TEDx Bellinzona, ecco chi sono i relatori

La gran forza dell’incertezza
Vera Giampietro nasce a Bellinzona nel 1990. Ha studiato e vissuto a Losanna per dieci anni. Scopre l’apnea nel 2018, diventa istruttrice e inizia a gareggiare. In seguito ad un evento sfortunato, è costretta a restare fuori dall’acqua per alcuni anni. Grazie alla sua resilienza, nel giugno 2025 stabilisce il suo primo record mondiale d’apnea, scendendo a cinquanta metri senza pinne. Nello stesso anno partecipa a Vertical Blue, la prestigiosa competizione che si tiene ogni anno alle Bahamas.
Cosa significa davvero viaggiare? Per gran parte della mia vita ho pensato che viaggiare servisse a esplorare il mondo, accumulare timbri sul passaporto e collezionare mete lontane. Poi ho capito che il viaggio più rivoluzionario non è quello che si misura in chilometri, ma quello che ci forza a esporci all’incertezza. In occasione del mio Ted Talk a Bellinzona declinerò il tema del «Viaggio» non come un semplice spostamento geografico, ma come una palestra emotiva per imparare a perdersi. Attraverso il mio percorso - dai pomeriggi trascorsi sui bus a due piani a Londra senza una meta, fino alle discese nel buio dell’oceano con un solo respiro nei polmoni - racconterò come la curiosità sia l’unica vera bussola capace di trasformare il disorientamento in profonda fiducia in sé stessi.
Condividerò con il pubblico l’esperienza dell’apnea profonda, una disciplina in cui il viaggio diventa interiore, fatto di silenzio, gestione della paura e ascolto assoluto. Racconterò di come, di fronte alle deviazioni impreviste della vita come un grave infortunio che rischiava di allontanarmi per sempre dal mare, la capacità di adattarsi e cambiare rotta si sia rivelata più importante di qualsiasi piano perfetto. Il pubblico di Bellinzona sarà invitato a guardare all’incertezza non come a un pericolo da evitare, ma come all’unico spazio in cui possiamo scoprire chi possiamo diventare. Perché non si diventa pronti e poi si parte: si parte e, lungo il viaggio, si diventa pronti.
Il diplomatico, la panchina e lo chef
Roberto Balzaretti, nato a Mendrisio nel 1965, entra nel DFAE nel 1991. Lavora dapprima a Bruxelles, Berna e Washington, assumendo ruoli chiave a Berna come Consigliere diplomatico, poi come Segretario generale del DFAE. Dal 2012 al 2016 è stato capo della Missione presso l’UE e dal 2018 capo negoziatore con l’UE. E’ in seguito nominato Ambasciatore a Parigi (2020 - 2024) e, dall’inizio del 2025, assume la guida dell’Ambasciata svizzera in Italia a Roma, consolidando un percorso diplomatico ai massimi livelli federali.
Cosa hanno in comune una panchina, il mestiere di diplomatico e la cucina di uno chef? Apparentemente poco, eppure tutti raccontano un viaggio: non solo quello che attraversa paesi e frontiere, ma quello della conoscenza, che deve portarci ad osservare la realtà prima di interpretarla. Una panchina può essere molto più di un luogo dove sedersi: è uno spazio di incontro, ascolto e dialogo. Il lavoro del diplomatico ha una stessa ambizione: comprendere prospettive diverse e costruire relazioni sulla base di una lettura onesta della realtà.
Anche uno chef compie un percorso simile quando sceglie gli ingredienti, li trasforma e serve in tavola. Quando osserviamo e raccontiamo il mondo dobbiamo prestare attenzione alle immagini e alle parole che usiamo. Devono coincidano con i fatti. Ci vuole spirito critico per distinguere il vero dal falso e viaggiare significa anche mettere in discussione le proprie certezze e ascoltare prospettive diverse. E non da ultimo, la ricerca della verità deve accompagnarsi al rispetto dell’altro. Come ricorda Bertrand Russell, servono due principi essenziali: la ricerca dei fatti e la capacità di costruire relazioni fondate sulla tolleranza. Perché l’amore è saggio, mentre l’odio è folle. La panchina diventa così il simbolo di uno spazio comune dove il diplomatico, lo chef, ma anche ciascuno di noi possono fermarsi, ascoltare e costruire insieme un cammino possibile.
