«Ti ammazzo figlio di putt***»: la violenza sui treni è un problema anche in Ticino

L’aumento di casi di violenza – verbale e fisica – nei confronti del personale dei trasporti pubblici è un fenomeno preoccupante. All’inizio di settembre il Sindacato del personale dei trasporti (SEV) ha lanciato l’ennesimo allarme, parlando di una «triste realtà quotidiana».
Una situazione che sembra essersi acuita durante la pandemia di Covid-19, con l’esplosione di aggressioni verbali e fisiche contro gli addetti ai lavori. Il SEV riferisce di numeri «spaventosamente elevati», tra insulti, minacce, vie di fatto e addirittura «sputi» contro il personale.
Le testimonianze raccolte dal SEV lasciano senza parole. Un assistente clienti racconta: «Un giorno ho incontrato un ragazzo senza biglietto valido e con i piedi sul sedile. Gli faccio una multa per entrambe le cose. Alla fine, si avvicina a me e mi insulta: ''Figlio di putt***, non farti più vedere perché ti ammazzo''». O ancora, una dipendente del deposito di Bellinzona si è trovata a confrontarsi insieme a una collega con «una persona molto aggressiva» durante il controllo di un treno regionale. «La persona in questione ha iniziato a seguirci per tutto il treno, accusandoci di razzismo, con parole molto forti. Abbiamo quindi chiamato la polizia, che è venuta in nostro soccorso», spiega la donna. Un altro controllore attivo in Ticino da 46 anni invece riferisce di aver ricevuto numerose minacce («ti taglio la gola») o auguri di morte: «Spero che ti venga un cancro».
Ieri il Blick è tornato sul tema, dopo aver visionato una dozzina di casi arrivati sui banchi del Ministero pubblico della Confederazione. Sui mezzi di trasporto elvetici, dagli autobus ai treni, ne succedono di tutti i colori: dalle aggressioni fisiche contro i controllori, a quelle verbali nei confronti degli agenti della Polizia dei trasporti, sino agli atti di vandalismo. Tra gli esempi citati dal quotidiano zurighese, spicca il caso di un passeggero che, dopo essersi rifiutato di sottoporsi a un controllo di sicurezza, ha distrutto il gabinetto del bagno.
Solamente sui treni delle Ferrovie Federali Svizzere (FFS) si registrano in media dieci aggressioni (fisiche o verbali) al giorno nei confronti del personale, per un totale di 3.600 casi all'anno. Numeri impressionanti, che interessano tutta la Svizzera. Ticino compreso.
«Ogni atto di violenza viene denunciato»
A tal proposito, il CdT ha contattato le FFS per fare il punto della situazione nel nostro cantone. Purtroppo, l’azienda dei trasporti non fornisce casistiche né statistiche. Avremmo voluto capire se i numeri ticinesi fossero in linea con il resto del Paese, nonché conoscere episodi specifici avvenuti, in particolare, su treni TiLo, ma non abbiamo ricevuto risposta in merito. Patrick Walser, responsabile Comunicazione Regione Sud, ha tuttavia confermato che «anche in Ticino si registrano casi di violenza contro il personale», aggiungendo che «in collaborazione con la Polizia dei trasporti valutiamo costantemente misure mirate». Inoltre, per i casi di aggressione verbale o fisica, le Ferrovie «hanno adottato numerose misure per garantire la sicurezza del proprio personale», evidenziando che «ogni atto di violenza contro i dipendenti è considerato un delitto ufficiale e viene denunciato». Allo stesso tempo l’azienda «offre supporto psicologico e operativo al personale e ai familiari».
Le FFS, va precisato, definiscono «aggressioni» tutti «gli abusi verbali, gli insulti, le minacce e le vie di fatto. In particolare, queste ultime vengono sistematicamente denunciate alla polizia». Per quanto riguarda gli atti di vandalismo, questi riguardano «i graffiti e i danni all’arredo interno». Essendo i TiLo treni transfrontalieri, Walser evidenzia che non si registrano «particolari differenze territoriali tra Svizzera e Italia» per quanto riguarda le aggressioni.
Episodi più gravi
In generale, a livello nazionale «il numero di incidenti sui treni FFS è rimasto stabile negli ultimi anni, sebbene si registri una tendenza verso una maggiore gravità degli episodi» constatano le Ferrovie. Un fenomeno confermato pure da Oliver Perren, responsabile delle risorse umane presso Transsicura, l’azienda specializzata in sicurezza nei trasporti pubblici. In una intervista rilasciata al SEV ha dichiarato: «In termini numerici, non si registra necessariamente un aumento massiccio dei casi. Ciò che è cambiato, tuttavia, è la natura dei conflitti. La soglia di inibizione nei confronti della violenza si sta abbassando. Le situazioni degenerano più rapidamente e diventano più violente».
Sul sito delle FFS sono elencate le numerose misure messe in atto per garantire la sicurezza del personale: queste vanno dall’aumento di agenti della Polizia dei trasporti e dei dipendenti di Transsicura (in particolare dopo le 22.00 sui collegamenti considerati «a rischio elevato») sino alla formazione continua del personale sulla gestione professionale di violenza e aggressioni. Da settembre 2024, gli agenti della Polizia dei trasporti hanno in dotazione anche una bodycam a scopo deterrente e per l’eventuale registrazione di prove.
La politica si muove
Da mesi, l’Ufficio federale dei trasporti sta attuando (parzialmente) le mozioni dell'allora consigliere nazionale ticinese Piero Marchesi (UDC) e del suo collega Michaël Buffat (UDC/VD), approvate dalle Camere federali. Le mozioni mirano ad autorizzare la Polizia dei trasporti a usare le pistole a impulsi elettrici. Berna è impegnata a formulare un piano nazionale per rafforzare la sicurezza sui treni, in collaborazione con le FFS, le altre aziende di trasporti e i Cantoni. Il Governo dovrà inoltre proporre eventuali modifiche di legge.
Violenza nelle stazioni ticinesi
Oltre ai treni, in queste settimane sono finiti agli onori della cronaca atti di violenza e situazioni di degrado nelle stazioni ticinesi. Un tema caldissimo che ha già spinto i politici a rivolgersi al Consiglio di Stato. In una interrogazione presentata al Governo dal coordinatore della Lega Daniele Piccaluga si legge che «le stazioni ferroviarie rappresentano molto più di un semplice luogo di transito. Sono, a tutti gli effetti, una cartolina da visita del Ticino. Proprio per questo motivo è importante che gli scali, sia quelli principali ma anche quelli regionali e secondari, garantiscano standard adeguati di ordine, pulizia, decoro e sicurezza». Dopo il fatto di sangue di Biasca, pure il granconsigliere PLR Omar Terraneo ha rivolto un’interrogazione al Consiglio di Stato, lanciando un monito: «Non aspettiamo che le stazioni ticinesi diventino il Bronx prima di intervenire».
