Tra il Camoghè e il Monte Bar, l’addio a due «terre di nessuno»

Non molti sanno che, lungo le pendici del Camoghè e del Monte Bar, sono ancora presenti – letteralmente – due «terre di nessuno». O meglio, due territori che hanno sì dei proprietari fondiari (in larga parte patriziati), ma che ufficialmente e legalmente non appartengono ad alcun Comune. Si tratta, in gergo tecnico, delle cosiddette «comunanze»: un istituto anomalo, pressoché un unicum in Svizzera ed ereditato dall’Ottocento, che definisce territori che non appartengono a una giurisdizione comunale definita. E che ora, come vedremo, su spinta di uno dei Comuni coinvolti, il Cantone propone di eliminarle per sempre. Assegnando finalmente quei territori a degli Enti locali (ovviamente con il loro accordo).
Nel dettaglio, stiamo parlando della comunanza «Cadenazzo/Monteceneri» e della comunanza «Capriasca/Lugano». Come scrive il Consiglio di Stato nel messaggio governativo che propone una via per dirimere la questione, «la Comunanza Cadenazzo/Monteceneri si situa lungo il Camoghè, ha un’estensione considerevole (2,9 mio m2) che appartiene in comproprietà al Patriziato di Medeglia (2/3) e al Patriziato di Robasacco (1/3), salvo una piccola particella (279 m2), proprietà di un’associazione» e «comprende una ventina di ettari destinati all’alpeggio con una decina di edifici». Il territorio, tra l’altro, confina (oltre che con Bellinzona) anche con Isone e con l’exclave di Ponte Capriasca (sì, quest’ultimo Comune ha una sua exclave ben distante dal paese, ma questa è un’altra storia…). L’altra comunanza, quella di «Capriasca/Lugano» si colloca invece «sulle pendici del Monte Bar, è di dimensioni contenute (87.126 m2) senza edifici ed è attraversata da strade forestali». L’unica particella appartiene al Patriziato di Insone-Corticiasca.

La spinta di Cadenazzo
Fino a oggi, in queste «terre di nessuno», quando in casi rari era necessario l’intervento di un’autorità, per prassi venivano coinvolti entrambi gli Enti interessati in una sorta di «congiurisdizione comunale». Sia come sia, scrive il Governo, «nei mesi scorsi il Municipio di Cadenazzo ha sollevato la questione, sottoponendo al Cantone e al Municipio di Monteceneri l’ipotesi di “sciogliere” la comunanza Cadenazzo/Monteceneri e, nel caso ci si orientasse in questa direzione, chiedendo indicazioni sui passi procedurali che occorrerebbe intraprendere». E, «dopo alcuni contatti tra i servizi cantonali e i due Municipi, questi ultimi hanno entrambi confermato la disponibilità ad andare verso una soluzione condivisa che potrebbe consistere nell’attribuire il territorio della comunanza alla giurisdizione del Comune di Monteceneri». E quindi sì, il Luganese a tutti gli effetti otterrebbe nuovi territori a scapito del Sopraceneri. Mentre «per quanto riguarda la (di gran lunga meno estesa) Comunanza Capriasca/Lugano», anche «i rispettivi Municipi avevano già tempo fa espresso l’apertura a concordare una soluzione di attribuzione condivisa».
E ora, per dirimere la questione, il Governo cantonale propone «in termini molto essenziali una via procedurale da applicare a queste due situazioni», ossia un decreto legislativo che (se il Gran Consiglio lo approverà) darà al Consiglio di Stato la competenza, con l’accordo degli Enti locali interessati, di assegnare il territorio «a uno dei Comuni interessati o di suddividerlo tra di essi». Ciò, va da sé, richiederebbe l’approvazione dei rispettivi Municipi e Consigli comunali. Il Governo sottolinea infatti che «non intende procedere all’assegnazione se questa imprescindibile condizione non è data».
