Superamento dei livelli A e B, la riforma tra critiche e tattiche

Chi si attendeva un finale in discesa dovrà ricredersi. L’esito della sperimentazione sul superamento dei livelli A e B nella scuola media ticinese, per quanto forte di alcuni risultati positivi, non ha di fatto smussato le criticità che da sempre dividono il Parlamento. Del resto, pensare di archiviare oltre dieci anni di accese discussioni politiche, fortemente ideologizzate, con un solo messaggio era quasi impossibile. Per usare una metafora sportiva, siamo soltanto ai piedi di una scalata che si annuncia particolarmente impegnativa. Tra chi si dichiara fortemente contrario, chi tenterà di andare oltre la proposta governativa e chi, al momento, chiede ai compagni di cordata «calma e sangue freddo» la strada è ancora lunga. Le critiche, come detto, però, non mancano, a cominciare da chi sin dall’inizio aveva mostrato grande reticenza di fronte a un progetto di sperimentazione ritenuto insufficiente per quanto l’assunto di base, ossia il superamento dei livelli, fosse condiviso. Se ieri Partito socialista e Verdi hanno manifestato il loro pieno sostegno alla proposta, oggi invece le altre forze politiche mettono i puntini sulle i.
«Percorsi differenziati»
«Le soluzioni proposte nel messaggio poggiano essenzialmente sulla codocenza», avverte il presidente liberale radicale Alessandro Speziali. «Per noi – parallelamente al superamento dei livelli, che sosteniamo – è importante sviluppare un modello scolastico che preveda una maggiore differenziazione dei percorsi, soprattutto nel secondo ciclo di orientamento, quindi in terza e quarta media». La codocenza, da sola, non basta, sostiene il PLR . In questa direzione si inseriscono alcuni atti parlamentari pendenti, firmati da esponenti PLR, che chiedono appunto di ampliare l’orizzonte della riforma sviluppando un modello più attento alle caratteristiche e ai percorsi degli allievi. «Puntare una riforma così importante unicamente sul principio dell’inclusione non è sufficiente, anche considerando che la scuola dell’obbligo ticinese è già fortemente inclusiva». Sui risultati della sperimentazione, definiti giovedì «positivi» dal DECS, Speziali invita comunque alla prudenza: «Si afferma che non è stato registrato un abbassamento della qualità, ma è un ragionamento al ribasso: ci aspettiamo dei miglioramenti concreti. Inoltre, gli effetti andranno valutati sul lungo periodo, in particolare al momento dell’ingresso e durante le scuole post-obbligatorie».
«Vino vecchio in botti nuove»
Chi non ha mai fatto mistero di avere nel mirino la riforma «di stampo socialista» è l’UDC che è tornata alla carica parlando di «vino vecchio, in botti nuove». Il vino è quello della «Scuola che verrà», il progetto respinto dal popolo nel 2018, in seguito a un referendum lanciato proprio dell’UDC. «Si sta cercando di far rientrare dalla finestra quello che i cittadini hanno già bocciato», ha premesso il capogruppo Alain Bühler. Che poi ha precisato: «L’UDC non difende l’attuale sistema dei livelli, che va superato e riformato. Sappiamo bene che, nel tempo, è stato percepito e interpretato in modo distorto, anche dal mondo economico. Ma la soluzione non può essere quella di cancellare le differenze reali tra gli allievi, con il rischio di un appiattimento generale». Secondo il capogruppo, una riforma efficace deve andare oltre la semplice abolizione dei livelli: «La nostra proposta è chiara: non eliminare le difficoltà, ma costruire percorsi differenziati, capaci di valorizzare le attitudini dei giovani. C’è chi è più orientato agli studi accademici e chi, invece, possiede competenze più pratiche e professionali. Ignorare questa realtà non è inclusione: è un errore». Per l’UDC, la scuola ticinese dovrebbe ispirarsi maggiormente ai modelli formativi adottati oltre San Gottardo, dove la differenziazione dei percorsi è consolidata. Ma non è un ritorno alla vecchia divisione Ginnasio e Scuola Maggiore? «Guardare al passato non significa necessariamente fare un passo indietro», conclude Bühler.
