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Ti-cino o Ti-tanic? «Speriamo di non affondare ma di volare come E.T.»: politica e cinema alla serata del Gran Consiglio

Alla tradizionale serata di ringraziamento del Gran Consiglio al Pardo, Daria Lepori mima la celebre scena del film e Nicola Pini raccoglie l’assist - Ma quest’anno, tra i politici, le presenze sono state decisamente inferiori al solito
Mattia Sacchi
12.08.2026 21:37

La presidente del Gran Consiglio Daria Lepori mima Rose sulla prua del Titanic, poi E.T., Psycho e Matrix. E il sindaco di Locarno Nicola Pini raccoglie subito l'assist: «Speriamo come Ticino di non essere come il Titanic che sta per affondare, ma di volare in alto come E.T.. E magari di unire le due pillole di Matrix e farle diventare la nostra bandiera». È forse il momento più brillante della Serata del Gran Consiglio al Locarno Film Festival. Una cerimonia che, diciamolo, segue ogni anno un copione piuttosto simile e che questa volta, almeno per qualche minuto, ha trovato il modo di diversificarsi.

Anche gli ospiti, del resto, erano meno numeroso del solito, nonostante la campagna elettorale sia ormai alle porte. Sarà stato il grande caldo o magari la voglia di cercare un punto più fortunato per osservare l'eclissi solare. Tra gli assenti anche la stessa presidente del Festival Maja Hoffmann, che si è scusata, e il direttore operativo Raphael Brunschwig, impegnato in un importante incontro strategico.

A inaugurare la serata era stata proprio Lepori, raccontando quanto il cinema abbia incrociato la sua storia politica. Da bambina vide L'albero di Natale di Terence Young, convinta fosse un film adatto alla sua età: ne uscì invece colpita dalla tristezza e dal senso d'ingiustizia della storia, che contribuì ad avvicinarla all'impegno politico, in particolare contro il nucleare. «Cinema e politica procedono di pari passo», ha osservato, ricordando anche il recente incontro con la regista svizzera Petra Volpe.

La presidente del parlamento cantonale ha poi richiamato il voto unanime con cui il Parlamento ha sostenuto finanziariamente il Pardo. Citando il regista ticinese Niccolò Castelli, ha trovato un'affinità tra una sala cinematografica e quella del Gran Consiglio: al cinema persone diverse sospendono il proprio tempo individuale e «guardano nella stessa direzione», creando uno spazio comune di discussione. «È quello che dovrebbe fare anche il Gran Consiglio». Non sempre, evidentemente, con lo stesso risultato.

La presidente del Consiglio di Stato Marina Carobbio ha raccolto il filo mettendo al centro pluralità e collaborazione. «Il cinema ci invita a riflettere e ad analizzare la complessità che ci circonda attraverso sguardi diversi. Anche la democrazia nasce dalla pluralità». E come nessun grande film è il lavoro di una sola persona, «il futuro del Ticino non può nascere da una sola voce, ma dall'unione di competenze ed energie per realizzare qualcosa che possa appartenere a tutti, nel nome del bene comune». Sostenere la cultura significa dunque investire «in una società che vuole confrontarsi e crescere», valorizzandone lingua e identità.

Pini ha invece allargato lo sguardo all'Europa, raccontando di aver ospitato in questi giorni Mathieu Mori, segretario generale del Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d'Europa. «La vera fiducia tra cittadini, governi e Stati la costruiscono le comunità e gli eletti locali». Un principio legato allo «spirito di Locarno» e alla capacità della città e del Pardo di tenere insieme dimensione locale e internazionale.

A nome del Festival, il vicepresidente del Locarno Film Festival Gigi Pedrazzini ha ringraziato le autorità cantonali per un sostegno che permette di «pensare al Festival di domani» e consolidare il modello Locarno. Un futuro già sul tavolo: martedì il Consiglio d'amministrazione ha discusso l'adattamento della strategia del Pardo alle nuove sfide, percorso sul quale il Festival intende confrontarsi anche con le istituzioni.

L'ultima parola è spettata al direttore artistico Giona A. Nazzaro. Prima l'invito a raggiungere Piazza Grande per la visione di Down the Arm of God, poi il ritorno dalla sala cinematografica a quella politica: «A volte la democrazia deve essere più grande, per affrontare meglio le sfide alle quali siamo confrontati. Da soli siamo deboli; insieme siamo tanti, più forti e più giusti».

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