Comunali

Strappo UDC-Lega, effetto domino anche su Lugano

L’accordo naufragherà anche in riva al Ceresio? I democentristi puntano a una lista forte per il Consiglio di Stato: se Chiesa dovesse essere della partita, in città si aprono nuovi scenari
©Gabriele Putzu
Nico Nonella
24.06.2026 06:00

Un effetto domino che potrebbe arrivare fino a Lugano. Certo, le elezioni comunali si terranno tra due anni e tutto può ancora succedere, ma è indubbio che la decisione dell’UDC di correre in solitaria sia per il Consiglio di Stato che per il Gran Consiglio potrebbe avere ripercussioni anche in riva al Ceresio. Quattro anni fa era stato trovato un accordo che comprendeva una lista congiunta Lega-UDC per il Consiglio di Stato, per le nazionali e, infine, per la Città di Lugano.

L’intesa, almeno a Lugano, potrebbe venir rinnovata? «Ne discuteremo», dice il sindaco Michele Foletti.  «L’accordo non costituisce un precedente, ma non esclude eventualmente la possibilità che si possa trovare un accordo solo per le elezioni comunali. Ma sarà l’assemblea della Lega ad avere l’ultima parola. È presto per esprimersi. Se ho capito bene il problema a livello cantonale è legato a una persona. Per quel che riguarda Lugano dovremo fare analisi e valutazioni».

«È prematuro prendere una decisione adesso», premette il capogruppo della Lega, Lukas Bernasconi. «Sicuramente ne discuteremo con il sindaco e i municipali. Ogni situazione ha le sue dinamiche, il problema che si è creato a livello cantonale è legato ai personalismi e al veto ad personam che l’UDC ha posto su Claudio Zali». In ogni caso, le decisioni a livello cantonale non sono vincolanti per le sezioni comunali, che hanno libertà di scelta. «Per me non è stato un fulmine a ciel sereno. In casa UDC questa decisione è stata presa mesi fa. Ci si può attaccare a Zali, ma la loro volontà è quella di contarsi per capire dove possono arrivare. Per la Lega è un momento importante, dovremo pensare al rinnovamento e a un cambio di marcia. Ci sarà spazio per persone giovano che voglio profilarsi, e questo è positivo».

Valutazioni in corso

Anche in casa UDC andranno giocoforza fatte delle valutazioni. È presto per dire se l’alleanza con la Lega è finita? «Allo stato attuale sono proprio i leghisti che hanno chiuso le porte. Se Marco Chiesa dovesse ripresentarsi, abbiamo ottime possibilità di difendere il seggio. Anche a Lugano è arrivato il momento di appurare quanto pesa realmente l’UDC come partito e sé stante, con la sua linea politica», risponde il capogruppo in Gran Consiglioe presidente sezionale  luganese Alain Bühler. Appunto, Marco Chiesa. Da tempo si vocifera di una sua possibile candidatura al Governo ticinese. Bühler, non chiude la porta: «È uno scenario che andrà discusso, certo. Ora la Commissione cerca dovrà fare un lavoro di cernita delle varie candidature e poi toccherà alla Direttiva e al Comitato cantonale ratificare i cinque nomi. Ovviamente, bisogna tener conto degli effetti di determinate decisioni. L’obiettivo – assicura – è presentare la lista più forte possibile».

Un seggio ambito

Se Chiesa dovesse decidere di puntare al Consiglio di Stato, entrerebbero in gioco altri incastri. E altri scenari politici: «Se Marco dovesse essere in lista per l’Esecutivo cantonale sarà sicuramente un papabile per assumerne la carica – rileva Foletti –. A quel punto dovrebbe lasciare il Municipio e rientrerebbe Tiziano Galeazzi. Questo scenario aprirebbe anche la questione legata al seggio al Consiglio degli Stati. Si assisterebbe, insomma, a un effetto domino».

Un effetto domino che coinvolgerebbe anche altri partiti. Senza Chiesa, per l’UDC la difesa del seggio si complicherebbe e questo potrebbe rilanciare le ambizioni di chi, come il PLR, sogna di recuperare la terza «poltrona».

Strappi e schermaglie

In città e nelle immediate vicinanze, strappi e schermaglie tra Lega e UDC in questi mesi non sono mancate. L’ultima lunedì sera, in occasione della discussione sul Piano finanziario 2026-2033 della Città di Lugano. Dai banchi della Lega è arrivata una stoccata all’indirizzo del documento stilato dal Dicastero in mano a Chiesa: «Il clima che questo Piano finanziario trasmette è di incertezza. Ci sono aggiustamenti e manovre, ma non una visione positiva. Il futuro, questo documento, lo subisce. Una città che non investe, non cresce e recede», aveva ammonito Bernasconi.

Pochi mesi prima e poco distante, a Paradiso, si era invece consumato lo strappo tra il municipale Antonio Caggiano e i tre consiglieri comunali leghisti, i quali avevano abbandonato il movimento per passare nelle file dell’UDC.Il municipale ex leghista di Paradiso, di cui in passato si è vociferato potesse spostarsi proprio a Lugano e correre per l’UDC alle ultime elezioni comunali (voci che poi non hanno mai trovato fondamento) parla nelle nota stampa di un movimento che si sarebbe «seduto» dopo al scomparsa di Giuliano Bignasca.