Un complesso residenziale «in dialogo con il bosco»

Settanta appartamenti di medie e piccole dimensioni accolti in cinque blocchi residenziali disposti a quote differenti secondo l’andamento naturale del terreno. Oltre a due blocchi interrati destinati ad accogliere un centinaio di parcheggi. Il tutto in simbiosi con l’ambiente naturale circostante. L’area del Guidino Superiore, a Paradiso, si appresta a cambiare volto: quella che è una delle ultime grandi zone edificabili libere attualmente presenti nel comune sarà infatti interessata da un progetto di Renzetti e Partners che prevede la realizzazione di abitazioni di alto standing.
Ridisegnare i confini
Il nuovo blocco residenziale sorgerà in una posizione collinare dominante rispetto al tessuto urbano sottostante. Verso nord, l’edificio godrà di una vista aperta su città e lago di Lugano; mentre a sud si affaccerà su un’area boschiva che si estende progressivamente verso il San Salvatore. Che l’area sia sensibile dal punto di vista urbanistico e paesaggistico non sfugge certo al Comune di Paradiso, che a suo tempo aveva vincolato qualsiasi edificazione in sito alle indicazioni di un Piano di quartiere che costringe di fatto i proprietari a non guardare solo ai propri terreni e a mettersi d’accordo tra loro. Tant’è che lo studio Renzetti funge da capofila per altre tre società con proprietà al Guidino Superiore. Piano di quartiere che tra l’altro prevede che il progetto dialoghi con le strutture esistenti e, in particolare, con il vicino albergo The View.
La struttura sorgerà in un contesto di transizione tra costruito e natura. Proprio questa caratteristica ha vincolato i progettisti a intervenire in modo coordinato sul piano urbanistico, architettonico e paesaggistico con l’obiettivo di ridefinire e riqualificare il margine tra la zona boschiva e il tessuto costruito. L’espansione edilizia, lo sviluppo di attività commerciali e l’incremento della pressione turistica hanno in effetti modificato progressivamente l’identità originaria dell’area, alterandone la relazione storica tra il costruito, il suolo modellato e la vegetazione spontanea. Insomma, quello che una volta «era un paesaggio agricolo stratificato caratterizzato da terrazzamenti, pareti e margini boschivi è oggi un tessuto eterogeneo, denso e frammentato in cui il rapporto tra natura e urbanizzazione risulta spesso indebolito o compromesso», si legge nella documentazione che accompagna la domanda di costruzione.
Il concetto di «quinta facciata»
Il progetto paesaggistico si è concentrato su tre aspetti: la riscoperta degli antichi terrazzamenti come strumento di modellazione del suolo, il dialogo con la vegetazione esistente e il bosco adiacente e, infine, la progettazione di quella che viene definita la «quinta facciata» elemento, quest’ultimo, molto caro al Comune di Paradiso, che si è da alcuni anni dotato di normative all’uopo. Per quanto riguarda i terrazzamenti, si legge nella documentazione, le superfici modellate a gradoni permettono la valorizzazione dell’identità del luogo (in passato adibito alla coltivazione della vite), di «ridurre l’impatto visivo» della struttura, di «modellare il suolo in modo naturale» e di «creare spazi aperti fruibili che dialoghino con l’andamento del pendio e con l’edificio stesso». La stretta relazione tra il complesso residenziale e il bosco garantisce invece «continuità ecologica tra gli ecosistemi circostanti» e contribuisce alla «mitigazione climatica dell’area circostante offrendo ombreggiatura naturale, riduzione delle temperature e un miglioramento complessivo del microclima», si precisa ancora nella documentazione del progetto. La «quinta facciata», infine, prevede di trasformare i tetti di alcuni blocchi (quelli di un’altezza inferiore ai 5 piani) in spazi verdi che contribuiscono alla continuità visiva con il bosco, a richiamare il principio dei terrazzamenti e a ridurre l’impatto visivo del complesso residenziale.

