Truffa sui crediti COVID: tutti condannati

«Una grave colpa per tutti perché per fini di lucro hanno abusato degli aiuti dello Stato in un momento di profonda crisi. Tutti avevano le risorse intellettuali per poter capire di non dover superare la linea di confine della legalità».
Queste le parole del giudice Amos Pagnamenta che, tenendo conto della collaborazione e pentimento della maggior parte degli imputati, questa mattina ha letto la sentenza nei confronti dei 6 protagonisti di una truffa sui crediti COVID nel 2020.
Cinque pene sospese e una da scontare. Tutti condannati dunque, certo con pene diverse, ma i 6 imputati alla sbarra sono stati riconosciuti colpevoli di aver architettato una truffa ai danni dello Stato gonfiando i bilanci di società compiacenti per spartirsi gli aiuti erogati allo scopo di far fronte alla situazione pandemica. 840.000 franchi circa il bottino che si sono divisi con quote ben precise a seconda del ruolo ricoperto.
Le pene decise dalla Corte delle assise criminali vanno dagli 8 mesi sospesi ai 32 mesi interamente da scontare, con la pena più pesante per la mente della squadra, il 60.enne Bernese e grande assente in aula questa mattina per motivi di salute. «Non si può non osservare che sia stato chiaramente chiamato in causa dagli altri imputati. Questi hanno fornito testimonianze logiche, coerenti, chiare e disinteressate», ha detto Pagnamenta.
Due i ticinesi coinvolti. Per l’uomo attivo nel ramo assicurativo e a livello calcistico è stata impartita una pena di 8 mesi sospesi con la condizionale. A lui la pena più leggera in quanto «è stato coinvolto in un singolo caso e non è riuscito nemmeno a toccare i soldi». Un ruolo più marcato ha avuto l’altro ticinese titolare di una piccola ditta del Bellinzonese, 12 mesi sospesi perché «ha intascato l’intero credito e lo ha usato per scopi personali», ha spiegato Pagnamenta nella lettura del dispositivo della sentenza.
