In aula

Spaccio di droga: riconosciuto il sincero pentimento

Condannato un ventisettenne del Luganese, ma la Corte gli ha riconosciuto l'ampio aiuto fornito in sede d'inchiesta, che ha permesso alla Magistratura inquirente di avviare accertamenti nei confronti di terze persone
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Valentina Coda
17.03.2026 16:39

La collaborazione fornita dall’imputato durante tutta la fase dell’inchiesta è stata così ampia e proattiva che ha permesso alla Magistratura inquirente di avviare accertamenti anche su terze persone nell’ambito del traffico di stupefacenti. Motivo per cui, nonostante la condanna, gli è stato riconosciuto il sincero pentimento. Un’attenuante che viene concessa di rado dai giudici proprio per la difficoltà nel dimostrare in modo autentico – quindi non tattico e funzionale all’imputato – di aver sbagliato. È uscito di prigione ieri dopo la sentenza pronunciata dalla Corte delle assise criminali – che gli ha inflitto una pena di 30 mesi, di cui 6 da espiare e il restante sospeso – il 27.enne del Luganese reo di aver acquistato e poi spacciato, da aprile 2024 a settembre 2025, almeno 345 grammi di cocaina, 348 grammi di ketamina, oltre 2,7 chili di hascisc, 124 pastiglie di ecstasy, 35 grammi di MDMA in cristalli e 10 pezzi di LSD. Una varietà di stupefacenti trattata e di cui ha avuto accesso l’imputato non di poco conto, tanto che è stata definita come una sorta di «mercato» dalla titolare dell’incarto, la procuratrice pubblica Margherita Lanzillo. «Era in grado di procurarsi qualsiasi tipo di stupefacente. Ma ha dimostrato un approccio processuale tale da spiegarci per filo e per segno ogni singolo passaggio di come faceva ad accedere al dark werb e di come si procurava le sostanze. Senza contare l’educazione dimostrata in sede d’inchiesta, e un comportamento simile l’ho visto raramente», ha osservato la pp.

L’attenuante del sincero pentimento è stata richiesta dalla difesa dell’uomo, rappresentata dall’avvocato Massimiliano Parli, che ha tenuto a specificare come la collaborazione fornita dal suo assistito sia stata «immediata». Un aspetto, quest’ultimo, che rappresenta «un classico caso di sincero pentimento per cui la clausola dovrebbe essere applicata». La Corte presieduta dalla giudice Monica Sartori-Lombardi, come scritto in entrata, ha sposato la richiesta del patrocinatore dell’uomo e pure la proposta di pena formulata dalla pubblica accusa e dalla difesa nei primi istanti del dibattimento. Inoltre al 27.enne – essendo stato un consumatore di stupefacenti –, gli è stato ordinato di intraprendere un percorso terapeutico. «Sono consapevole che esiste il rischio di una ricaduta – ha detto l’imputato in aula prima della lettura della sentenza –, ma questi sei mesi dietro le sbarre, la profonda riflessione che ho svolto e l’astinenza dalle sostanze sono stati una lezione che ho imparato a caro prezzo. Ho diverse cose di cui occuparmi e a cui pensare fuori dal carcere, tra cui riprendere gli studi e tornare a lavorare».

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