Lugano

Un anziano su quattro non ha una rete sociale

Dai risultati del progetto Punto Contatto 70+ emerge una popolazione anziana autosufficiente e generalmente soddisfatta della propria esistenza, ma che presenta anche un rischio di isolamento – La Città vuole sviluppare varie misure di supporto mirate a favore della qualità di vita e dell’inclusione
© CdT/Gabriele Putzu
Nico Nonella
15.04.2026 15:44

Circa un anziano su due a Lugano vive da solo. Uno su quattro non dispone di una rete sociale vicina, due su tre partecipano poco o nulla alla vita sociale e uno su dieci sperimenta solitudine significativa. Seppur nel complesso l’immagine della popolazione over 70 sia positiva, questi aspetti evidenziati dai risultati del progetto Punto Contatto 70+ (un’iniziativa promossa con l’obiettivo di approfondire le condizioni di vita delle persone anziane residenti a Lugano che vivono sole) sono un segnale che «la Città non può ignorare». Lo ha detto il capodicastero Socialità, Lorenzo Quadri, durante la conferenza stampa che ha illustrato le possibili misure di supporto per questa categoria di persone. «Ci troviamo davanti a una sfida sociale e culturale. In futuro la popolazione anziana aumenterà e di contro diminuiranno le reti familiari», ha sottolineato, rimarcando in particolare che già ora, il 7 percento dei 2.048 interpellati (su 8.606 over 70) non può contare su nessuno in caso di emergenza.

Insomma, da un lato c’è una popolazione anziana ancora autonoma e soddisfatta della propria vita, ma confrontata con situazioni di isolamento. Molti anziani mantengono relazioni quotidiane con familiari e amici. Più contenuta risulta invece la partecipazione ad attività sociali e di comunità: il 40% dichiara di non prendervi mai parte, mentre circa un quarto lo fa raramente. L’indice di coinvolgimento sociale, elaborato nell’ambito dello studio, evidenzia un livello medio di partecipazione, con margini di miglioramento soprattutto sul piano dell’inclusione e dell’accesso alle opportunità sociali. I dati illustrati ieri a Palazzo Civico, ha rimarcato la direttrice della Divisione socialità, Sabrina Antorini Massa, «vanno ora tradotti in qualcosa di concreto». E proprio sulla base di questa indagine, sostenuta dalla Fondazione Maddalena e Alfredo Airoldi, la Divisione ha presentato otto possibili linee strategiche, con l’obiettivo di prevenire la solitudine e rafforzare l’inclusione sociale delle persone anziane. «L’ente pubblico non può fare tutto da solo. Dobbiamo lavorare in rete insieme a tutta la comunità».

Dall’informazione alla coabitazione

Le riflessioni si concentrano in particolare su otto aspetti: Migliorare l’informazione e l’accesso ai servizi tramite la consulenza («Gli aiuti ci sono, ma non sempre sono utilizzati», ha rimarcato Antorini Massa); Rafforzare le reti sociali di prossimità; Favorire occasioni di incontro e partecipazione; Promuovere iniziative di solidarietà intergenerazionale; Rafforzare il lavoro di rete con enti e associazioni che operano a favore degli anziani; Sviluppare un approccio integrato socio-sanitario alla solitudine; Sensibilizzare e prevenire la solitudine e Promuovere un ambiente urbano favorevole all’invecchiamento attivo (per esempio favorendo spazi pubblici accessibili, percorsi pedonali sicuri, luoghi di incontro e servizi facilmente raggiungibili). Le linee strategiche si traducono in prime misure operative già in fase di sviluppo. Tra queste, il rafforzamento dello sportello Punto Contatto 70+ e lo sviluppo del volontariato di prossimità e la promozione di attività sociali e culturali accessibili. Sono inoltre previsti progetti innovativi di coabitazione intergenerazionale, il potenziamento del coordinamento tra gli attori del territorio e l’avvio di un progetto pilota per affrontare la solitudine attraverso un approccio integrato tra ambito sociale e sanitario. «Vogliamo intervenire prima che l’isolamento diventi un problema strutturale, rafforzando le reti di prossimità e offrendo strumenti concreti di accompagnamento», ha ribadito Quadri

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