Domande e risposte

Stime immobiliari alle urne

I ticinesi si esprimeranno sull'iniziativa popolare che mira a inserire nella Costituzione il principio secondo cui l'aumento del valore degli edifici venga sempre valutato ed eventualmente «corretto» dalla politica - Per i favorevoli è una regola di buon senso, per i contrari sarebbe inutile
Paolo Gianinazzi
27.05.2026 06:00

Il 14 giugno i ticinesi votano sull’iniziativa popolare costituzionale «Sì alla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima». Vediamo di che cosa si tratta.

Che cosa sono i valori di stima immobiliare?

È il valore ufficiale che le autorità attribuiscono agli immobili ed è inferiore al valore di mercato. Si stima che in Ticino si situi attorno al 40% del reale valore di mercato delle case. Una casa dal valore di circa un milione, dunque, agli occhi delle autorità vale in realtà circa 400 mila franchi. È un dato importante per i proprietari di immobili per più ragioni. In primis, ovviamente, poiché influisce sul carico fiscale attribuito all’immobile: impatta sull’imposta sulla sostanza. Più quel valore è alto e maggiori sono le imposte da pagare. Ma non solo: esso incide in totale su 32 leggi e, ad esempio, può influire sull’ammontare della retta della casa per anziani, oppure sulla possibilità (o meno) di avere diritto ai sussidi di cassa malati. Toccare quel valore ha conseguenze rilevanti per tutti i proprietari immobiliari.

Perché quel valore dovrebbe aumentare?

Il regolamento di applicazione della legge sulla stima ufficiale della sostanza immobiliare prevede che l’evoluzione dei valori immobiliari sia monitorata e, ogni quattro anni, oggetto di un rapporto sottoposto al Consiglio di Stato. Se in questo lasso di tempo viene constatato un aumento o una diminuzione dei valori di stima superiore al 25%, il Governo ha la facoltà di procedere a un aggiornamento dei valori di stima, come ad esempio accaduto nel 2016. Ma non solo: la legge stabilisce pure che il Governo ordini una revisione generale dei valori di stima ogni 20 anni. L’ultima sarebbe dovuta avvenire nel 2025, ma il Governo ha deciso di rimandarla al 2035, procedendo con un ritocco intermedio verso l’alto del 15%. Va poi sottolineato che secondo una sentenza del Tribunale federale il valore di stima dovrebbe situarsi tra il 70% e il 100% del valore di mercato. In Ticino, in soldoni, si dovrebbe dunque prima o poi procedere a un aumento importante dei valori di stima, che potrebbe anche arrivare a raddoppiarli. Si stima, infatti, che procedendo in tal senso l’impatto complessivo sarebbe di 431 milioni di franchi, tra maggiori tributi (404,5 milioni di franchi) e minori sussidi (25,5 milioni di franchi), suddivisi in 228,9 milioni per il Cantone e 202,1 milioni per i Comuni. È in questo contesto, e per evitare questa «mazzata» fiscale, che a cavallo tra il 2022 e il 2023 un gruppo interpartitico (composto da UDC, Lega, PLR e Centro) ha lanciato l’iniziativa popolare su cui voteremo il 14 giugno.

Che cosa prevede l’iniziativa?

Il testo chiede l’introduzione di un articolo costituzionale secondo cui «la revisione generale ricorrente dei valori di stima immobiliare (ndr. quella che doveva avvenire nel 2025 ma è stata rimandata al 2035) non può comportare nel complesso un aumento automatico del gettito dei tributi pubblici, né una riduzione automatica delle prestazioni, degli aiuti e dei sussidi erogati nell’ambito del perseguimento degli obiettivi sociali». Concretamente significa che si vuole fissare nella Costituzione cantonale il principio secondo cui la revisione generale delle stime debba essere accompagnata da un esame del suo impatto e da una valutazione dei possibili correttivi. «L’obiettivo dell’iniziativa – come scritto nell’opuscolo informatico del Cantone – è di evitare un automatismo secondo il quale a un aumento delle stime (...) corrisponda automaticamente, quindi senza che siano valutati dei possibili correttivi, un aumento del carico fiscale e una riduzione delle prestazioni sociali».

Quali gli argomenti a favore?

Il comitato favorevole, composto dai già citati quattro partiti UDC, Lega, PLR e Centro, nonché dal mondo dell’economia, fa notare che una revisione delle stime senza misure accompagnatorie e di compensazione peserebbe oltre 430 milioni di franchi sulle spalle dei ticinesi. Concretamente – parafrasando dall’opuscolo informativo – un raddoppio delle stime significherebbe che una famiglia pagherebbe più del doppio di imposte sulla sostanza per la stessa casa, oppure un anziano potrebbe perdere il sussidio cassa malati o le prestazioni complementari, o vedersi aumentare la retta della casa anziani. Contro queste eventualità secondo i favorevoli occorre «una protezione costituzionale forte». E «scriverlo nella Costituzione significa proteggere chi è vulnerabile dalla revisione oggi, domani e per tutte le revisioni future». In sostanza si tratta di stabilire nero su bianco «una regola di buon senso: una revisione tecnica non può diventare una macchina per fare cassa».

E quali sono, invece, quelli dei contrari?

Secondo i contrari, sebbene a prima vista possa sembrare una misura di buon senso, «in realtà chiede qualcosa che avviene già oggi» perché la revisione delle stime passa comunque dal Gran Consiglio e esso ha già la possibilità di compensarne gli effetti oppure di mantenerli. Inoltre, i contrari ricordano che «oggi in Ticino le stime sono ferme al 40% del valore di mercato, mentre la giurisprudenza federale indica che per una questione di parità di trattamento la soglia dovrebbe situarsi attorno al 70%» e quindi la futura revisione sarà «necessaria per riportare il sistema entro parametri più corretti e legali». Oltre a ciò fanno notare «che questo rinvio comporta una rinuncia stimata in circa 400 milioni di entrate per il Cantone nei prossimi anni in un momento in cui le finanze pubbliche sono sotto pressione». E per i contrari «è un dato che non può essere ignorato», soprattutto visto «che questi soldi sarebbero necessari per calmierare l’effetto dei premi di cassa malati sui bilanci famigliari».