Lugano

Tossicodipendenti al parco Ciani, «i gruppi ora sono due»

Dopo la violenta lite dello scorso 9 luglio e mentre ci si interroga su come cercar di arginare le degenerazioni del consumo e dello spaccio di droga, chi frequenta la zona, come i City Angels, spiega come è cambiato il contesto: «Ai locali si sono aggiunti degli stranieri»
Accanto al nucleo «storico» delle panchine se n’è aggiunto un altro che bazzica gli spazi tra la chiesa riformata e i bagni pubblici. © CdT/Davide Illarietti
Andrea Bertagni
Andrea Bertagni
21.07.2026 06:00

L’ultima violenta lite al parco Ciani, scoppiata il 9 luglio scorso tra tossicodipendenti, che ha portato all’arresto di 4 persone con l’accusa di tentato omicidio, ha rimesso al centro dell’attenzione politica (e non solo) la presenza, in alcuni casi problematica, di persone che consumano e spacciano sostanze stupefacenti in due angoli distinti del parco. Un fenomeno conosciuto, quello del consumo di droga a cielo aperto al Ciani, non a caso negli anni scorsi non sono mancati gli atti politici e le proposte per cercare di arginarlo: dal predisporre una «stanza del consumo» - idea tornata d’attualità a seguito del violento alterco del 9 luglio - al mettere in atto tutta una serie di nuove misure di presa a carico sociale per queste persone. Giacché, con la sola repressione, ha evidenziato di recente anche al CdT, la capodicastero Sicurezza della Città, Karin Valenzano Rossi, non si fermerebbe, né si risolverebbe il fenomeno.

Tra chi conosce bene quanto succede al Ciani, e in particolare nella zona delle panchine che danno le spalle a viale Carlo Cattaneo, ma anche nell’area tra la chiesa riformata e i servizi igienici pubblici, è chi quei luoghi non ha paura di frequentarli, fermandosi anche a parlare e, quando serve, a prestare aiuto, come i City Angels. «La prima cosa che occorre dire è che non è più un gruppo solo, ma sono due», spiega il loro coordinatore, Antonio Chiarella, prima di entrare nei dettagli. «Il primo è quello che sosta nelle panchine. Sono persone conosciute e del posto. Il secondo gruppo si mette vicino ai bagni pubblici dietro la chiesa riformata. Questo secondo gruppo una volta non c’era. Sono arrivati quest’anno con il primo caldo. Inizialmente ci chiedevano delle coperte e del cibo e dormivano nei pressi dell’autosilo del Palazzo dei congressi. Ora non sappiamo più dove passano la notte. Probabilmente tornano in Italia con l’ultimo treno». Quando dormivano nei pressi dell’autosilo, continua Chiarella, non erano molti. «Saranno stati 7-8, mentre oggi sono diventati una ventina».

Il parco Ciani oggi, secondo il coordinatore dei City Angels, sarebbe dunque «abitato» da molte più persone con gravi problemi di tossicodipendenza. Persone non conosciute o comunque fuori dai soliti radar. Che con ogni probabilità arrivano dall’estero, dall’Italia. Non si sa se per tornare la sera da dove sono venuti, oppure se hanno trovato «rifugio» da qualche parte a Lugano. Quel che è certo, a sentire le parole di Chiarella, è che oggi la presenza di queste persone «problematiche» è cresciuta. Con tutto quel che ne consegue. Consumo, spaccio, violenti liti e un generale senso di insicurezza prodotto tra i cittadini e i turisti. «Si tratta di situazioni difficili da gestire – riprende Chiarella – ognuno di loro ha una storia difficile alle spalle. Forse si potrebbero ascoltare di più. Forse si potrebbero prendere a carico in maniera diversa. Di sicuro si tratta di persone che hanno grossi problemi di droga. Non bisognerebbe insultarle o prenderle di mira così come ho visto fare da alcuni giovani di recente».

Il pestaggio del 9 luglio

Nel corso dell’alterco di giovedì 9 luglio al parco Ciani un 32.enne kosovaro domiciliato nel Luganese è stato colpito al volto riportando delle fratture che hanno necessitato un trasporto in ospedale. Le immagini dell’aggressione, alla quale hanno assistito anche diversi passanti, sono state condivise sui social nelle ore immediatamente successive ai fatti. Sul posto sono intervenuti agenti della Polizia cantonale e della Polizia Città di Lugano nonché i soccorritori della Croce Verde di Lugano. Gli accertamenti per individuare le persone coinvolte hanno portato al fermo di un 36.enne cittadino iraniano, di un 35.enne cittadino etiopico e di un 33.enne cittadino albanese, tutti senza fissa dimora, nonché di un 46.enne cittadino italiano domiciliato nel Mendrisiotto. Le ipotesi di reato sono di tentato omicidio, subordinatamente lesioni gravi e lesioni semplici.