Tentato omicidio di Gravesano, chiesti 9 anni per l'aggressione e lo stalking

(in aggiornamento) - È iniziato questa mattina in aula penale il caso dell’accoltellamento avvenuto lo scorso 22 settembre in un parcheggio di Gravesano. Alla sbarra vi era il 53.enne italiano che quella sera aveva ricevuto le coltellate, la cui posizione si era aggravata nei giorni immediatamente successivi al fatto di sangue.
L’uomo è comparso di fronte alla Corte presieduta dal giudice Amos Pagnamenta (assistito a latere da Renata Loss Campana ed Emilie Mordasini così come dagli assessori giurati) per rispondere di una lunga lista di reati: tentato omicidio intenzionale (per i fatti di Gravesano); lesioni semplici qualificate (per un colpo al viso dell'ex moglie); coazione; minaccia; ingiuria; ascolto e registrazione di conversazioni estranee ed abuso di impianti di telecomunicazioni. Nei confronti dell’imputato, difeso dall’avvocato Olivier Ferrari, la procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis ha chiesto una pena di 9 anni oltre all'espulsione dalla Svizzera per 15 anni.
La posizione dell’altra persona coinvolta, pure lui un cittadino italiano della regione, è invece ancora aperta. L’uomo, patrocinato dall'avvocata Demetra Giovanettina è a piede libero. Nel procedimento contro l'ex cognato si è costituito accusatore privato. Lo stesso hanno fatto la donna e il nuovo compagno, patrocinati dagli avvocati Chiara Villa e Mario Branda.
Un contesto familiare teso
Il fatto di sangue ha origine da un contesto familiare privato, legato a una separazione conflittuale e rapporti tesi tra le parti, perlomeno da maggio 2024. Ed è proprio questo contesto che avrebbe portato al diverbio nel parcheggio tra due cittadini italiani. Ad avere la peggio era stato proprio l'uomo alla sbarra oggi, il quale aveva riportato ferite serie ma non tali da metterne in pericolo la vita. Quest’ultimo è l’ex marito di una donna al centro degli attriti privati citati poc’anzi, mentre l’autore delle ferite è il fratello di lei. Quest’ultimo ha sostenuto di aver agito in un contesto di legittima difesa in quanto l’ex della sorella lo avrebbe aggredito e colpito in testa con un bastone. I primi accertamenti avevano portato al suo fermo. Le ipotesi di reato a suo carico sono di tentato omicidio e di tentate lesioni gravi.
Dalle indagini era però emerso anche altro: ossia che l’uomo che aveva ricevuto le coltellate avrebbe avuto atteggiamenti persecutori nei confronti della ex moglie; per questo il lavoro degli inquirenti si era concentrato anche sulla sua posizione. L’ex marito, era poi emerso, aveva seguito gli spostamenti della donna con attività di pedinamento oppure con tecnologie di localizzazione e l'aveva quotidianamente minacciata, così come aveva minacciato il nuovo compagno della sua ex. L'atto di accusa parla di ben sette microspie installate in casa così come di due GPS posizionati nell'automobile dell'ex moglie. Ed è proprio grazie a questo dispositivo che il 53.enne aveva rintracciato la donna a Gravesano, dove si trovava in compagnia del nuovo compagno e del cognato. La situazione era ben presto degenerata: l'imputato aveva preso a pugni il compagno della donna, il quale ave reagito, tentando poi di aggredirlo con un bastone. L'uomo, sollecitato dalla compagna, era riuscito a fuggire in automobile e il 53.enne ha quindi aggredito l'ex cognato con lo stesso bastone. Per entrambi questi episodi, l'imputato deve rispondere di tentato omicidio intenzionale.
L'imputato nega gli addebiti più gravi
Interrogato dal presidente della Corte, l'imputato ha negato gli addebiti più gravi e anzi ha sostenuto di essersi recato a Gravesano «per cogliere sul fatto la moglie e l'amante» e non «per uccidere qualcuno», e anzi di essere stato aggredito dall'ex cognato e dal nuovo compagno dell'ex moglie. Ha pure negato di aver usato il bastone: «Era in macchina perché volevo costruire un tavolino. L'ho lasciato a terra è c'è stata un'altra colluttazione. Non ho realizzato subito di aver ricevuto delle coltellate», ha detto. L'imputato ha pure negato di aver messo le mano addosso all'ex moglie, ma ha di contro ammesso di averla minacciata (agli atti ci sono messaggi dal tenore: «Tu la vecchiaia con lui non la farai», «Per me sei morta ma anche lui morirà») e di aver utilizzato microspie e GPS per controllarla. «Volevo la verità, volevo sapere se aveva una relazione con un altro», ha affermato.