Il treno in corsa dal quale non si scende
Bruno Giussani è giornalista, curatore di idee e podcaster. È autore dei libri “La mente sotto assedio. Come non lasciarsi manipolare nell’era dell’intelligenza artificiale” (Casagrande editore, 2026) e “Meno America nelle nostre vite” (Edizioni Tlon, 2026). È stato per due decenni direttore europeo delle conferenze TED; è stato direttore della strategia digitale del World Economic Forum; e ha scritto per numerosi titoli della stampa ticinese, svizzera e internazionale, fra i quali il quotidiano statunitense New York Times.
Siamo su un treno. Non è un treno qualsiasi. Corre veloce. Non è chiaro chi lo guidi, anche se alcuni con grandi patrimoni sembrano avere un’influenza enorme, e controllano gran parte del materiale con cui sono fatti i binari: codice informatico, dati, algoritmi, la nostra attenzione. Fuori dal finestrino il paesaggio cambia in fretta. L’unica cosa certa è che non possiamo scendere.
Uso il treno come metafora, naturalmente, perché oggi saremo alle Officine FFS per TEDxBellinzona. Ma quello di cui sto parlando è l’esperimento sociale su scala mondiale nel quale siamo tutti imbarcati.
Non per scelta, ma perché negli ultimi decenni è cresciuto attorno a noi, nelle nostre società, nelle aziende, nelle amministrazioni pubbliche, nelle scuole, nella vita privata un sistema digitale capillare, avvolgente, che si alimenta delle nostre azioni quotidiane - quel che facciamo, diciamo, scriviamo, comunichiamo, fotografiamo, registriamo, immaginiamo, creiamo, commerciamo, decidiamo - e nel contempo è diventato la condizione stessa nella quale queste azioni si svolgono.
Mentre il treno corre verso non sappiamo dove, è urgente aprire gli occhi su quello che ci sta succedendo attorno, che non è solo efficienza e convenienza: è accelerazione di tutto, è la sostituzione dell’umanità con il calcolo, è la concentrazione di ricchezza e potere, è la riprogrammazione algoritmica della società.
Il viaggio per diventare se stessi
Alessandro Mele è Professore di Organizzazione e Governance degli Enti del Terzo Settore presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma.Dal 2025 è Presidente della Fondazione Cometa Svizzera, organizzazione non profit impegnata nella promozione dell’innovazione educativa e dell’inclusione.
Spesso immaginiamo la vita come una sequenza ordinata di livelli: scuola, lavoro, successo. Ma l’esperienza ci insegna che il viaggio della vita è fatto di deviazioni, cadute, incontri e ripartenze: un percorso attraverso cui una persona diventa se stessa. A TEDxBellinzona racconteremo questo attraverso una storia concreta: cento vecchie sedie, destinate a essere scartate, affidate a cento ragazzi che rischiavano di abbandonare la scuola. Lavorandole, trasformandole, sbagliando e ricominciando, quei ragazzi hanno scoperto capacità che spesso la scuola tradizionale non riusciva a vedere.
Da lì è nata una convinzione: il fare è una forma di conoscenza e le mani possono diventare uno strumento per conoscere la realtà e, attraverso di essa, conoscere se stessi. Da qui nasce per noi l’idea di Intelligenza Artigianale. La trasformazione della sedia diventa così il simbolo di ciò che accade ai ragazzi: non acquistano un valore che prima non avevano, ma iniziano a riconoscere quello che era già dentro di loro. Comincia un nuovo viaggio alla scoperta della propria unicità e dei propri talenti.
È quello che è accaduto a Giovanni, un ragazzo che per anni si era sentito dire di non essere capace e che, grazie a un incontro imprevisto con la poesia e a qualcuno disposto a credere in lui, ha trovato una strada.Il viaggio a cui vogliamo invitare tutti è questo: passare da uno sguardo che misura ciò che manca a uno sguardo capace di riconoscere ciò che può fiorire. Perché diventare se stessi non significa diventare perfetti, ma scoprire che anche le nostre imperfezioni possono renderci unici.
