Speziali, Dadò e Sirica: «Zali deve chiarire»

Un profilo Instagram, una donna, un uomo e tre presidenti di partito in pressing. La pagina social si chiama «sa (… omissis) 1978» e dal 13 luglio vede fissati in pole position due stralci di audio nei quali due persone dialogano. Il contenuto, in alcuni passaggi appare altamente compromettente, con l’uomo che esorta la sua interlocutrice a valutare azioni contrarie alla legge, tra l’altro un esplicito «riempila di botte». Il soggetto al centro di queste parole sembra essere un’altra donna. Va detto che sull’autenticità degli audio non può esserci certezza, come pure sull’identità delle persone, anche se a più riprese la donna, che parla con un evidente trasporto emotivo dal quale traspare sofferenza e incertezza sul da farsi, si rivolge più volte con il nome «tu Claudio» e pure le generalità estese «Claudio Zali». I frammenti sono di 1’21” e di 1’55” e dalla timeline si vede essere parte di un dialogo durato più a lungo e riconducibile agli anni 2022-2023. Ma perché parliamo di tutto questo? Perché il profilo, che conta 154 post, 113 follower e che segue 310 altri profili, nelle ultime settimane è stato al centro di molte discussioni ed è stato indicato da molti in Ticino. Ma senza che mai se ne parlasse pubblicamente, da una parte per l’incertezza che nell’era del digitale e dell’AI spinta induce tutti ad un’estrema prudenza.
Il Corriere del Ticino nel frattempo è entrato in possesso di un documento autentico, la lettera trasmessa venerdì 17 luglio 2026 al consigliere di Stato, direttore del Dipartimento del territorio e presidente del Governo, Claudio Zali. La lettera, inviata direttamente presso la residenza governativa a Bellinzona chiede espressamente a Zali di pronunciarsi pubblicamente per dire la sua. E questo, ovviamente, sia che si tratti della sua voce e della sua persona, ma anche nel caso si tratti di un «fake». Non è la prima volta che utenti social, che dichiarano essere donne, pubblicano contenuti nei quali citano il destinatario della lettera in questione. In passato però quei profili erano apparsi e successivamente cancellati nello spazio di pochi giorni, finanche solo ore. Stando a nostre informazioni il titolare che figura nella pagina in questione, generata nel 2021, non risponde al nome e cognome dichiarato via social, ma ad un’altra donna.
«Serve equilibrio»
Ad alzare il tiro su Zali sono ora il vertice di PLR, Centro e PS, il presidente Alessandro Speziali, il presidente Fiorenzo Dadò e il copresidente Fabrizio Sirica. «Le rivolgiamo la presente lettera - si legge - in seguito alla recente diffusione pubblica, attraverso canali social media, di alcuni file audio contenenti una conversazione telefonica a lei attribuita e altri contenuti. Da tali registrazioni emergono affermazioni riguardanti fatti e circostanze che destano profonda preoccupazione per la loro gravità, in quanto riferiti a potenziali questioni nei confronti di una donna». Speziali, Dadò e Sirica aggiungono poi che «la pubblicazione di questo materiale sta generando numerosi interrogativi e segnalazioni da parte della cittadinanza, che mettono in discussione la credibilità delle nostre istituzioni». Nonostante questa descrizione, aggiungono che «in questa sede non vogliamo giungere a conclusioni affrettate ed eventuali accertamenti spettono esclusivamente alle autorità competenti». Un po’ per dire che non tocca a loro tre indagare o indossare la veste di inquirente. Ciò non toglie che «riteniamo tuttavia che, quando materiali di questa natura coinvolgono direttamente una persona chiamata a ricoprire una delle più alte cariche dello Stato, si ponga inevitabilmente una questione di fiducia e credibilità istituzionale. Le istituzioni democratiche vivono dal rapporto saldo con i cittadini, un patrimonio prezioso che impone a chi ricopre alte cariche pubbliche standard etici ineccepibili». E questo perché «la funzione pubblica esige equilibrio, rispetto delle persone e la piena consapevolezza del valore esemplare di ogni comportamento tenuto da chi è chiamato a governare il Cantone. Ciò deve valere nei fatti come nella percezione da parte della cittadinanza». Una lunga e articolata premessa per concludere così: «Riteniamo che questa situazione non possa essere confinata nel silenzio. Nell’interesse delle istituzioni e della fiducia che i cittadini ripongono in esse, le chiediamo di assumere personalmente e il prima possibile un’iniziativa responsabile affinché lei chiarisca pubblicamente questa situazione». Un passo inteso a «fare piena luce» anche «per tutelare il prestigio e la credibilità del Consiglio di Stato, anche nel complesso del suo collegio».
Chiamati settimana prossima
Pubblicamente, ad oggi, non si è visto o letto nulla da parte di Zali, ma va detto che l’attività governativa in queste settimane è rallentata per la pausa estiva e le riunioni plenarie del Governo sospese fino ad inizio agosto. Alcuni consiglieri di Stato sono assenti per vacanze, tra questi c’è anche il direttore del Dipartimento del territorio. Intanto va sottolineato che la lettera che abbiamo riportato in pratica integralmente, è stata trasmessa in «copia per conoscenza» anche a Marina Carobbio, Raffaele De Rosa, Christian Vitta e Norman Gobbi. Ed è finita anche nelle mani di alcuni membri dello staff di direzione dei consiglieri di Stato citati, per una verifica e una ricerca documentale del materiale contenuto nel profilo di Instagram. Ma per ora nessuno prende posizione.
Zali, ai presidenti, ha fatto rispondere dai propri servizi. Stando a nostre informazioni non intende passare sotto silenzio l’accaduto. Il che non significa ancora che seguirà alla lettera la richiesta corale di Speziali-Dadò-Sirica, ma i tre presidenti verranno ricevuti negli uffici di Zali nel corso della prossima settimana.
Foto a Palazzo e lettere a Pagani
Nel profilo «sa (… omissis) 1978» non ci sono solo gli audio citati, ma anche invettive nei confronti dei media, e giornalisti specifici, una citazione dopo il fatto di sangue degli scorsi giorni «ennesimo femminicidio… perché non è un omicidio, è un femminicidio, usate la parola giusta». Ma anche una foto di una riunione governativa, con, sullo sfondo Christian Vitta e Raffaele De Rosa, una busta con chiavetta USB, con lo sfondo di Palazzo di giustizia e la scritta «confidenziale PG Andrea Pagani», come pure stralci della lettera consegnata all’attenzione del procuratore generale con la descrizione di (presunti) fatti, nomi e cognomi.
