Il caso

Su Zali la Lega temporeggia ancora, e sull'alleanza l'UDC non farà sconti

Faccia a faccia tra i vertici di via Monte Boglia e il «ministro» finito al centro della bufera - Il consigliere di Stato comunicherà pubblicamente «nei prossimi giorni» la propria posizione - I democentristi sembrano intenzionati a tirare dritto - Riunione del Governo sul tema della presidenza
©Gabriele Putzu

«Il coordinamento della Lega dei Ticinesi ha incontrato questa sera personalmente il consigliere di Stato Claudio Zali per confrontarsi sui recenti fatti. Il consigliere di Stato Zali ha fornito la sua versione e le sue spiegazioni escludendo di aver commesso fatti di rilevanza penale. Ha inoltre comunicato che nei prossimi giorni esprimerà pubblicamente la propria posizione e le decisioni che intenderà assumere. Il coordinamento ne ha preso atto e attenderà tale comunicazione prima di esprimersi sulla vicenda e adottare gli eventuali provvedimenti».

Così il contenuto integrale del comunicato diffuso alle 21.23 dal coordinatore della Lega Daniele Piccaluga. Una breve nota stampa arrivata al termine di una giornata cruciale per il movimento, ma che nella sostanza ha prodotto ben poco, se non la volontà di rimettere la questione nelle mani del «ministro», travolto dalle rivelazioni emerse la settimana scorsa. Prima di allora, i vertici di via Monte Boglia non si esprimeranno. All’incontro hanno preso parte Piccaluga, il suo vice Alessandro Mazzoleni (da remoto), il consigliere di Stato Norman Gobbi e lo stesso Zali.

La presidenza nel mirino

Chi potrebbe parlare, forse già oggi, invece, è il Consiglio di Stato, che ieri mattina si è riunito in presenza a Bellinzona per la seconda seduta straordinaria dall’inizio della tempesta che ha travolto il direttore del Dipartimento del territorio. Al centro dell’incontro, la questione della presidenza di Zali. Il Governo ha discusso internamente del dossier e, con ogni probabilità, – forse al termine di un’ulteriore riunione tra i cinque consiglieri di Stato – renderà nota la propria posizione con una comunicazione pubblica.

Come noto, Zali ha perso le deleghe politiche su Magistratura e Polizia, ma è ancora direttore del Dipartimento nonché – appunto – presidente del Governo. Una carica, quest’ultima, fortemente criticata da quasi tutte le forze politiche. Alcune delle quali hanno chiesto senza giri di parole le dimissioni dal ruolo di consigliere di Stato. Lo stesso Governo era stato fortemente criticato per una gestione giudicata troppo morbida e attendista. Ma le cose potrebbero cambiare.

In vista dell’Assemblea

Un’altra certezza, in una fase estremamente «fluida», è l’Assemblea della Lega prevista per venerdì sera. Messa in agenda per ratificare le candidature dei consiglieri di Stato uscenti, dopo le rivelazioni emerse la settimana scorsa, oggi appare svuotata del suo significato originale. Anche perché, nel frattempo, il Mattino ha scaricato il «ministro»  – «Non lo sosterremo alle prossime Cantonali», sono state le parole dell’editrice Antonella Bignasca –, mentre numerosi esponenti della base leghista hanno apertamente chiesto un passo indietro. Durante l’Assemblea potrebbe quindi aprirsi un dibattito riguardo al futuro immediato. Del tipo: posto che non ritiri di sua spontanea volontà la candidatura, che cosa fare con Zali? Il tema sarà certamente all’ordine del giorno. E qui, al netto delle previste comunicazioni da parte del «ministro», entrerà in linea di conto anche la questione di un’eventuale ripresa dell’alleanza con l’UDC. Anche la Lega, dopo il Mattino, vorrà tentare di salvare l’area di destra rinunciando a candidare Zali?

