«Tutto è iniziato quasi per caso: così da vent’anni vesto le donne»

Dal sogno di una bambina che faceva sfilare le bambole ad un negozio nel centro storico. La strada tracciata da Ilaria Accardi è fatta di coraggio e iniziativa, oltre che una grande sensibilità nell’anticipare i gusti delle sue clienti. Nel 2006 ha scommesso sulla Turrita e, oggi, reinventa con grinta la sua attività. «Per curiosità ho chiamato e chiesto quanto costava l’affitto, ho preso informazioni e nel giro di un mese ho deciso: apro. Mi sono detta o mi butto o non mi butto. Per fortuna ho scelto la prima alternativa». La vetrina del negozio di Ilaria Accardi, “Nuova Eclisse”, si affaccia sul centro storico di Bellinzona, catturando lo scorrere dei passanti tra i ciottoli della parte bassa del viale Stazione. In questo microcosmo intimo e luminoso, tra stoffe che sfumano dai toni della terra a gradazioni cromatiche più vivaci, la padrona di casa si muove con sicurezza, spesso affiancata dal fedele cane Ayla. Abiti leggeri dalle trame estive, bikini dai colori accesi che evocano la bella stagione e ventagli di un blu elettrico che invitano al “dolce far niente”. Ogni dettaglio all’interno della boutique - la cui proposta ruota attorno alla moda femminile - è disposto con cura: dalle borse poggiate sugli scaffali ai cappelli di paglia pronti per il sole, fino a quell’angolo dedicato ai capi di seconda mano che porta una ventata di vivacità.
Percorsi di vita
Nata a Glarona e cresciuta in Ticino, Ilaria saluta con un sorriso i visitatori: per lei non sono solo clienti, ma percorsi di vita che, anno dopo anno, ha accompagnato attraverso l’evoluzione del loro stile. Il suo viaggio è iniziato vent’anni fa, quasi per caso. Conclusa da poco la scuola di moda a Milano, uno sguardo distratto a un cartello “affittasi” nel cuore della Turrita ha dato nuova direzione alla sua vita. Era il 2006 e, a soli 23 anni, quella casualità si trasforma nella decisione di avviare la propria attività. Il negozio ha resistito alle numerose chiusure registrate nel salotto buono della capitale come un testimone silenzioso.
Mettersi in gioco
Alla domanda su cosa le dia la forza di continuare, Ilaria risponde con calma: una dedizione autentica e l’istinto innato di reinventarsi. «Bisogna avere una grande passione per ciò che si fa, tanta voglia di fare e il coraggio di mettersi in gioco. Se stai troppo a pensare, non lo fai mai. Se è una cosa che ami davvero, allora viene più facile. Vado avanti giorno per giorno, anche se non è facile. Devi avere una grinta diversa e stimoli sempre nuovi». È una promessa che la titolare ha fatto a sé stessa fin da bambina, quando la moda era un divertimento coltivato sul pavimento di casa. «Adornavo le bambole, poi mia sorella e mia cugina. Le facevo sfilare con ciò che trovavo nell’armadio di mia madre. A lei, quando passeggiavamo, dicevo che un giorno avrei aperto un negozio e creato una mia linea», spiega. Un’aspirazione sviluppatasi all’Istituto Marangoni di Milano e che oggi definisce le sue giornate.
Un legame invisibile
Chi entra nella boutique cerca capi unici ed eleganti. «Ho visto crescere alcune delle acquirenti, e ho curato loro il guardaroba, da quando erano più giovani fino al matrimonio», racconta la nostra interlocutrice. Questo legame, invisibile e intimo, trasforma lo spazio di via Codeborgo 1 in un porto sicuro. «Grazie all’esperienza riesco a riconoscere i gusti di una persona. Spesso quando faccio gli ordini, con sei o nove mesi di anticipo, vedo un modello e penso subito a una cliente precisa». Il mondo, però, accelera il passo. La velocità dei consumi e l’avvento dell’online hanno trasformato il settore. «Dopo il Covid si spende meno», constata Ilaria con realismo. «Prima le persone entravano e si lasciavano vestire dalla testa ai piedi. Oggi è tutto più veloce, la gente è sempre di fretta e ordina da casa». Nonostante ciò, la titolare continua a credere nelle potenzialità di Bellinzona. Chi frequenta il negozio arriva dai dintorni della Turrita, qualcuno anche da Lugano o Mendrisio, mentre il turismo - frenetico e transitorio - incide poco. Spinta dal desiderio di evolversi, ha trasformato la sua professione offrendo servizi di consulenza d’immagine, fino a dare vita a «Il Guardaroba di Ilaria», un angolo dedicato ad abiti che cercano nuova vita. «Non riesco a stare ferma, devo sempre inventare qualcosa. Alcune clienti sono molto favorevoli, altre più restie. Io seleziono solo capi che sembrano nuovi». Nel cassetto di Ilaria resta sospeso ancora un sogno: «Ero lanciata nel progetto di una collezione mia, avevo fatto cucire i vestiti. Poi con il coronavirus mi sono fermata, ma un giorno mi piacerebbe davvero creare una mia linea».
