Tassa sulla salute dei frontalieri: Roma pensa a una quota fissa decisa dalle Regioni

La cosiddetta «tassa sulla salute» dei frontalieri torna a far discutere. Il Governo italiano, infatti, sta valutando di apportare alcune modifiche relative al prelievo fiscale tanto criticato in Ticino, che ha portato il Consiglio di Stato a bloccare i ristorni. Le novità sono contenute nella bozza della nuova legge di bilancio, attualmente in discussione. Nello specifico si tratta dell’Articolo 70: «Modifiche alla disciplina della compartecipazione al Servizio sanitario nazionale dei lavoratori frontalieri».
Il primo cambiamento prevede che da una percentuale si passi a una quota fissa. Citiamo dal testo: «A decorrere dall’anno 2027 la quota di compartecipazione è definita annualmente dalla Regione di residenza in misura fissa tra un minimo di 30 euro ed un massimo di 150 euro mensili» dello stipendio dei vecchi frontalieri, con un ulteriore importo massimo di 50 euro per i familiari a carico. L’OCST, in un articolo pubblicato su LinkedIn, ha fatto notare come ci sia pure un aspetto positivo: la norma, infatti, non è più retroattiva al 2024, ma la riscossione della tassa scatterebbe dal 2027. Nella bozza si legge pure che «in caso di omesso pagamento è dovuta una sanzione amministrativa pari al 100% della quota non versata».
Per quanto riguarda il prelievo fiscale, la precedente versione prevedeva una cifra compresa« tra il 3% e un valore massimo del 6%» del salario del lavoratore frontaliere, «attuando la progressività del contributo in rapporto al reddito netto e ai carichi familiari, con un minimo di 30 euro ed un massimo di 200 euro per ogni mese lavorato».
Secondo Andrea Puglia, vicesegretario cantonale dell’OCST, la misura di Roma ha «natura sostanzialmente tributaria» e pertanto «è incompatibile con l'articolo 9 dell'Accordo sulla tassazione dei frontalieri». Puglia aggiunge: «La nuova norma non parlerebbe più di "contributo" ma di "quota" di compartecipazione. Altro indizio di come qui si stia provando a modificare la natura della norma senza cambiare la sostanza». Il vicesegretario cantonale dell’OCST si chiede dunque: «Con quali criteri le Regioni stabiliranno gli importi? Non si potrà più fare riferimento al reddito da lavoro. Perché quindi un lavoratore dovrebbe pagare 30 euro e un altro 150 euro (più familiari a carico)?».
Il Consiglio di Stato, lo ricordiamo, considera la tassa sulla salute una violazione dell’accordo tra Italia e Svizzera, in quanto il testo stabilisce che i «vecchi frontalieri» siano imponibili soltanto in Svizzera, escludendo quindi qualsiasi imposizione italiana. Secondo il Governo ticinese, in sostanza, la «tassa sulla salute» sarebbe assimilabile a un’imposta, risultando quindi in contrasto con l’intesa tra i due Paesi.
Una analisi specialistica realizzata dal prof. dr. iur. Pascal Hinny, ordinario della cattedra di diritto tributario all’Università di Friburgo, presentata lo scorso giugno a Bellinzona ha dimostrato che l’applicazione del provvedimento italiano rappresenterebbe una violazione degli accordi fiscali fra Svizzera e Italia. Il Governo ticinese, nonostante le critiche di Berna, è arrivato a bloccare «cautelativamente» una parte dei ristorni dei frontalieri.