Le candidature UDC

Pure sul fronte democentrista il tema dell’alleanza è tornato d’attualità proprio ieri sera durante una Direttiva convocata per discutere la strategia in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Evidentemente, la questione Zali è stata evocata, conferma al Corriere del Ticino il presidente Piero Marchesi. Il tema, del resto, è di quelli sensibili, soprattutto dopo la scelta del Mattino. «Abbiamo discusso di aspetti molto operativi. La commissione cerca, presieduta da Gabriele Pinoja, sta analizzando le varie candidature arrivate per il Consiglio di Stato, perché l’obiettivo dell’UDC rimane quello di entrare in Governo e portare in modo più concreto la nostra politica». Insomma, rompere quelle dinamiche «da Mulino Bianco» che l’UDC critica da tempo. «Lo dico con rammarico, perché, indipendentemente dalla questione elettorale, mi piacerebbe vedere un Consiglio di Stato che, anche sbagliando, propone, ha una strategia e idee chiare su come sviluppare questo Cantone: cosa che non abbiamo visto in questi quasi quattro anni».

Come arrivarci, però, in Consiglio di Stato? Se la «pietra d’inciampo», ossia Zali, dovesse essere rimossa, la lista unica con la Lega potrebbe tornare a essere percorribile? Oppure, la strada è ormai tracciata, e ad aprile i democentristi correranno da soli? Marchesi non si sbilancia, anche se, tra le righe, il lavoro della commissione cerca, sotto la guida di Pinoja, potrebbe valere come un chiaro indizio. La lista è UDC.

«La campagna elettorale sarà coordinata da Lucio Lorenzon», si limita a commentare Marchesi. Eppure, qualche riflessione più ampia possiamo immaginare di farla. Partendo proprio da quell’indizio: «La commissione cerca sta lavorando alle candidature della lista».

Senza la pietra d’inciampo?

Entrando nel campo delle speculazioni, di motivi validi per ritenere che l’UDC correrà da solo, in realtà, ce ne sono.

Innanzitutto, la condizione posta dall’UDC («Via Zali dalla lista») è superata dagli eventi, e anche se venisse soddisfatta, non sarebbe più sufficiente. Le carte sul tavolo sono cambiate. Ed è lì da vedere. Forse, per rimettersi al tavolo dell’UDC servirebbero le dimissioni immediate di Zali. Una condizione che la Lega difficilmente può garantire in tempi brevi, e che comunque non risolverebbe il problema di fondo. Ossia, il danno di immagine.

Associarsi oggi alla Lega significa infatti caricarsi sulle spalle non solo il caso Zali, ma l’intera stagione di difficoltà che ha attraversato il partito – dai casi giudiziari alle polemiche interne. Durante tutta la campagna elettorale, l’UDC si troverebbe a dover rispondere di vicende che non la riguardano direttamente. L’UDC che da tempo costruisce la propria campagna sull’integrità, non vorrà «sporcarsi le mani».

 Ed è proprio per questo che la questione è anche aritmetica. L’ipotesi di una lista unica si regge sul presupposto che uno più uno faccia due, ovvero che i voti combinati di UDC e Lega bastino a eleggere due consiglieri di Stato d’area. Ma in questa situazione è ancora vero? Difficile da dire. Correre in solitaria, a questo punto, potrebbe costituire una garanzia maggiore, forte della spinta che l’UDC riceverà a destra.

Se ne parlerà più avanti

Per questi motivi, sembra plausibile pensare a un’eventuale alleanza solamente dopo aprile, una volta che i due partiti avranno misurato il proprio peso elettorale, in vista delle Federali e delle Comunali. Piccolo dettaglio: per le Federali, eventualmente, sarà una congiunzione tecnica, e non una lista unica. Ed è qui che potrebbe tornare utile il sostegno reciproco, da una parte per la candidatura di Marco Chiesta agli Stati e, a Lugano, per il sindacato di Michele Foletti, altrimenti messo nel mirino dei liberali.

Sicuramente il caso Zali, in qualche modo, si offre anche come occasione per riequilibrare le forze tra Lega e UDC? «Se guardiamo al livello federale, il riequilibrio c’è già stato: l’UDC ha superato la Lega. In Ticino, invece, saranno gli elettori a decidere. Ho sempre detto che il nostro obiettivo non è crescere sottraendo consensi alla Lega, perché sarebbe poco intelligente. Oggi ritengo che le due forze siano sostanzialmente sullo stesso piano. Se poi qualche elettore della Lega dovesse scegliere di sostenere l’UDC, naturalmente non saremo noi a impedirglielo». Insomma, la corsa (solitaria) è lanciata.

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