Mobilità

«Trasporti 45», per il Ticino solo briciole

Domani il Consiglio federale dovrebbe aprire l’iter che porterà, nel 2027, al messaggio sullo sviluppo della rete ferroviaria nazionale – Nel nostro cantone sono previsti appena 15 milioni per un marciapiede a Locarno – Bruno Storni: «Puntiamo a opere per 450 milioni»
©Gabriele Putzu
Francesco Pellegrinelli
18.06.2026 06:00

«Sono fiducioso. Non sarà semplice, ma credo che alla fine riusciremo a spuntarla, anche perché il Cantone, fin qui, ha lavorato bene». Il presidente della deputazione ticinese alle Camere federali, Bruno Storni (PS), non nasconde l’ambizione di tutto il gremio parlamentare: ottenere da Berna circa 450 milioni di franchi per potenziare l’infrastruttura ferroviaria ticinese, in un contesto in cui il progetto «Trasporti 2045», per la ferrovia, ne prevede per il Ticino appena 15 milioni.

Deputazione in pressing

Domani il Consiglio federale dovrebbe infatti mettere in consultazione il progetto «Trasporti 45», ossia lo strumento con cui la Confederazione pianifica e finanzia lo sviluppo dell’infrastruttura del trasporto nazionale per i prossimi vent’anni. Ebbene, secondo Storni, per il Ticino sul fronte ferroviario non si profilano grandi investimenti.

«Per il Ticino, il rapporto Weidmann, che è la base di partenza per il documento del Consiglio federale prevede un unico intervento ferroviario, ovvero circa 15 milioni di franchi per un quarto marciapiede alla stazione di Locarno, necessario per permettere la cadenza ogni quarto d’ora sulla tratta Locarno–Bellinzona».

Troppo poco. Soprattutto per le aspettative del Cantone, che ha già sviluppato un concetto d’offerta ben più ambizioso per il periodo 2035-2045. Questo concetto, elaborato nell’ambito del cosiddetto Tavolo di condivisione strategica (TCS), coordinato dal Dipartimento del Territorio – prevede cinque interventi principali, spiega Storni: «Il raddoppio del ponte sul fiume Ticino; il raddoppio del ponte sulla Verzasca (anch’esso a binario unico); il potenziamento della stazione di Bellinzona; il potenziamento della stazione di Lugano; il potenziamento della stazione di Mendrisio. Tutto questo per un costo complessivo di crca 450 milioni di franchi».

«È questo il punto su cui dovremo lavorare», avverte Storni. Insomma, in vista del messaggio del Consiglio federale (atteso per l’anno prossimo) con la richiesta dei crediti alle Camere, la deputazione dovrà cercare di far rientrare tutti i progetti nel prossimo pacchetto di opere. «Abbiamo già avuto colloqui con il direttore delle infrastrutture delle FFS e, giovedì scorso, con l'intera direzione delle FFS nell'ambito dell'incontro periodico della deputazione. Martedì prossimo è prevista la riunione del Tavolo di condivisione strategica». L’azione di pressing insomma prosegue. Ma con quali possibilità di riuscita? Ancora Storni: «Ci sono buone possibilità, almeno per due motivi», spiega il deputato. «Il primo è che, sul totale disponibile – circa 24 miliardi – non si tratta di un importo eccessivo. Il secondo è che in Ticino registriamo un forte sviluppo del trasporto pubblico. In certi punti siamo vicini alla saturazione del sistema. Se guardiamo le curve di crescita dell’utilizzo negli ultimi dieci anni, è evidente che a un certo momento dovremo aumentare l’offerta. E per farlo, questi investimenti sono indispensabili».

Storni non nasconde che la competizione tra cantoni è intensa. Le richieste complessive superano i 60 miliardi, a fronte di una disponibilità massima di 24 miliardi. Tra le opere più costose figurano la stazione passante di Lucerna, il tunnel verso Zurigo dall’Argovia, i quattro binari tra Ginevra e Losanna, e il nodo ferroviario di Basilea.

Nonostante il Ticino negli ultimi anni abbia già beneficiato di investimenti ferroviari importanti, come AlpTransit, la galleria di base del Ceneri, il rinnovo delle stazioni di Lugano, Mendrisio e Bellinzona, secondo Storni, la Confederazione dovrebbe tenere conto dei progetti ticinesi, basati sull’offerta di trasporto pubblico che il Cantone intende sviluppare. «È infatti proprio sulla base dell’offerta pianificata – e non delle infrastrutture richieste – che Berna valuta e finanzia i nuovi investimenti». In sostanza, il Ticino non sta chiedendo opere in astratto, ma le sta ancorando a un piano d’offerta preciso, che è esattamente il metodo che la Confederazione pretende. «In questo senso, dicevo che il Cantone sta lavorando bene e che ha già sviluppato il suo piano», precisa Storni.

PoLuMe attende

Per quanto riguarda le infrastrutture stradali, invece, non sono previsti in Ticino investimenti a breve termine. I prossimi interventi potrebbero essere discussi nel 2030, con il potenziamento dell’autostradatra Lugano e Mendrisio (PoLuMe) oppure la realizzazione del collegamento tra A2 e A13 nel Sopraceneri. «Sul fronte stradale, il messaggio che arriverà domani in consultazione conterrà – secondo quanto comunicato dal consigliere federale Albert Rösti – solo due progetti: un tratto a sei corsie nel Canton Argovia e uno nel Canton Ginevra». Entrambi non erano stati inclusi nel pacchetto bocciato in votazione popolare nel novembre 2024. L’intenzione di Rösti è infatti di evitare un’altra opposizione, spiega Storni che sul fronte ticinese conclude: «Guardando al 2030, il Cantone dovrà scegliere tra una delle due opere: entrambe costano circa tre miliardi, e ottenere il 30% del budget nazionale solo per il Ticino è irrealistico».