Mendrisio

«Un approccio culturale unico che può diventare esemplare»

Presentata alla Filanda la candidatura congiunta del Borgo, Lugano e Locarno a Capitale culturale svizzera 2030 – Il capoluogo punta su un approccio interdisciplinare: attento al patrimonio storico-artistico ma anche agli stimoli innovativi
©CdT/Gabriele Putzu
Estelle Vezzoli
25.04.2026 06:00

Si è concluso a Mendrisio il «tour de force» volto a presentare al pubblico ticinese il progetto di candidatura che vede i tre poli urbani di Locarno, Lugano e Mendrisio uniti nella corsa a «Capitale culturale svizzera 2030». L’incontro svoltosi giovedì sera, che ha seguito quelli tenutisi precedentemente a Lugano e a Locarno, si è significativamente tenuto negli spazi della Filanda, simbolo e insieme testimonianza concreta della visione e della politica culturale di una città nella quale il tessuto associativo e il volontariato rappresentano da sempre il cuore pulsante della vita culturale.

Ad aprire la serata, articolata intorno al tema «Capitale culturale Svizzera 2030, quale occasione per Mendrisio?», è stato il sindaco Samuele Cavadini, che nel suo discorso ha sottolineato la portata del progetto quale vero e proprio investimento per i centri urbani coinvolti, nonché per il territorio regionale, in prima istanza, e sovraregionale poi. «Generalmente – ha affermato –, la cultura si annida nelle spesse pagine dei conti economici nell’ambito delle spese di gestione corrente. Essa rappresenta raramente un investimento dal punto di vista politico: lo è, ad esempio, quando si realizzano contenitori come la Filanda. In seguito, però, ce ne si dimentica in fretta e si parla di gestione corrente; e quando si parla di gestione corrente spesso si dimentica il valore di quello che si sta facendo e si sta portando avanti». Oltre a instaurare una collaborazione fra le tre Città, che si desidera duratura e capace di produrre reali opportunità di scambi culturali indipendentemente dall’esito della candidatura, il progetto rappresenta quindi un’occasione per parlare di cultura rimettendo al centro il suo effettivo potenziale, che è anche quello di «motore economico, di creazione di posti di lavoro».

«Vista da Sud»

Conclusi i saluti istituzionali, Alberto Gulli, responsabile MAScult del Conservatorio della Svizzera italiana, affiancato dai referenti tecnici del dossier per le rispettive Città – Luigi Di Corato, Sébastien Peter e Barbara Paltenghi Malacrida –, ha presentato il dossier del progetto sintomaticamente intitolato «La Svizzera vista da Sud», illustrandone nel dettaglio le premesse, la struttura interna e gli obiettivi, organizzati attorno al paradigma policentrico che «punta esplicitamente a superare l’isolamento dei singoli centri urbani trasformando la competizione interna in una risorsa esterna». Tutto ciò sotto le linee guida di quattro assi tematici generati direttamente, secondo un modello «a matrice» dal tema centrale: Lentezza nella velocità; Natura e sostenibilità; Cultura, salute, benessere; Umanizzazione del digitale.

«Valorizzare ciò che siamo»

È stata l’occasione, in particolare, per profilare lo spirito con il quale Mendrisio ha inteso presentarsi in questa corsa a Capitale culturale Svizzera, ovvero, come ha esplicitato Barbara Paltenghi Malacrida, «con grande trasparenza e grande autenticità, senza attribuirci ruoli che non ci appartengono, scegliendo piuttosto di valorizzare ciò che siamo davvero, le nostre peculiarità, la vivacità culturale che ci anima, il patrimonio che custodiamo, le iniziative che promuoviamo e le competenze che abbiamo sviluppato nel tempo». Centro di tradizioni viventi dal forte valore identitario e partecipativo, Mendrisio conferma la sua volontà di offrirsi quale esempio di un approccio culturale interdisciplinare, attento al tempo stesso alla preservazione di un patrimonio storico-artistico di rilevanza internazionale e ad accogliere gli stimoli innovativi che le pervengono in qualità di polo universitario e accademico, nonché, grazie alla sua posizione di confine, quale ponte geografico e culturale transfrontaliero.

Lontana da un’ottica meramente partecipativa e coerentemente al modello di cittadinanza culturale attiva che ne rappresenta «il fiore all’occhiello», la Città si propone di contribuire a costruire un’identità e un’eredità durature sul territorio, e per farlo, ha affermato sempre la direttrice del Dicastero cultura Città di Mendrisio, è pronta a interfacciarsi anche con le mancanze proprie del suo territorio, trasformandole in opportunità reali. L’invito è chiaro e sentito: «Riqualifichiamo gli spazi esistenti, creiamo nuovi luoghi dedicati alla cultura, con particolare attenzione alla scena indipendente che fino ad oggi è cresciuta adattandosi con grande creatività alle risorse disponibili, in una città che significativamente non dispone ancora di uno spazio per le arti performative». Perché, ha terminato Barbara Paltenghi Malacrida, «è proprio quando la cultura smette di essere un puro patrimonio da custodire che diventa una forza capace di generare futuro».

A concludere la serata, una tavola rotonda che ha messo in dialogo Daniele Albisetti, Franco Gervasoni, Gianluca Pfister, Luca Cereghetti, Nadia Lupi e Simona Sala sul tema delle sfide e delle opportunità per Mendrisio nella candidatura.