La sentenza

Tragedia di Quinto, camionista prosciolto

Alla base dell’incidente che causò la morte di una famiglia germanica nel 2016 ci fu un colpo di sonno dell’autista al volante del TIR investitore: tutte le accuse sono cadute - Quasi certamente non vi saranno ricorsi
Quel che restò della Ford travolta da un TIR e schiacciata contro un altro veicolo pesante che la precedeva. (Foto Rescue Media)
Simone Berti
11.03.2019 17:39

LUGANO - La tragedia di Quinto, a livello penale, resterà senza colpevoli. Il giudice Mauro Ermani ha prosciolto oggi a Lugano il 52.enne italo-rumeno residente a Padova che il 26 luglio 2016 sull’autostrada a Quinto travolse una monovolume Ford regolarmente incolonnata, schiacciandola e provocando la morte immediata della famiglia germanica a bordo: papà (al volante) e mamma entrambi di 43 anni, e le loro bimbe di 8 e 12 anni. Un dramma che nessuno potrà mai dimenticare.

Secondo la Corte delle Assise correzionali il camionista - giunto oggi in aula in sedia a rotelle per le conseguenze del crash da cui si risvegliò solo tre settimane più tardi - non frenò in tempo perché in preda a un colpo di sonno a sua volta causato da una grave sindrome che ostruisce il riposo notturno con conseguente sonnolenza diurna. È quanto ha stabilito una perizia medica realizzata dal responsabile del Centro del sonno dell’Ente ospedaliero cantonale, il professor Mauro Manconi, per conto della Corte, che l’ha ritenuta valida. In sostanza il colpo di sonno non esclude che si possa tenere il gas pigiato, né compiere una curva e rimanere perfettamente in carreggiata come avvenuto al 52.enne prima di travolgere l’auto della famiglia tedesca.

Sempre secondo questi accertamenti scientifici, benché il camionista abbia ammesso di aver già avuto problemi di sonnolenza in precedenza pur non essendo a conoscenza della patologia, non è detto che ciò dovesse per forza indurlo a sottoporsi a degli esami medici, tanto più che pochi mesi prima aveva superato i test di idoneità alla guida. Una sua negligenza, in sostanza, non può essere accertata. Motivo per cui, come detto, l’uomo è stato prosciolto da ogni accusa: sia dall’omicidio colposo plurimo che dalla grave infrazione alle norme della circolazione. «La giustizia opera con gli strumenti che ha», ha affermato il giudice Mauro Ermani quasi a volersi rivolgere ai familiari delle vittime, in aula appunto per chiedere giustizia e ancora segnati da questa tragedia inaccettabile. In sostanza, ha spiegato, se non vi è colpa a livello giudirico, non vi può essere nemmeno sanzione. E ciò vale pure di fronte a un incidente con conseguenze tanto drammatiche.

Il procuratore pubblico Arturo Garzoni, ricordiamo, in mattinata aveva chiesto una pena di 20 mesi di detenzione sospesi per due anni escludendo il colpo di sonno e propendendo per la grave disattenzione dell’autista. Da parte sua il difensore del 52.enne, l’avvocato Stefano Genetelli, aveva sollecitato il proscioglimento proprio in virtù dell’ipotesi del colpo di sonno. Che anche la Corte ha quindi sposato.

L’accusa molto probabilmente rinuncerà a ricorrere in Appello. I familiari delle vittime, rappresentati dall’avvocato Mario Borradori, non possono per contro farlo, non essendo più giuridicamente accusatori privati. Almeno dal punto di vista penale la straziante vicenda potrebbe quindi chiudersi qui. A livello umano, invece, nulla potrà purtroppo cancellarne le conseguenze.