Sul salario minimo è scontro: e spunta la stima del Governo

«Lo studio dell’IRE sugli effetti del salario minino in Ticino ha smentito i timori legati alla fuga di aziende, alla perdita di posti di lavoro e alla pressione sui salari. Tutti gli argomenti utilizzati dai contrari nella campagna precedente si sono rivelati infondati. A questo punto, sembra che non abbiano altri argomenti se non agitare lo spettro di costi insostenibili». Il co-presidente del PS, Fabrizio Sirica, sorride. Lo contattiamo dopo che la parte padronale, nell’edizione di ieri, ha lanciato il sasso, alimentando il dibattito attorno al tema, già caldissimo, del salario minimo, su cui voteremo a giugno. Secondo l’economia, infatti, la cifra indicata nel rapporto di minoranza firmato da PS e Verdi non solo «necessita di maggiore chiarezza», ma è lungi dall’essere reale. «Secondo i nostri calcoli, applicando il contenuto dell’iniziativa del PS che vuole ancorare il minimo salariale alle prestazioni complementari, si arriva a 25 franchi l’ora», ha dichiarato al Corriere del Ticino il direttore di AITI, Stefano Modenini. Una bella differenza, quindi, rispetto al 22,50 prospettato dagli iniziativisti. «La soglia di 25 franchi non solo peserà sulla sostenibilità di molte aziende, ma rischia di sconfinare anche nel salario economico», ha aggiunto dal canto suo Luca Albertoni, direttore della Camera di Commercio.
«Cifre incontestabili»
«I nostri calcoli si basano sui parametri delle Prestazioni complementari secondo il documento IAS e altri dati statistici chiari», ribatte Sirica. «Non ci siamo inventati nulla». Per arrivare alla cifra di 22,50 all’ora vanno considerati tre parametri principali. Il primo è il fabbisogno di una persona sola: «È una cifra chiara e incontestabile, non c’è margine di discussione». A questo si aggiunge il premio dell’assicurazione malattia: «È stato inserito il premio medio di riferimento per un adulto, anche qui il dato è oggettivo».
L’affitto che divide
L’unico elemento su cui può esserci un po’ di dibattito – prosegue Sirica – riguarda il contributo per l’abitazione: «In Ticino, in media, le unità abitative sono composte da più persone (circa due e qualcosa per appartamento), perché spesso c’è un partner, e talvolta anche dei figli. L’affitto è quindi spesso condiviso e non va coperto interamente da una singola persona. Ponderando questi fattori, quindi, abbiamo considerato circa due terzi del costo previsto per una persona sola». Il problema, però, nasce quando si assume come riferimento il caso limite di chi vive da solo: «In questo caso, in effetti, il contributo spingerebbe il salario minimo verso l’alto». In generale, secondo Sirica, si tratta comunque di una «forzatura politica», perché al voto andrà un principio, ossia la necessità di ancorare il salario minimo alle prestazioni complementari. «Il quantum è una discussione che si aprirà in un secondo momento, se passerà il principio costituzionale».
Le carte in tavola
Eppure, sottolineiamo, l’economia ha chiesto al Consiglio di Stato di chiarire questo aspetto legato alla soglia del salario minimo, per evitare di andare al voto con un’indicazione che non rispecchi la realtà. Che cosa dirà il Governo? «Non nascondiamoci: posso benissimo immaginare che, proprio nell’ottica politica che si diceva in entrata, il Consiglio di Stato uscirà con circa 25 franchi all’ora», risponde Sirica, anticipando un dato tutt’altro che marginale. Stando a nostre informazioni, il valore dovrebbe essere di 24.90 all’ora. Una cifra che di fatto cambia le carte in tavola. Quale sarà, in questo caso, il salario minimo da prendere come riferimento? «Ritengo che debba far testo quello che compare nel rapporto», precisa Sirica. «Sulla divergenza riteniamo che la nostra ponderazione sia infatti quella più vicina alla realtà dei fatti, visto che la maggior parte dei lavoratori assoggettati al salario minimo non vive da solo».
Il rischio del ricorso
Ma non c’è il rischio che una volta approvato in votazione popolare il principio e, in seconda battuta, il quantum in aula parlamentare qualcuno faccia ricorso, dicendo che il minimo da prendere in considerazione sia, effettivamente, il 25 franchi all’ora? «È uno scenario ipotetico ma poco verosimile, perché in questi quasi cinque anni di applicazione del salario minimo nessuno ha presentato un ricorso sostenendo che non fosse un salario dignitoso, come previsto dalla Costituzione. Eppure si partiva da 19 franchi l’ora, una cifra che chiaramente non consentiva di vivere in Ticino senza ricorrere all’aiuto sociale: non mi sembra che ciò possa definirsi dignitoso». Allo stesso tempo, prosegue il co-presidente, «varrebbe anche l’argomentazione contraria: un salario minimo a 25 franchi è pensato per una persona che vive da sola, mentre in realtà le abitazioni sono mediamente condivise da almeno due persone o più: questo si che esporrebbe a ricorsi».
Sulla base di questa lettura, secondo Sirica la cifra più realistica attorno alla quale orientare il dibattito - «fermo restando che si voterà sul principio» - è quella proposta dai promotori dell’iniziativa. «È la cifra inserita nel rapporto. Ed è la cifra che, come proponenti, abbiamo confermato anche con una lettera inviata alla Gestione», aggiunge Sirica. «Non temo che qualcuno possa fare ricorso. Anche perché in questo caso i ruoli si invertirebbero: saremmo noi, in teoria, a dover spingere verso l’alto, e invece diciamo che questa è la cifra reale. Lo diciamo nero su bianco nel rapporto. Una cifra che resta comunque importante: 4.100 franchi al mese, cioè circa 400 franchi in più rispetto alla situazione attuale».
