«Un grandissimo senso d’ingiustizia: e allora ho agito»

«Per motivi di sicurezza non posso partecipare personalmente alla manifestazione, in quanto mi ritengo in pericolo dopo la pubblicazione su Instagram degli audio che ormai – immagino – tutte e tutti avete ascoltato». Firmato: la 52.enne deceduta il 18 agosto a Melide, nelle acque del Ceresio.
Le parole che avete appena letto sono state pronunciate ad alta voce questa sera a Lugano, davanti al Ministero pubblico, durante un presidio voluto da diverse associazioni per ricordare la donna deceduta e per chiedere, in estrema sintesi, «verità» e «giustizia» per quanto accaduto, ma soprattutto che, più in generale, «nessuna donna venga mai lasciata sola» quando si trova a denunciare violenze. Il collettivo «io l'8 ogni giorno» ha spiegato di aver ricevuto una lettera dalla donna il 25 luglio, tre giorni dopo che la notizia degli audio scosse il Ticino. E qualche settimana prima di aver denunciato un’aggressione (l’8 agosto) e di essere deceduta (il 18 agosto). Una lettera che aveva inviato al collettivo per essere letta nel presidio organizzato a Bellinzona il 29 luglio, quello per chiedere le dimissioni di Claudio Zali. E che, però, è stata letta per la prima volta solo questa sera.
Qui di seguito il contenuto integrale della lettera letta durante il presidio.
Buongiorno a tutte e a tutti e vi ringrazio di essere qui oggi a sostenere non solo me, ma tutte le donne che come me hanno subito la violenza di genere, in tutte le sue forme.
Per motivi di sicurezza non posso partecipare personalmente alla manifestazione, in quanto mi ritengo in pericolo dopo la pubblicazione su Instagram degli audio che ormai – immagino – tutte e tutti avete ascoltato.
Molti mi hanno chiesto perché ho pubblicato? E perché proprio ora. Ecco, più di tutto, ci tengo a fare una precisazione importante sulle tempistiche di questa pubblicazione. Dai vari interventi e commenti che ho letto si insinua che dietro ci sia una fantomatica regia politica: posso dirlo con la mano sul cuore, non c'è niente di più falso. La decisione di pubblicarli sono legate a vicende personali accadute negli ultimi mesi, inoltre sono riuscita a uscire allo scoperto anche grazie a una vera presa a carico psicologica che mi portato a fare dei cambiamenti e che mi ha reso maggiormente consapevole di quello che stava accadendo e ho avuto più coraggio.
Quando si vive in una situazione di violenza, che sia verbale o fisica oppure di ogni altra specie, è difficile reagire per tempo, prevalgono i sensi di colpa, il sentirsi inadeguati e perfino il credere di meritarselo.
Nessuno mi ha chiesto di farlo, pubblicare gli audio (commettendo tra l'altro un potenziale reato del quale molto probabilmente dovrò pagarne le conseguenze) è stata una scelta personale e difficile. Nemmeno i miei più cari amici lo sapevano. Ho riflettuto a lungo, dentro di me, con il passare del tempo, montava sempre di più un grandissimo senso di ingiustizia che non riuscivo a sanare. E allora ho agito.
Ho corso dei rischi, e li sto correndo tutt'ora, tant'è vero che sono qui solo per lettera e non in presenza, ma ho deciso consciamente di farlo e non me ne pento. Sono più importanti le mie parole che il mio volto. Non cerco notorietà, ma solo giustizia.
Una giustizia che mi ha spinta ad agire al di sopra delle speculazioni politiche e al di fuori di ogni strategia elettorale. Per questo posso dirvelo ad alta voce e con la coscienza pulita: nessun rappresentante delle istituzioni può comportarsi nei toni e nelle modalità che ho denunciato.
Nonostante molti di voi sanno chi io sia realmente, vorrei continuare a mantenere l'anonimato, per rispetto della mia famiglia, soprattutto.
Ringrazio, in particolar modo le tantissime persone che mi hanno dato la loro solidarietà sia nei social che nella vita reale, so di non essere più da sola ed esorto anche chi mi ha scritto in privato di vivere o aver vissuto una situazione analoga di rivolgersi alle forze dell'ordine e di denunciare l'accaduto, senza se e senza ma.
Nessuna donna, e in generale nessun essere umano, merita di essere trattato come sono stata trattata io. So che siamo in tante, ed è ora che TUTT* urliamo: ADESSO BASTA!