Politica

Sulla riunione di Zali ci sono delle incongruenze: ora si uniscono le forze

Tiene ancora banco il caso del 14.enne incarcerato alla Farera, per il quale il «ministro» aveva convocato un incontro con alcuni funzionari e membri della magistratura – Dalle audizioni delle due sottocommissioni emergono punti non chiariti: ora si lavorerà insieme
©Gabriele Putzu
Giona Carcano
18.08.2026 18:30

Tiene ancora banco il caso del 14.enne incarcerato alla Farera, per il quale il «ministro» aveva convocato un incontro con alcuni funzionari e membri della magistratura Dalle audizioni delle due sottocommissioni emergono punti non chiariti: ora si lavorerà insieme

La politica cantonale, passata una pausa estiva tra le più turbolente mai registrate, ha ripreso a lavorare a pieno ritmo. La sessione di settembre del Gran Consiglio è relativamente lontana, ma a tenere banco è ancora Zali. Il «ministro», dopo gli scandali esplosi uno dopo l’altro lo scorso luglio, ha rassegnato le dimissioni. Eppure, ci sono ancora delle questioni da regolare: in particolare la vicenda del 14.enne detenuto alla Farera e la riunione indetta dallo stesso Zali, con un potenziale sconfinamento in termini di separazione dei poteri. 

Come ricorderete, pochi giorni prima del passo indietro del consigliere di Stato le due sottocommissioni parlamentari della Giustizia e diritti e della Gestione avevano stabilito di ritrovarsi dopo la pausa estiva per fare il punto della situazione. Nell’ambito della cosiddetta alta vigilanza, la prima sottocommissione presieduta da Cristina Maderni (PLR) aveva audizionato il Consiglio della Magistratura e la magistrata dei minorenni (presente alla riunione indetta da Zali) per chiarire i contorni di quell’incontro. La seconda, presieduta da Fiorenzo Dadò (Centro), aveva invece sentito Zali, la direttrice della Divisione giustizia, il direttore delle strutture carcerarie e la direttrice medica del Servizio di medicina penitenziaria dell’EOC. L’intenzione, al termine delle audizioni, era quella di incrociare i verbali e le risposte fornite tra le due sottocommissioni per capire se fosse necessario procedere con ulteriori approfondimenti. Capire, in buona sostanza, se ci fossero incongruenze o parti poco chiare.

Un rapporto unico

Questa mattina, a Bellinzona, i due gremi si sono riuniti insieme per condividere tutte le informazioni emerse sulla base di due documenti separati preparati dai rispettivi segretari. Il risultato della discussione? Da un lato ci sono degli aspetti che – dalle audizioni fatte – combaciano. Dall’altro, ci sono degli elementi di incongruenza che andranno chiariti nelle prossime settimane. Insomma, la questione della riunione di Zali non è ancora chiusa. Ed è per questo che le due sottocommissioni d’ora in avanti lavoreranno insieme. «La decisione è stata presa per velocizzare i lavori», sottolinea Maderni. La deputata liberale radicale, nel commentare gli esiti delle verifiche incrociate, spiega che «sono necessari altri approfondimenti». Ed è per questo che nelle prossime settimane si procederà con ulteriori audizioni per cercare di fare chiarezza sui punti rimasti oscuri. «Sono emerse una serie di cose chiare, altre invece non collimano e risultano incongruenti», spiega da parte sua Dadò, che loda il lavoro svolto sin qui dalle due sottocommissioni. Per cercare di far luce su quanto avvenuto e sulle dinamiche che hanno innescato la riunione indetta da Zali, serviranno quindi altre audizioni che stavolta saranno fatte contemporaneamente dai membri delle due sottocommissioni. Al momento non è chiaro quali elementi siano risultati contraddittori, ma è probabile che altre figure che hanno in qualche modo avuto un ruolo nella vicenda vengano ascoltate.

L’obiettivo finale, come spiegano Maderni e Dadò, non è quello di distribuire colpe, quanto piuttosto di stabilire una serie di regole o procedure per far sì che simili situazioni non si ripetano più in futuro. Per questo, verrà prodotto un rapporto unico all’attenzione della Gestione, che verrà poi portato in Parlamento.