Processo

Un intricato labirinto di società: ottimizzazione fiscale o «pacco»?

Chiesti tre anni di carcere parzialmente da espiare per due fiduciari italiani accusati, al pari di un contabile ticinese, di amministrazione infedele aggravata – «Un piano contrattuale che sembra dipinto da un pittore astrattista»
© CdT/Chiara Zocchetti
Nico Nonella
01.07.2026 18:26

Una galassia societaria di una dozzina tra SA e Sagl svizzere e Srl italiane, contratti di licenza, mutui e transazioni immobiliari. Quello approdato in aula penale è uno dei casi più intricati sul quale ha dovuto indagare l’équipe finanziaria del Ministero pubblico e il procuratore generale Andrea Pagani. Non tanto per l’entità dei presunti danni patrimoniali (peraltro non indifferente visto che parliamo di quasi tre milioni di euro), ma piuttosto per la complessità della rete societaria e il numero di contratti e mandati fiduciari stipulati.

La vicenda risale al 2003. Siamo in Lombardia; il proprietario di un’azienda attiva nella produzione di utensili in acciaio vuole cederla ai figli. Vuole farlo in modo fiscalmente indolore, evitando cioè il salasso che si sarebbe verificato semplicemente passandola ai suoi eredi. Si rivolge a una coppia di fiduciari, anch’essi italiani, attivi da decenni anche in Ticino. Qui prende forma la galassia di società citata in apertura. Per semplificare, citeremo le più significative, che chiameremo società A Srl (l’azienda citata poc’anzi) B SA, C SA e D SA.

I due fiduciari, un professore 61.enne e una 60.enne, costituiscono la società B, con sede a Lugano, da loro compartecipata insieme alla famiglia dell’impresario italiano. Quest’ultimo trasferisce a un’altra società svizzera, la D SA, una licenza per un know-how (una tecnologia) dal valore di 2,1 milioni di euro, la stessa viene ceduta alla B Sa, che a sua volta la concede in licenza alla A Srl in cambio di un pagamento di 360 mila euro all’anno (royalties). A sua volta, la società B SA paga alla C SA (riconducibile ai due fiduciari) un affitto di 200 mila euro all’anno per la locazione di due casali in Piemonte, acquistati nel 2002 sulla base di un mutuo da 1,7 milioni. Tra i fiduciari e l’imprenditore viene poi siglato un accordo in base al quale quest’ultimo si impegna ad acquistarli, facendosi carico del mutuo.

Fin qui tutto bene, e infatti né le autorità fiscali italiane né quelle elvetiche hanno da ridire. Non così per gli inquirenti ticinesi (chiamati in causa nel 2015 da una denuncia penale da parte della famiglia dell’impresario), secondo cui vi sarebbero degli illeciti penali. Nel 2006 la A Srl non ha la liquidità necessaria per far fronte ai suoi impegni, di riflesso la B SA non riesce più a pagare l’affitto per gli immobili e il delicato meccanismo societario si inceppa. I fiduciari rinegoziano quindi il mutuo ma allo stesso tempo mantengono in vigore tutti gli altri impegni (ossia il pagamento delle royalties). Passano gli anni e tra il 2012 e il 2015 i crediti vantati dalla B SA nei confronti della A Srl vengono trasferiti alla C SA e alla D SA. L’impresario e i suoi familiari si insospettiscono, smettono di pagare le consulenze (in Italia è pendente una causa civile intentata dalla coppia) e nel 2015 sporgono denuncia. Dopo i primi accertamenti, l’inchiesta aperta inizialmente per truffa sfocia in un decreto di abbandono, annullato dalla Corte dei reclami penali nel marzo del 2021. Pagani commissiona quindi una perizia alla SUPSI, la quale ravvisa un conflitto di interesse per i due fiduciari e per l’amministratore unico della B SA, un 76.enne cittadino svizzero del Luganese pure rinviato a giudizio davanti alla Corte delle Assise criminali presieduta dal giudice Amos Pagnamenta (a latere Emilie Mordasini e Rosa Item) e difeso dall’avvocato Giuseppe Gianella. Arriviamo così al 20 agosto 2024, quando Pagani firma il rinvio a giudizio per i tre imputati, accusati di amministrazione infedele aggravata.

Per il procuratore generale, i due hanno «tirato il pacco» alla famiglia dell’imprenditore (il padre e i tre figli si sono costituiti accusatori privati e sono patrocinati dall’avvocato Luca Marcellini), danneggiandola per 2,95 milioni di euro. Dal canto loro, i fiduciari – difesi dagli avvocati Daniele Timbal e Davide Corti – negano gli addebiti e affermano di aver agito correttamente.

Nella sua requisitoria, Pagani ha parlato di «labirinto societario» e di «piano contrattuale che sembra dipinto da un pittore astrattista». Per l’accusa, hanno agito al solo scopo di liberarsi dell’oneroso mutuo da 1,7 milioni. Nei confronti della coppia, Pagani ha chiesto tre anni di carcere (uno dei quali da espiare), mentre per il 76.enne 18 mesi sospesi: «Era l’uomo di paglia, ha firmato documenti senza verificare ma si è accollato il rischio di poter danneggiare qualcuno. Anche per Marcellini, gli imputati hanno orchestrato il tutto per estinguere il mutuo. «Uno schema così solo per ottimizzare le imposte? È irreale». Domani mattina prenderanno la parola le difese.

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