Tre città per un pressing che si spera dia i suoi frutti

La giuria che il prossimo 4 giugno deciderà quale sarà tra Aarau, Thun, Bellinzona e Lugano (con Locarno e Mendrisio), la capitale della cultura svizzera del 2030 ieri non si è sbilanciata. Ma ha toccato con mano tutto quello, o buona parte di quello, che Lugano con Mendrisio e Locarno, hanno da offrire. Sì, perché la delegazione della giuria e dell’associazione «Capitale Culturelle Suisse» che mercoledì ha visitato Bellinzona ieri è arrivata, appunto, a Lugano. E ad accoglierla c’erano tutti. I sindaci di tutte e tre le città, tutti i capidicastero Cultura dei tre Comuni, e anche chi ha aiutato all’elaborazione della voluminosa candidatura congiunta (il dossier conta 160 pagine) - a cominciare in prima battuta dall’Università della Svizzera italiana (USI).
Il primo faccia a faccia si è svolto in mattinata al LAC. «La giuria chiaramente non si è sbilanciata - spiega al Corriere del Ticino, il capodicastero Cultura, eventi e sport della città di Lugano, nonché vicesindaco, Roberto Badaracco - ma dal nostro punto di vista quella di ieri è stata una giornata proficua».
Il confronto al LAC è durato circa un’ora. Prima però hanno parlato tutti i sindaci coinvolti, nonché i capidicastero, illustrando gli elementi chiave della candidatura. I rappresentanti di Locarno e Mendrisio hanno in seguito presentato i loro luoghi e le loro iniziative. Mentre Lugano ha approfittato della presenza della giura sulle rive del Ceresio per portarla a Villa Ciani, al Palazzo dei Congressi, all’ex Macello, allo Studio Foce, al campus USI-SUPSI di Viganello, alla Scuola d’arti e mestieri della sartoria (SAMS) e al cantiere della Città della musica, che proprio oggi si aprirà con il primo colpo di piccone ufficiale. Ecco perché all’incontro di ieri era presente anche il direttore del Conservatorio, Christoph Brenner.
Lugano si è poi inoltre soffermata anche sul progetto della Casa del teatro e della danza, che si vorrebbe realizzare nell’ex-sottocentrale elettrica di Gemmo. «Al di là dell’esito della candidatura - sottolinea Badaracco - c’è da sottolineare che il lavoro condiviso tra Lugano, Locarno e Mendrisio ha portato già dei frutti, sia a livello di collaborazione tra le istituzioni, sia a livello di sinergie culturali e di capacità di fare sistema».
Nel pomeriggio la folta delegazione, dopo il pranzo al Canvetto, ha anche assistito alla presentazione della scena indipendente per la quale la candidatura potrebbe svolgere un volano formidabile. A esserne convinti pare siano stati proprio i rappresentanti della giuria, per i quali la partecipazione «dal basso» è ritenuta un elemento fondamentale. Il confronto con la cultura indipendente ha riunito circa 50-60 persone e ha prodotto risultati che i presenti hanno definito apprezzabili. Chi dovrà decidere quale città nel 2030 potrà fregiarsi del titolo di capitale culturale non si è ovviamente sbilanciato. Lo farà soltanto il 4 giugno, comunicando la decisione in diretta ai diretti interessati che saranno invitati per l’occasione a Berna.
La candidatura nel dettaglio
Lugano ha presentato con Locarno e Mendrisio il dossier di candidatura con il titolo «La Svizzera vista da Sud». La proposta delle tre città nasce dalla convinzione che le arti e la cultura non sono solo un’infrastruttura strategica per lo sviluppo territoriale, ma anche una fonte di pensiero creativo capace di generare benessere condiviso, coesione sociale, innovazione e visioni sostenibili per il futuro. La candidatura propone un modello policentrico e collaborativo, superando confini geografici, linguistici e campanilistici, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo della Svizzera italiana nel dialogo culturale nazionale e internazionale. Il tema guida è, come detto, «La Svizzera vista da Sud», una prospettiva che invita a guardare oltre gli stereotipi e a costruire un dialogo aperto tra comunità, istituzioni culturali, cittadini e società civile, in un momento storico che richiede maggiore vicinanza e solidarietà.
