La reazione

Tassa sulla salute, frontalieri e ristorni: dall'Italia un plauso e una stroncatura

Il sindacato italiano CGIL è soddisfatto delle dichiarazioni di Christian Vitta che hanno riguardato anche il tanto contestato balzello per i frontalieri - Augurusa: «Danno una dimensione internazionale alla tematica» – Ma è molto critico sulla possibilità di decurtare i soldi versati oltre confine: «Due errori non fanno una cosa giusta»
©Gabriele Putzu
Paolo Gianinazzi
01.02.2026 21:00

Non sono passate inosservate le dichiarazioni del consigliere di Stato Christian Vitta – rilasciate sabato al Corriere del Ticino – in merito alle relazioni, economiche ma non solo, tra Svizzera e Italia. Il direttore del DFE, infatti, ha esortato la Confederazione a reagire con decisione nei confronti della vicina Penisola. Il riferimento va alle «iniziative intraprese dall’Italia in queste ultime settimane». Ossia: agli incentivi fiscali per le aziende che investono in macchinari fabbricati nell’UE o nello Spazio economico europeo (tagliando fuori la Svizzera); alla proposta di creare una zona economica speciale lungo il confine; alle discussioni sulla tassa sulla salute. Con, sullo sfondo, le «inaccettabili» ingerenze della politica italiana in merito alla tragedia di Crans-Montana. «Si tratta – ha affermato Vitta – di decisioni unilaterali adottate dall’Italia senza alcuna consultazione con la controparte svizzera e che appaiono in contrasto con la normativa vigente».

Ora, come si diceva tali dichiarazioni non sono passate inosservate. Nemmeno dall’altra parte del confine, dove il sindacato CGIL (da sempre in prima linea contro la tassa sulla salute per i frontalieri) ha applaudito la presa di posizione ferma e decisa del consigliere di Stato in merito a questa misura, ma al contempo ha criticato una possibile contromisura evocata dallo stesso Vitta: l’eventualità di decurtare i ristorni.

«Per la prima volta un autorevole esponente del Governo ticinese dice sulla tassa sulla salute quanto noi diciamo ormai da due anni», spiega al Corriere del Ticino il responsabile nazionale della CGIL frontalieri, Giuseppe Augurusa. «Ossia che la tassa sulla salute, oltre a essere inefficace e anti-costituzionale, violerebbe il trattato internazionale tra Svizzera e Italia contro la doppia imposizione». Insomma, le parole di Vitta, prosegue Augurusa, «hanno dato una dimensione internazionale» alla tematica. Si tratta di «una dichiarazione importante», aggiunge, «anche alla luce della dichiarazione del Piemonte, che non aderirà alla nuova norma», così come hanno già fatto Alto Adige e Valle d’Aosta. Ovvero, chiosa Augurusa, «al momento resta solo la Lombardia» tra i favorevoli. Proprio su questo fronte, precisa il sindacalista, «la prossima settimana abbiamo un incontro con un pool di avvocati per procedere con il ricorso alla Corte Costituzionale». L’obiettivo dei sindacati, infatti, è dimostrare l’incostituzionalità della tassa sulla salute.

Ora, detto del balzello per i frontalieri, Augurusa come detto critica però l’eventualità, evocata dal direttore del DFE, di decurtare i ristorni. «No, non condividiamo questa proposta, che non sta né in cielo né in terra. Due errori non fanno una cosa giusta». Come dire: «A un evidente errore del Governo italiano (ndr. nel proporre la tassa sulla salute), non pensiamo sia giusto rispondere con un’altra violazione degli accordi internazionali». In tal senso, l’auspicio del sindacalista è che entrambe le parti facciano un passo indietro.

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