Nell’atomo oltre i miti e le paure
Annalisa Manera è Professoressa del Laboratorio di Sistemi Nucleari e Flussi Multifase all’ETH di Zurigo dal 2021. Fellow dell’American Nuclear Society, ha ricevuto l’ANS Bal-Raj Sehgal Memorial Award e il CASL Director’s Award del DOE statunitense. È stata Professoressa all’Università del Michigan (2011-2021). Co-dirige laboratori dedicati ai flussi multifase e all’imaging ad alta risoluzione. La sua ricerca integra esperimenti avanzati e simulazioni CFD multifisiche. Ha studiato a Pisa e conseguito il Ph.D. a Delft.
Il mio sarà un viaggio attraverso una delle tecnologie più discusse e controverse del nostro tempo: l’energia nucleare. Un viaggio che parte da una domanda concreta: come possiamo decarbonizzare il nostro sistema energetico garantendo al tempo stesso energia affidabile, economicamente accessibile e a basso impatto ambientale? E che attraversa miti, paure, luoghi comuni e dati, per capire cosa ci dicono davvero.
Parlerò del perché nucleare e rinnovabili non debbano necessariamente essere alternative, ma possano essere complementari nella costruzione di un sistema energetico a basse emissioni.
Parlare di impatto ambientale significa anche guardare a quanta energia possiamo ottenere dalle risorse che utilizziamo. È qui che entra in gioco una caratteristica unica dell’energia nucleare: la straordinaria densità energetica del suo combustibile. Con quantità relativamente piccole di materia è possibile produrre enormi quantità di energia, un elemento importante quando si considera l’impatto complessivo delle diverse tecnologie.Mi soffermerò poi su alcuni dei temi che più alimentano il dibattito: la radioattività, i rischi e i rifiuti radioattivi. Non per convincere, ma per mettere a confronto percezioni ed evidenze.Sarà quindi un viaggio tra miti e realtà e, di fronte alla complessità della transizione energetica, un invito a guardare all’energia nucleare con curiosità e qualche domanda in più.
Oltrepassare le frontiere della sapienza
Gea Cereghetti è biochimica e biologa cellulare. Studia il comportamento delle proteine e il loro ruolo nelle malattie neurodegenerative, tra cui Alzheimer e Parkinson. Dopo il Liceo classico di Mendrisio, si è formata all’ETH di Zurigo, alla Harvard Medical School. Ha conseguito un dottorato in biochimica all’ETH, ricevendo la Medaglia ETH e il Premio SAIS per la migliore tesi di dottorato nelle Life Sciences. Ha vinto prestigiose fellowship europee e svizzere, per proseguire la ricerca all’Università di Cambridge, dove è affiliata al Trinity Hall College. È autrice di studi pubblicati sulle più importanti riviste scientifiche internazionali. Dal giugno 2026 dirige il Protein SelfOrganization Laboratory presso l’IRB di Bellinzona, affiliato all’USI.
Per me il viaggio è prima di tutto ricerca. Nasce dalla curiosità di andare oltre ciò che già conosciamo, esplorando nuove strade e ponendo nuove domande. È anche l’essenza della ricerca scientifica: chiedersi “perché?”, mettere alla prova le proprie idee e avere il coraggio di cambiarle quando i fatti ci mostrano qualcosa di nuovo. Nel mio intervento racconterò questo viaggio intrecciandolo al mio percorso personale.
Sono cresciuta nel Mendrisiotto, tra latino, greco e pianoforte, prima che una strada tutt’altro che lineare mi portasse verso la biochimica, da Zurigo a Harvard e Cambridge, e infine di nuovo in Ticino, dove oggi dirigo un laboratorio di ricerca all’IRB di Bellinzona. Un percorso senza una mappa prestabilita, guidato da domande, idee, curiosità e incontri. Oggi questo viaggio continua dentro le nostre cellule. Nel mio laboratorio studiamo come le proteine si organizzano e come gli stessi processi che sostengono la vita possano, quando il loro equilibrio si altera, concorrere all’insorgenza di malattie come l’Alzheimer.Ma spingersi alle frontiere della conoscenza richiede tempo, pazienza e fiducia. Per questo parlerò anche del valore della ricerca fondamentale, che non offre sempre risultati immediati, ma costruisce le basi per le scoperte future. Investire nella ricerca significa creare oggi la conoscenza da cui nasceranno le cure di domani.
