Truffa da 2,6 milioni di euro sull’asse Romania-Verzasca

Ruota tutta attorno al gioco d’azzardo la vicenda giudiziaria conclusasi con la condanna a tre anni di carcere, uno dei quali da scontare, per un cittadino italiano di 45 anni comparso ieri di fronte alla Corte delle Assise criminali. Corte che, presieduta dal giudice Marco Villa, al termine del processo svoltosi con la formula del rito abbreviato ha dato la propria approvazione all’accordo raggiunto tra l’accusa, promossa dalla procuratrice pubblica Caterina Jaquinta Defilippi, e la difesa, sostenuta dall’avvocata Felicita Soldati. E questo ritenendo equa la pena detentiva sulla quale le parti avevano raggiunto l’intesa. Lo stesso dicasi riguardo all’espulsione dalla Svizzera del 45.enne, reo confesso, per un periodo di cinque anni.
Il gioco d’azzardo, dicevamo. La passione smodata, al limite della patologia, per le slot machine e il tavolo verde è da considerarsi il movente che ha spinto l’imputato e la sua compagna a ordire la truffa milionaria, iniziata nel 2019 e che ha avuto il suo culmine tra il 2023 ed il 2025. Una truffa nella quale sono cadute parecchie vittime, almeno 52, residenti nel Locarnese e tra le quali vi sono anche alcune persone professionalmente attive nel mondo della finanza. I due, residenti in Romania, avevano bisogno di denaro per poter continuare a giocare al Casinò. Così il 45.enne contatta online una persona che condivide la sua stessa passione. Dopo lo scambio di qualche messaggio riguardante il commercio di sistemi inerenti al gioco d’azzardo, ecco che scatta la trappola: l’imputato convince l’amico conosciuto in rete di essere parte in causa in una vertenza civile in Inghilterra tendente ad ottenere i diritti su di un software che sarebbe servito a prevedere i numeri vincenti della roulette nei Casinò. Un procedimento nell’ambito del quale vi era una grossa somma di denaro bloccata. Per poterla sbloccare, questa la tesi truffaldina ordita dal 45.enne, era necessario raccogliere importanti quantitativi di denaro per pagare gli avvocati e i diversi tribunali coinvolti. In questo modo si sarebbe potuta vincere la causa e recuperare il «tesoretto» che i due si sarebbero poi suddivisi.
Una reputazione convincente
L’uomo, che al momento dei fatti risiedeva in Valle Verzasca, cade nel tranello e inizia a versare importanti capitali in favore del 45.enne. Quest’ultimo, sapendo che l’amico conosciuto online è una personalità in vista nel mondo della musica classica in quanto direttore d’orchestra, lo convince a reclutare, grazie proprio alla sua fama, altri finanziatori per il fantomatico progetto informatico. Ciò che puntualmente avviene, con il raggiro che si allarga e con il noto musicista che diventa correo del 45.enne (e per questo verrà prossimamente rinviato a giudizio). Per rendere più credibile il raggiro, l’italiano residente in Romania crea ad arte dei documenti contraffatti (e qui scatta il secondo capo d’imputazione per il quale è stato condannato, oltre alla truffa): una falsa dichiarazione che attesta l’esistenza della causa legale nel Regno Unito e dei documenti, anche questi falsificati, rilasciati da istituti bancari secondo i quali l’amico musicista avrebbe potuto aprire dei conti dove sarebbero stati immediatamente accreditati centinaia di milioni di euro. Nella rete ordita dai due sono, come detto, cadute almeno 52 persone, per la maggior parte residenti nel Locarnese. Probabilmente si sono lasciate convincere dalla fama del direttore d’orchestra che le aveva contattate. L’ammontare del denaro a loro sottratto con l’inganno è di 2,61 milioni di euro. Denaro, ha ripetuto ieri in aula l’imputato, interamente «bruciato» al gioco. «Da parte non ho nulla. Possiedo solo un’auto in Romania», ha detto il 45.enne rispondendo alle domande del presidente della Corte durante il breve dibattimento.
Libero tra due settimane
Dedotto il carcere preventivo sofferto, il 45.enne arrestato il 22 aprile 2025 sarà rimesso in libertà tra un paio di settimane. «Non penso proprio di tornare in Romania. Mi stabilirò in Germania, dove sono nato e cresciuto, oppure in Italia, dove ho vissuto in gioventù. Mi piacerebbe imparare una professione legata al mondo della cucina», ha aggiunto l’uomo. «L’importante è che non si rimetta a truffare il prossimo. Quelli che ha sottratto con l’inganno sono parecchi soldi guadagnati con fatica dalle sue vittime», lo ha ammonito il giudice Villa. Soldi che il 45.enne, sempre nell’ambito dell’accordo raggiunto tra le parti, si è impegnato a restituire.
