Tresa vuole fare ordine nel suo patrimonio immobiliare

È una strada che Lugano ha già imboccato con l’obiettivo di ridurre quel macigno che si chiama indebitamento. Parliamo di dismissioni. O meglio, trasformare alcuni beni amministrativi in patrimoniali per incassare e migliorare la sostenibilità finanziaria del Comune. Tresa ha deciso di prendere la stessa via facendo un po’ di – passateci il termine – pulizia immobiliare, anche se, ovviamente, in misura minore rispetto a Lugano. A seguito dell’aggregazione, il Comune di Tresa ha acquisito un patrimonio immobiliare di tutto rispetto. In cifre nude e crude stiamo parlando di 526 beni tra stabili, terreni, strade, piazze, posteggi, boschi e via discorrendo. Una sfida mica da poco dal punto di vista della gestione, della manutenzione e della valorizzazione. Tra questi figurano tre beni amministrativi: l’ex scuola dell’infanzia a Ponte Tresa, l’ex acquedotto comunale sempre a Ponte Tresa e l’ex casa comunale di Monteggio. Tutti stabili inutilizzati e che secondo il Municipio generano esclusivamente costi per la loro gestione e sono quindi privi di finalità pubbliche. La strategia di Tresa è prima quella di trasformare questi beni in patrimoniali e poi metterli a disposizione di privati (il costo totale dell’alienazione dei tre stabili si aggira sul mezzo milione di franchi). Una strategia che però, prima di essere messa in pratica, deve trovare il consenso del Consiglio comunale (se così dovesse essere, il Municipio provvederà in seguito a una modifica del Piano regolatore nei quartieri interessati così da consentire una nuova destinazione urbanistica per i fondi inutilizzati).
«Difficilmente riutilizzabili»
Questo primo intervento puntuale fa parte di una più ampia strategia di gestione del patrimonio. Varie sono le motivazioni che hanno spinto Tresa a voler fare questo passo. Prima di tutto fare ordine, concentrandosi sulla gestione di beni effettivamente funzionali a scopi pubblici. Poi eliminare costi superflui e quindi generare liquidità utile per ridurre l’indebitamento comunale e migliorare la sostenibilità finanziaria. Ma anche favorire il riutilizzo privato degli immobili e consentire la realizzazione di nuove abitazioni. La domanda però sorge spontanea quando si parla di stabili in disuso: non si potrebbe convertirli e quindi riutilizzarli? «Sono proprietà difficilmente riutilizzabili: generano soltanto costi e deperiscono – ci dice il sindaco Piero Marchesi – abbiamo valutato e siamo arrivati alla conclusione che questi immobili non ci servono, quindi li mettiamo a disposizione del privato».
L’ex scuola dell’infanzia a Ponte Tresa che il Comune vorrebbe alienare non è però da confondere con il progetto pensato per lo stabile situato una cinquantina di metri più a valle, sempre in disuso da anni, dove s’insedieranno un centro diurno per anziani e un asilo nido. Il tutto per favorire la conciliabilità tra lavoro e famiglia. Tornando al discorso del riuso, Tresa, non l’ha messo in un cassetto. Anzi. «Stiamo pensando di riutilizzare la scuola elementare di Sessa. La metteremo a disposizione di diversi associazioni e della comunità così da poter favorire la socializzazione della popolazione», chiosa Marchesi.
