informazione inizialmente trasmessa risultava corretta sulla base degli elementi disponibili al momento. Eventuali aggiornamenti riguardanti lo stato di salute di una persona infortunata non vengono, di principio, comunicati dai sanitari alle autorità di polizia, se non nei limiti strettamente necessari».