«I veri problemi della scuola»
Critiche arrivano anche dall’estrema sinistra. Sul principio del superamento dei livelli, l’MPS si dice «chiaramente favorevole». Il problema è tutto il resto. «La scuola media ha parecchi problemi che non sono legati solo ai livelli. Due indizi? La metà degli allievi di terza e quarta media ricorre a lezioni private e il 40% degli allievi che iniziano le scuole medie superiori non arrivano a concluderle», premette Pino Sergi. Il quale aggiunge: «Sono due segnali che indicano che la scuola media avrebbe bisogno di una riforma importante, mentre il progetto si limita sostanzialmente alla codocenza. Di per sé è uno strumento positivo. Però, varrebbe anche per le altre materie». Secondo Sergi, se si vuole una vera riforma dell’insegnamento medio bisogna agire sulle strutture: «Occorre diminuire in modo importante il numero di allievi per classe; ridurre l’onere di insegnamento dei docenti; mettere a disposizione più mezzi per l’insegnamento. Questo dovrebbe valere per tutte le materie, non solo per quelle con i livelli». Senza questi interventi, difficilmente si può pensare di produrre un vero impatto. Per dirla fuori dai denti, secondo Sergi, «c’è il rischio che prevalga l’idea di “far vedere che si fa qualcosa”, senza però dare una risposta adeguata ai problemi reali». Tornando al superamento dei livelli, il deputato MPS ribadisce il suo sostegno al principio, per quanto questo debba essere concretizzato da una parte con misure strutturali (risorse, orari e classi), dall’altra con misure sociali. «Pensare che una migliore pedagogia possa da sola colmare i divari sociali è un errore. Servono anche misure sociali: studio assistito, doposcuola, supporto nei compiti», chiosa Sergi. «Sono interventi che aiutano davvero a ridurre le disuguaglianze legate al contesto familiare e culturale. Questo aspetto è completamente assente nella riforma, ed è un problema».
«Oltre l’ideologia»
Calma e sangue freddo. Per Maurizio Agustoni, sul tema del superamento dei livelli, non bisogna scadere nell’ideologia, né da una parte né dall’altra. «Cerchiamo di affrontare il tema in maniera oggettiva», sottolinea il capogruppo del Centro. «L’aspetto fondamentale è la qualità del sistema formativo, di conseguenza non si può affrontarlo con le lenti dell’ideologia». Per Agustoni bisogna dunque procedere per gradi, ponderando sia il messaggio, sia in particolare il rapporto dell’Alta scuola pedagogica dei Grigioni. «Da parte nostra cercheremo di raccogliere le esperienze e le opinioni delle persone attive nel mondo della scuola vicine alla nostra area». Fermo restando che questa riforma «è vista come un totem quando in realtà non lo è».
«Sistema da cambiare»
La Lega, al momento del voto in aula sulla sperimentazione, aveva votato compatta per il sì. «Il sistema dei livelli non funziona più oramai da troppo tempo», sottolinea a questo proposito Michele Guerra, all’epoca relatore del rapporto. «L’attuale sistema incide negativamente sul futuro degli studenti sulla base del loro rendimento a 12-13 anni, quando non dimostrano ancora le loro competenze. Inoltre, tiene conto in maniera eccessiva di tedesco e matematica, materie che non fungono da buona unità di misura». Che il sistema abbia fatto il suo tempo, per Guerra lo si può leggere anche nell’alto tasso di bocciature in prima liceo. «Ora che finalmente sono stati testati dei nuovi modelli, analizzeremo con grande attenzione e ci determineremo».
«Occhio alle tempistiche»
Anche il PC – che a suo tempo aveva presentato una mozione sul tema del superamento dei livelli - aveva approvato la sperimentazione. Al termine dei due anni la direzione non è cambiata. «Non abbiamo ancora potuto approfondire il messaggio, ma la linea ci pare molto buona», commenta Massimiliano Ay. Qualche perplessità, al momento, riguarda le tempistiche: «Avremmo auspicato un’implementazione più breve, considerato che la riforma sarà completa non prima del 2032». Ma anche per i Comunisti, la proposta di andare oltre il sistema dei livelli ha raccolto un sì pieno.
«Non sono un problema»
Di tutt’altro avviso Amalia Mirante. «Non ho mai ritenuto che l’esistenza di classi differenziate fosse un problema», premette la deputata di Avanti con Ticino&Lavoro. «Il problema, semmai, è che cosa si fa durante i corsi A e B». Il male da curare, insomma, «non sono i livelli». Più nel dettaglio, per Mirante la codocenza «rappresenta un’enorme criticità, così come le tempistiche di implementazione. Se si dice che i livelli sono un problema, allora va risolto subito, senza le lunghe tappe previste dal messaggio». Infine, i costi. «Non posso sentire che la riforma è sostenibile grazie al calo demografico», attacca ancora Mirante. «Allora perché continuiamo a spendere milioni e milioni di franchi per nuove scuole medie?».

