Gran Consiglio

Tanta confusione e attacchi incrociati, ma c'è il sì al maxi-credito

Via libera ai 195 milioni di franchi per manutenzione stradale – Dubbi sull’applicabilità del referendum finanziario, poi comunque bocciato dall’aula – Scontro a muso duro fra Claudio Zali e Sergio Morisoli
©Chiara Zocchetti
Paolo Gianinazzi
22.01.2024 21:15

Tra mozioni d’ordine per rinviare il dossier, pareri giuridici contrastanti, dubbi sulla referendabilità obbligatoria e rapporti commissionali non accettati dall’Ufficio presidenziale (UP), oggi  nell’aula del Gran Consiglio c’è stata parecchia confusione. Alla fine, però, malgrado il caos il maxi credito da 195 milioni di franchi per la manutenzione delle strade (per il periodo 2024-2027) è stato approvato da una netta maggioranza (una settantina di sì a fronte di una decina di astenuti). D’altronde, in aula di posizioni contrarie tout court al credito non ce n’erano. Ma, nonostante ciò, la confusione non è mancata.

Le prime crepe

La discussione, infatti, è iniziata ben prima di entrare nel merito del maxi-credito. Nelle prime battute della seduta, l’UDC ha avanzato una mozione d’ordine per chiedere il rinvio di tutti i crediti in votazione durante la sessione, incluso dunque quello sulla manutenzione stradale. E questo, come spiegato da Pierluigi Pasi, per un motivo semplice: «Ad oggi il preventivo non è ancora stato approvato e il Governo non ha ancora presentato le linee direttive per la legislatura». Motivo per cui, le nuove spese «non solo non possono essere effettuate (ndr. poiché senza il preventivo il Governo agisce in cosiddetta “gestione provvisoria”), ma non dovremmo nemmeno deliberare» su di esse come Parlamento. Detto in altre parole, da parte del capogruppo Sergio Morisoli: «Chi fa le leggi sia il primo a rispettarle. È una questione di legalità».

Dal canto suo, la capogruppo liberale radicale Alessandra Gianella ha ricordato che il parere giuridico richiesto negli scorsi giorni dall’UP aveva chiarito che, nonostante l’assenza del preventivo, «non c’è nulla di problematico» nel votare tali crediti in Parlamento. A rispondere per le rime all’UDC, poco dopo, ci ha invece pensato il consigliere di Stato Claudio Zali, secondo cui la richiesta dei democentristi «è priva di fondamento giuridico, un’invenzione di sana pianta che, come delle calze autoreggenti ha la pretesa di sostenere sé stessa». Per Zali, dunque, la proposta «ha l’unico scopo di ostacolare l’attività del Governo».

Alla fine, dopo una breve discussione, la mozione d’ordine democentrista è stata bocciata senza appello. Ma, come vedremo, non è finita qui.

Il rapporto che non c’è

Al momento di entrare nel merito del maxi-credito è poi arrivata un’altra mozione d’ordine, questa volta da parte dei Verdi. Il rapporto commissionale di minoranza della co-coordinatrice Samantha Bourgoin, infatti, è stato dichiarato irricevibile dall’UP poiché arrivato fuori tempo massimo. I Verdi chiedevano dunque di rinviare il dossier alla prossima seduta in modo da poter trattare anche il rapporto di minoranza. Anche in questo caso, la richiesta degli ecologisti è stata bocciata senza appello.

E, finalmente, la discussione vera e propria sul maxi-credito ha potuto prendere il via. A partire dal relatore di maggioranza, Bixio Caprara (PLR), il quale ha tentato di ricordare a tutti che la questione della manutenzione delle strade «ha ben poco di politico», poiché si tratta di un dossier tecnico. E alla politica dovrebbe interessare sapere che il servizio della manutenzione è gestito monitorandone la qualità, la quantità e l’impiego efficace delle risorse. Tutte cose che, ha sottolineato, sia il messaggio governativo che il rapporto hanno confermato.

Per il PLR, il deputato Paolo Ortelli ha ricordato che «dietro il credito vi è un settore economico che contribuisce giornalmente a creare opportunità lavorative», mentre per il Centro Michel Tricarico ha evidenziato che non occuparsi oggi della manutenzione delle strade comporterebbe un debito occulto a carico delle future generazioni. Stessa linea anche per la Lega, che con il deputato Andrea Sanvido ha parlato di «un credito importantissimo», che «stimola l’economia attraverso la creazione e il mantenimento di posti di lavoro».

Una posizione un po’ diversa è stata quella proposta dal PS che, pur riconoscendo l’importanza della manutenzione stradale, ha proposto di dilazionare il credito su 5 anni anziché 4. «Riteniamo che in tempi di crisi si debba agire con più parsimonia in ogni ambito», ha rilevato Cristina Zanini Barzaghi. Sempre i socialisti, come i Verdi, hanno pure chiesto più sforzi per la mobilità lenta e una maggiore attenzione nella posa dell’asfalto fonoassorbente, il quale è più costoso da mantenere e la cui efficacia è ancora da comprovare.

L’UDC, invece, è tornata a cavalcare la sua richiesta, ribadendo la necessità di rinviare il dossier per evitare problemi giuridici. Problemi che però, come vedremo, sono sorti anche per un’altra questione.

L’errore e il nodo da sciogliere

Nel suo intervento a difesa del maxi-credito, Zali ha infatti rilevato che a causa di un errore il credito stesso è stato dichiarato sottoponibile al referendum finanziario obbligatorio (RFO), ossia a quel meccanismo che permette al Parlamento con 25 voti favorevoli di portare alle urne il popolo sulle spese superiori ai 30 milioni. Facendo riferimento alla giurisprudenza del Tribunale federale, Zali ha sostenuto che un credito per la manutenzione è una spesa cosiddetta «vincolata» e non «nuova», e quindi, in soldoni, non può sottostare al RFO.

Apriti cielo. A questo punto in aula la confusione tra i deputati è stata pressoché totale. Tantoché, la seduta è stata sospesa per 15 minuti affinché l’UP potesse chiarire tale aspetto. Aspetto che, in realtà, non è poi stato chiarito fino in fondo. E così, tra le critiche di vari granconsiglieri, da parte del PS è arrivata una terza richiesta di rinvio del dossier, anch’essa nuovamente bocciata.

Per finire, ad ogni modo, dopo quattro ore di dibattito la stessa richiesta di attivare il referendum finanziario è stata bocciata di larga misura dal plenum, mentre il maxi credito ha incassato il sì del Gran Consiglio.

Ma, va detto, almeno sulla questione del RFO la discussione di oggi potrebbe avere qualche strascico. Sul medesimo dubbio giuridico (tra spesa «vincolata» o «nuova») è infatti pendente un ricorso al Tribunale federale riguardo le misure di compensazione decise dal plenum per gli assicurati della Cassa pensioni dello Stato. Ma non solo, al termine della discussione, lo stesso Zali è tornato sul tema: «Tra qualche mese saremo qui a discutere una richiesta di credito di circa 480 milioni per il trasporto pubblico. Chiedo che per allora l’Ufficio presidenziale faccia chiarezza, onde evitare anche solo il rischio teorico di una votazione popolare, le cui conseguenze potrebbero essere catastrofiche». Affermazione a cui ha subito risposto Morisoli: «È grave quest’ultima osservazione. Prendiamo atto che c’è un consigliere di Stato che ha paura del verdetto popolare (...), far intendere che è meglio sottrarsi al giudizio del popolo non mi sembra molto conforme alla cultura e civiltà che abbiamo creato in Svizzera».